Con l’avvicinarsi della data ancora sconosciuta della controffensiva ucraina, le analisi in Occidente del possibile esito dell’attesa operazione che Zelensky dovrebbe ordinare stanno diventando sempre più pessimistiche. Più precisamente, tra la propaganda e le ricostruzioni di fantasia circa l’andamento della guerra, cominciano a circolare in maniera relativamente diffusa valutazioni più realistiche delle possibilità delle forze armate di Kiev. Per una serie di fattori, determinati dalla situazione venutasi a creare sul campo dopo oltre tredici mesi di guerra, le prospettive ucraine non sono esattamente incoraggianti e l’eventuale azione che potrebbe essere lanciata a breve rischia di risolversi in un nuovo e inutile bagno di sangue.

 

L’argomento “controffensiva” è stato discusso talmente a lungo in Ucraina, in Europa e negli Stati Uniti da avere reso quasi impossibile sottrarsi dal metterla in qualche modo in atto per le forze di Zelensky. È molto probabile che ci siano forti pressioni occidentali su Kiev per mostrare risultati concreti che giustifichino il gigantesco sforzo finanziario e militare fatto in questi mesi. Un’azione che punti a ricacciare indietro i russi appare urgente forse anche per arrestare il crollo del castello di carte costruito dai governi e dai media occidentali, impegnati a raccontare la realtà capovolta di un’Ucraina sicura della vittoria sul campo e di una Russia perennemente sull’orlo dell’abisso.

C’è peraltro chi sostiene una tesi differente sulla questione. È opinione di qualche commentatore indipendente che almeno una parte dell’apparato di potere americano insista con il regime di Kiev per lanciare una controffensiva al più presto possibile nonostante l’esito disastroso appaia scontato. Secondo questa interpretazione, l’ennesimo sacrificio senza senso delle truppe di Zelensky verrebbe sfruttato da Washington come giustificazione per abbandonare la nave ucraina e spostare altrove l’attenzione del governo USA, visto anche l’approssimarsi della stagione elettorale.

Nella giornata di mercoledì si sono ad ogni modo verificati due fatti potenzialmente molto gravi che sembrano testimoniare sia della disperazione del regime ucraino sia delle possibili manovre in atto a Kiev per cercare di invertire l’andamento della guerra. Il primo è il presunto attentato al presidente Putin condotto nella notte con due droni abbattuti sopra il Cremlino. Il governo russo ha immediatamente attribuito la responsabilità dell’accaduto all’Ucraina, anche se è probabile che l’incursione, se confermata, sia partita dall’interno dei confini russi.

Dell’attentato, completamente fallito, sono circolati vari filmati in rete e l’accaduto, se opera di Kiev, rappresenterebbe senza dubbio un motivo di imbarazzo per il Cremlino. Tuttavia, se le responsabilità sono da ricercare a Kiev, è evidente che l’operazione potrebbe avere effetti devastanti per lo stesso Zelensky e il suo regime. Un tentativo di colpire il vertice dello stato può infatti essere sfruttato politicamente da Mosca per alzare il livello di intensità della guerra in Ucraina e per prendere di mira a propria volta i vertici ucraini.

Il secondo elemento emerso mercoledì è la notizia sul movimento di truppe ucraine dalla regione di Odessa verso la Moldavia, in previsione di un’offensiva nella provincia filo-russa della Transnistria, dove Mosca ha un proprio contingente di “peacekeepers”. In questa regione c’è un’enorme deposito di armi risalenti al periodo sovietico su cui l’Ucraina sarebbe interessata a mettere le mani. Di una possibile provocazione ucraina in Moldavia si parla comunque da qualche mese, ma le tensioni sembravano essersi sciolte nelle ultime settimane. L’obiettivo di Kiev, in collaborazione con il governo pro-NATO di Chisinau, potrebbe essere di creare un diversivo per le forze russe, costrette a togliere uomini dal fronte ucraino per inviarli a quello moldavo.

In generale, rimangono dilemmi di natura soprattutto logistica e tattica a influire sulle decisioni prese a Kiev e a Washington. Il blog indipendente MoonOfAlabama ha spiegato in un post recente che le forze armate ucraine sono “costantemente minacciate dagli attacchi russi contro i depositi di equipaggiamenti bellici” da destinare alla controffensiva. Allo stesso modo, anche l’ammassamento di uomini da inviare lungo la linea del fronte rappresenta un bersaglio per l’artiglieria di Mosca. “Più a lungo [armi e soldati] restano nelle aree di preparazione [della controffensiva]”, avverte MoonOfAlabama, “maggiori sono le probabilità che vengano localizzati e distrutti”.

Infatti, negli ultimi giorni la Russia ha condotto una serie di intensi bombardamenti che i comandi delle forze armate hanno affermato essere centri di raccolta di uomini, armi e mezzi da utilizzare in una futura controffensiva. Particolarmente colpite sono state la regione di Kherson e la città di Pavlovgrad, dove i danni maggiori sarebbero stati sofferti dai già limitati sistemi di difesa anti-aerea ucraini.

Da considerare c’è poi il fattore climatico. La primavera ucraina è stata finora particolarmente piovosa e le condizioni del terreno non favoriscono l’avanzamento delle forze di terra, su cui Kiev dovrebbe in pratica puntare quasi del tutto nelle operazioni in fase di preparazione. L’assenza quasi totale di una copertura aerea e la carenza di munizioni per l’artiglieria sono altri problemi cronici per l’Ucraina. La quantità usata ogni singolo giorno supera di gran lunga quanto può fornire la NATO, mentre Mosca continua a non avere problemi di questo genere, avendo mobilitato in modo efficace la propria industria bellica.

Queste considerazioni occupano di certo anche i pensieri dei vertici militari ucraini e occidentali. Le potenzialità del nemico che Kiev si troverebbe a fronteggiare in una eventuale controffensiva le ha elencate, tra gli altri, il generale americano Christopher Cavoli in una recente udienza alla Camera dei Rappresentanti di Washington. Il comandante delle forze USA in Europa ha ammesso che le perdite subite finora da Mosca non hanno intaccato le riserve di equipaggiamenti e munizioni. Ugualmente, le forze di terra russe conservano “capacità sostanziali”.

Il generale Cavoli spiega inoltre come la Russia stia implementando un programma di modernizzazione che “mette al primo posto un’ampia gamma di armi convenzionali, ibride e nucleari” in grado di esercitare pressioni sull’Occidente. Nel quadro più ampio, quindi, Mosca rimane una minaccia “formidabile e imprevedibile” per gli interessi americani ed europei, anche perché “le forze aeree, navali, spaziali, informatiche e strategiche russe non sono state erose in modo significativo nella guerra in corso”. Anzi, ammette in sostanza Cavoli, le dimensioni odierne delle forze russe sono superiori a quelle dell’inizio della guerra in Ucraina a fine febbraio 2022.

Gli equilibri che si possono dedurre dalle operazioni militari sollevano interrogativi su quello che potrebbe accadere dopo l’eventuale fallimento della controffensiva ucraina. Yves Smith del blog Naked Capitalism si è chiesta ad esempio quante siano le probabilità di una tregua se alla Russia non saranno concesse le garanzie che chiede da tempo. La posizione di forza di Mosca e il permanere nelle posizioni di comando a Washington di falchi “neocon” renderebbero improbabile un negoziato onesto e in grado di riflettere la realtà sul campo.

Il governo russo non avrebbe d’altra parte interlocutori affidabili capaci di rispettare gli impegni e lo spettro degli accordi di Minsk continuerebbe a rappresentare una minaccia. Infatti, almeno l’ex presidente ucraino Poroshenko, l’ex cancelliera tedesca Merkel e l’ex presidente francese Hollande hanno nei mesi scorsi ammesso pubblicamente che questa formula diplomatica è stata sfruttata dall’Occidente solo per prendere tempo e armare fino ai denti il regime di Kiev in previsione di un’offensiva militare contro le regioni del Donbass.

A parte un’improbabile “interiorizzazione da parte dei leader occidentali” della realtà di una Russia ormai capace di dettare il corso degli eventi, l’unica soluzione in vista sembra essere così quella militare. In assenza di controparti serie, è facile immaginare come Mosca intenda continuare a decimare le forze ucraine in attesa che le divisioni in Occidente diventino insostenibili e, comunque, fino a quando la realtà della guerra permetterà al Cremlino di dettare definitivamente i termini della resa del regime di Zelensky.

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