Il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, sarà in queste ore negli Stati Uniti. Per farlo sentire come a casa incontrerà il Vicepresidente Mike Pence e il Segretario di Stato Mike Pompeo, due tra gli esponenti del fanatismo nazi-evangelico che guida la Casa Bianca. Niente da fare, al momento, per l’incontro con Donald Trump: Salvini non è un pari ruolo (presidente) e, tutto sommato, non è nemmeno miss Italia.

 

Magari le insistenze del capo della Lega per un abbraccio da mandare in versione selfie in giro per il mondo potrebbe essergli concesso: per Matteo Salvini sarebbe comunque un successone poter sbandierare l’icona isolazionista e razzista e un incontro o anche solo una foto sua con Trump verrebbe spacciata come una sorta di patrocinio politico. Ma, Trump o no, sarà comunque ricevuto con tutti gli onori e, soprattutto, con tutti gli oneri. Perché proprio questi ultimi spiccano.

 

Almeno quelli che riguardano il governo italiano che, dopo 74 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, continua a fare professione di filo americanismo oltre ogni decenza. Salvini, insomma, nonostante il bullismo politico che lo contraddistingue, ripete l’anacronistico ma sempre valido rito del bacio della pantofola, ovvero la processione a Washington di ogni presidente del Consiglio o aspirante tale.

 

Alla Casa Bianca si consuma infatti il rito dell’investitura statunitense, un autentico "via libera" da parte del padrone che nell’indicare una persona o un partito come “partner affidabile degli Stati Uniti”, invia ai poteri forti nazionali ed internazionali una sorta di visto che dichiara abile e arruolato il governo italiano di turno.

 

Questa volta le complicazioni nasceranno dalle posizioni di amicizia verso Putin espresse da Salvini, ma l’imbarazzo sarà sciolto rapidamente. Non appena, cioè, si renderanno conto che le posizioni del Ministro dell’Interno sono ad alta variabilità e vengono espresse a seconda della platea ove si trovi. Insomma Salvini non ha nessuna intenzione di mantenere le posizioni di sostegno al dialogo con la Russia o la richiesta di un’altra politica economica alla Ue, come del resto già dimostrato nel momento in cui l’Italia ha votato a favore in sede UE al rinnovo per tutto il 2019 delle sanzioni contro Mosca, benché avesse ripetutamente dichiarato la sua opposizione.

 

L’ex direttore della CIA, Mike Pompeo, chiederà poi a Salvini di appoggiare il tentativo statunitense di inviare in Siria un contingente internazionale di amici degli Usa per dare modo a Trump di ritirare i militari americani, dimostrando così di aver mantenuto le promesse elettorali quando mancano meno di due anni al voto. Ma, soprattutto, Salvini verrà edotto circa l’intollerabilità dell’affronto strategico che la nuova Via della Seta rappresenta per gli interessi degli Stati Uniti e, con il garbo tipico dei due fanatici evangelici, gli sarà fatto presente come la visita dovrà concludersi con una rielaborazione della posizione politica italiana, oggi favorevole o comunque interessata al gigantesco piano di strutture utili all’apertura dei mercati tra Asia, Africa ed Europa del sud.

 

Insomma gli verrà prospettato lo storico bivio con due uscite: una verso la sottomissione agli USA, che garantirà una lunga carriera politica e pochi intralci processuali, oltre al sostegno finanziario e di intelligence per lo sviluppo della sua azione politica; l’altra, quella che vede la ricerca di una maggiore autonomia di Roma in funzione dei suoi interessi nazionali in chiave economica, politica e di sicurezza, è la strada che non viene consigliata, perché si entra rapidamente in rotta di collisione con Washington e determina la nascita di un percorso con luci ed ombre per chi intende percorrerla.

 

Salvini, si può star certi, sceglierà la prima e chiederà agli Stati Uniti di intervenire presso l’Unione Europea affinché non affondi il colpo contro l’Italia e la sua scellerata e improvvisata politica economica. Certo, tanta professione di sovranismo da parte del leader della Lega avrebbe indotto i più ingenui a credere che Salvini si sarebbe smarcato dalla pesante ipoteca statunitense che continua, dopo 74 anni, ad assegnare all’Italia un ruolo di colonia dell’impero.

 

E invece no. Il sovranista Salvini si inginocchierà come tutti i precedenti democristiani e degli esponenti dei governi di centrosinistra e di quelli tecnici. Esattamente come già avvenuto con l’Europa, il bauscia leghista non dirà nulla, perché alza la voce nei comizi ma abbassa la coda e la infila tra le gambe quando si trova al cospetto dei poteri veri. Hai voglia a esibire Borghi e la sua demenza finanziaria: quando c’è la possibilità di sbattere i pugni sul tavolo e rivendicare autonomia nelle scelte di politica economica, interna ed estera, la Lega scompare. E l’Italia torna a dividersi tra chi li ritiene diversi e chi simili agli altri, senza rendersi conto che sono solo i peggiori.

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