Matteo Renzi vuole un governo istituzionale. Mario Draghi, o chi per lui. Il nome poco importa: l’obiettivo del capo di Italia Viva non è trovare una figura che assicuri l’esecuzione di un programma di governo ambizioso, ma lasciare dietro di sé il vuoto. Ossia far esplodere il progetto zingarettiano di un’alleanza stabile fra Pd e Movimento 5 Stelle - che il leader dem vorrebbe rendere strutturale a livello nazionale e locale - azzoppando la carriera di Giuseppe Conte, unica figura (almeno per ora) in grado di tenere insieme dem e grillini.

 

Invece di un’alleanza difficile, avremo così due spaccature. Una nel Movimento, che finirà col separare l’anima moderata-governista targata Di Maio da quella estrema e ribelle che fa capo a Di Battista e a Casaleggio Jr. L’altra nel Pd, dove il segretario e i suoi pretoriani difficilmente sopravvivranno alla scommessa persa sul Premier uscente e sulla saldatura con i 5 Stelle in un nuovo centrosinistra. Dopo di che, democratici e grillini – già frantumati – potrebbero ricevere il colpo di grazia proprio da Giuseppe Conte, che, alla guida di un nuovo partito, minaccia di drenare voti dagli ex alleati giallorossi (e più dal Pd che dal Movimento, stando ai sondaggi).  

Ci siamo spinti troppo in là con la fantasia? Forse. La crisi è in stallo e al momento non è possibile escludere alcun esito. È però molto probabile che quello sopra descritto sia il reale obiettivo di Renzi, il quale – bisogna riconoscerlo – finora è uscito vincitore da tutte le sfide. Prima è riuscito a tenere compatto il gruppo di Italia Viva al Senato, facendo naufragare la caccia ai responsabili e obbligando Conte alle dimissioni. Poi, nell’arco di una settimana, ha costretto Pd e M5S a rimangiarsi il “mai più con Renzi” pronunciato subito dopo la crisi e a riammettere Iv al tavolo per la creazione di un nuovo governo. Com’era prevedibile, pur di non precipitare verso le elezioni, dem e grillini hanno accettato di umiliarsi. Perché Iv sarà anche un progetto politico fallimentare, inchiodato com’è al 2-3% dei consensi nazionali (perfino in Toscana, supposto feudo del Giglio Magico, non è andato oltre il 4,5%), ma in questa legislatura vanta la bellezza di 18 senatori e, al momento, questa è l’unica cosa che conta.

In una logica di cortile - perché è evidente che l’interesse nazionale non c’entra alcunché - gli azzardi renziani hanno pagato. La partita, però, non è affatto conclusa.

Per il momento Renzi non accetta né rifiuta l’ipotesi di un Conte ter, ma è ovvio che per dare il via libera alzerà la posta all’inverosimile: non solo ministeri di peso per Boschi & Co, ma anche il Mes, una riedizione completa in salsa turbo-liberista del Recovery Plan e la defenestrazione dei ministri più vicini a Conte (di sicuro Bonafede e Azzolina, ma forse anche Gualtieri).

Un elenco di richieste che difficilmente i grillini potranno accettare, se non vogliono uscire dalla crisi umiliati e offesi oltre ogni limite. A quel punto, il rifiuto obbligato del Movimento farà il gioco di Renzi, perché - dimostrando l’impossibilità di arrivare a un governo politico - aprirà la strada a un governo istituzionale (o del Presidente) che nessuno potrà né saprà rifiutare. Se arriveremo a questo punto, la trappola di Renzi potrà dirsi riuscita e il futuro dei giallorossi sarà ancora più difficile del presente.  

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