di mazzetta


Ha destato scalpore il rinvenimento di tracce cocaina nell’aria di Roma; un dato rilevato durante una ricerca del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e quindi da considerare attendibile fino a prova contraria. La notizia è stata fonte d’ispirazione per molti sciocchi alla ricerca del sensazionalismo e sta facendo la fortuna dei comici, ma guardando bene i dati si scopre che in realtà le cose stanno diversamente da come sono state presentate. La concentrazione massima di cocaina rilevata è indicata con valori massimi, nella stagione invernale, di 0.1 nanogrammi (un decimo di miliardesimo di grammo) per metro cubo. Questo rassicura su eventuali influenze per la salute dell’uomo, poiché anche se il soggetto-tipo vivesse sempre all’interno dell’area di massima concentrazione, assumerebbe un grammo di cocaina (dose non letale e abitualmente consumata in qualche ora da un assuntore abituale) in un tempo lunghissimo, escludendo quindi conseguenze stupefacenti, ma anche i diversi disturbi che qualche sventato si è affrettato ad ipotizzare. Per respirare un miliardo di metri cubi d’aria ci vuole un sacco di tempo, per fare un paragone la quantità corrisponde al gas erogato in un anno da AEM, l’azienda del gas che serve Milano e dintorni. Per assumere un grammo di cocaina dall’atmosfera una persona dovrebbe respirare dieci miliardi di metri cubi alla massima concentrazione rilevata.
La ricerca mette in evidenza anche la presenza di Thc (il principio attivo della cannabis) e di caffeina nell’aria, ma la cosa non deve stupire; l’atmosfera che respiriamo è gassosa ed è quindi naturale che conservi traccia di ogni vapore o fumo emesso dalle attività umane. L’allarme è quindi da considerarsi infondato e i rischi sanitari equivalenti a zero, ma non serviva molto per capirlo, bastava fare attenzione alla scala con la quale era stato definito il dato.

Bastava confrontare il dato con quelli di altre sostanze presenti in atmosfera. Le ormai famose polveri sottili sono presenti per la maggior parte del tempo oltre la soglia di legge di 50 microgrammi per metro cubo. Un microgrammo è un milionesimo di grammo, diecimila volte più pesante di un decimo di nanogrammo. Le polveri sottili non sono che una parte delle sostanze venefiche presenti nella nostra atmosfera, decine di altre sostanze pericolose sono presenti insieme nell’aria che respiriamo, che spesso è povera di ossigeno e ricca di anidride carbonica, il famoso CO2 che le nostre auto producono ad una media superiore ai duecento grammi per chilometro percorso (venti chilogrammi ogni cento chilometri) insieme al resto sputato dalle marmitte. Ma la ricerca non si occupava delle sostanze che tutti sanno inquinare l’atmosfera, si occupava di cercarne altre.

In questo senso è stata molto divertente l’uscita del CODACONS; l’associazione dei consumatori ha infatti chiesto che le autorità verifichino urgentemente se frutta e verdura vendute nei mercatini all’aperto siano pericolose per i consumatori. Altra legna per i comici, che avranno buon gioco con le pere alla cocaina. Certe pretese non possono non strappare un sorriso: "Al comune chiediamo anche di predisporre tutti gli interventi utili a bonificare e migliorare l'aria della Capitale riducendo le tracce di droghe nell'atmosfera". Sarà un bel problema trovare il modo di purificare l’aria delle di Roma dalla cocaina: forse al CODACONS sfugge che sarebbe bellissimo purificare l’aria anche dalla presenza degli inquinanti e che se non si fa qualche motivo di ordine pratico ci deve essere.

Molto meno divertente è invece la reazione dell’infosfera, che si è gettata a pesce sulla notizia partorendo titoli incredibili ed articoli allucinati. Tutta roba assolutamente infondata come avrebbe potuto capire chiunque sappia cos’è un picogrammo o chiunque sia abbastanza umile per verificare a quanto corrisponda realmente un dato che è l’essenza stessa della notizia. Tra l’altro il rinvenimento di tracce di cocaina nell’aria non può stupire, dopo che ne sono state rilevate tracce ben più evidenti nelle acque; senza considerare che da qualche parte in città le stesse forze dell’ordine inceneriscono negli inceneritori dell´Ama a Malagrotta gli stupefacenti sequestrati e che quindi non è detto che la concentrazione (scarsa) di cocaina rilevata a Roma sia necessariamente ed esclusivamente correlata al consumo. I filtri degli inceneritori non sono ovviamente costruiti allo scopo di impedire assolutamente che tracce di droga escano dai camini. Giornali autorevoli non si sono risparmiati e la frase “a Roma non è necessario rivolgersi necessariamente a un pusher per sniffare: basta respirare l’aria della città”, declinata su La Stampa è un po’ la traccia sulla quale si sono esercitati più o meno tutti.

Si tratta dunque di una scoperta abbastanza curiosa, ma non c’è e non ci può essere alcun pericolo per la salute umana, per non parlare della sicurezza degli alimenti. Italiani e romani possono stare tranquilli e continuare a morire in silenzio per colpa degli inquinanti già conosciuti e a morire di caldo per le elevate concentrazioni di CO2 che aumentano il riscaldamento planetario globale, non saranno i cannabinoidi o la cocaina presenti in atmosfera ad alleviare le loro pene.

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