di Elena Ferrara

Li hanno definiti e li definiscono “un’inaccettabile anomalia dell’ordine sociale”. E sono in molti a continuare su questa strada dell’insulto vedendoli come una sottospecie che minerebbe la “purezza della razza”. Perseguitati e deportati nei campi nazisti non sono mai riusciti a far prevalere le loro idee e le loro storie consegnate anche dalle tragiche pagine del genocidio. Ma ora, a poco a poco, si sta formando un’intera “biblioteca” che - racchiudendo opere di vario genere e di varia ispirazione politica e culturale - contribuisce a far luce sull’intera questione. Con un rigore storico che tende ad annullare le reazioni negative. Ed ecco, quindi, che il popolo zingaro comincia ad alzare la testa e a far sentire la sua voce con un processo ed un cammino estremamente complessi. Perché l’ostacolo maggiore per questi 15milioni di nomadi (circa 80mila in Italia) consiste nel fatto che al 95% sono analfabeti. E di conseguenza - questa è la realtà - non possono fare valere i loro motivi, non possono descrivere le loro vicende, le loro realtà. Un popolo, quindi, senza voce e per di più presentato - nella immagine popolare - con vari stereotipi che si riferiscono a ladri, accattoni, truffatori… Cerchiamo di leggere le loro vere vicende. Di andare a scoprirli. Ci aiuta, ad esempio, il libro di Francois Vaux Defoltier che è una ricostruzione dei “Mille anni di storia degli zingari”, dalle loro origini sino alla metà del XIX secolo. E’ una sintesi del loro passato in tutti i paesi dove si sono diffusi. E in queste pagine cominciamo a districarci nel labirinto delle vicende di quelle decine di migliaia di sinti e di rom che, per quanto di cultura nomade, erano stanziati entro i confini del Terzo Reich. E qui ci è poi ricordato come, con l'avvento al potere di Hitler, fu affrontata la soluzione al problema “zingari” con ogni mezzo. C’è poi un volume di Günter Lewy (La persecuzione nazista degli zingari), che può essere considerato come il primo documentato studio in italiano su un aspetto finora largamente trascurato della politica del regime hitleriano: la persecuzione programmata, appunto, degli zingari. Una dimenticanza dovuta a molteplici fattori, fra cui il diverso atteggiamento delle comunità zingare (rispetto soprattutto a quella ebraica) nei confronti del ruolo di vittime avuto durante il periodo nazionalsocialista, ma dovuta anche ai persistenti, inconsci, e pur percettibili, pregiudizi nei confronti di queste figure marginali nella società occidentale.

Quanto alla pubblicistica italiana abbiamo una messe notevole di opere che curate da Mirella Karpati, la maggiore studiosa del nomadismo nel nostro paese ed animatrice di una rivista culturale dedicata agli zingari - “Lacio” - ha curato e redatto numerosissime opere. E così ricordiamo libri come: “Adolescenti zingari e non zingari”, “Fra i Rom: vita e storie zingare”, “Storia degli zingari in Italia”, “All'erta, siam razzisti”, “Gli zingari, miti e usanze religiose”, “Zingari. Immagini di una cultura braccata”, “Zingari ieri e oggi”.

E ancora: “Minori nomadi, giustizia, servizi e istituzioni”, “Scienza di morte. Eliminazione degli Ebrei, degli Zigani e dei malati di mente (1933-1945)”, “Dossier, gli zingari in Italia”, “Miti e leggende degli zingari”. E in ognuna di queste opere troviamo ampi riferimenti alle condizioni dei rom in Italia anche in riferimento a quei campi di concentramento situati in Molise - ad Agnone e a Boxano - che ospitarono prevalentemente zingari slavi, che erano fuggiti in Italia nel 1941 per salvarsi dai nazisti che avevano occupato la Croazia e che deportavano gli ebrei e gli zingari nei campi di sterminio. A Boxano gli zingari furono internati nei capannoni dell’ex tabacchificio; in quella sede disponevano di spazi aperti per i loro cavalli e per altri animali. Ad Agnone, nel Convento di San Bernardino, furono internati circa 150 zingari Slavi. E molti di loro riuscirono a scappare ed alcuni si unirono alle formazioni partigiane.

Di tutto questo e di tante e tante altre storie troviamo precise testimonianze nelle opere che vanno ora a formare una prima ed ampia biblioteca sul tema dei rom. Intanto si segnalano in varie parti d’Italia manifestazioni che si basano su temi di valore culturale proprio per risvegliare l’interesse nei confronti di una comunità che va sulla ribalta solo per essere umiliata.

C’è, intanto, una notizia singolare che va segnalata. Viene da Taranto dove la musica zigana è la protagonista di una stagione concertistica che vede impegnati artisti e compositori zigani. Un avvenimento singolare, quindi, che è destinato ad avere un seguito e a segnare una nuova e positiva pagina nel rapporto che la società deve avere con questa parte importante di cittadini troppo spesso umiliati ed offesi. E così la biblioteca di opere dedicate agli zingari serve ora per spezzare quel circolo vizioso di diffidenza e animosità reciproche.

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