di Carlo Musilli

Chi non vorrebbe guadagnare 3 mila euro al mese? Le risposte sono tre: i pochi che già li guadagnano, i pochissimi che ne guadagnano di più e Mauro Sentinelli. Che li guadagna in un giorno, e nemmeno di stipendio. Con i suoi 91.300 euro lordi l'anno, l'ex manager di Telecom - ricordato come l'ideatore della tessera ricaricabile per i cellulari - è il pensionato più aureo d'Italia. Il club dei "pensionababbi" conta 100 mila persone e ogni anno costa allo Stato circa 13 miliardi.

La top 10 dei paperoni previdenziali è stata resa pubblica ieri dalla deputata Pdl Debora Bergamini, che ha diffuso la risposta del ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, a una sua interrogazione parlamentare. Per ragioni di privacy nel testo sono indicate solo le cifre, senza alcun nome associato. L'unica possibilità è ricostruire la classifica per induzione.

A parte Sentinelli - il cui primato era già noto - nelle posizioni di vertice troviamo una sfilza di ex manager. Chi occupi il secondo posto rimane un mistero (guadagna 66.436 euro al mese), ma al terzo dovrebbe collocarsi Mauro Gambaro (ex direttore generale di Interbanca e dell'Inter) con poco meno 52mila euro. Appena fuori dal podio Alberto De Petris (ex Infostrada e Telecom), che intasca un mensile da circa 51 mila euro. Poco sotto troviamo Germano Fanelli, manager specialista della componentistica elettronica.

Dal sesto al decimo posto l'incertezza è maggiore. Un tridente di "pensionababbi" dovrebbe viaggiare intorno ai 45 mila al mese: Vito Gamberale (per anni in Telecom, poi in Autostrade e oggi alla guida di F2i, uno dei fondi di Cassa Depositi e Prestiti, dove percepisce anche un lauto stipendio), Alberto Giordano (ex Cassa di Roma) e Federico Imbert (ex JP Morgan). Per il momento sugli altri è meglio non sbilanciarsi. Il decimo, in ogni caso, incassa 41.707 euro al mese.

Ora, senza voler fare del populismo spiccio, ci limitiamo a ricordare alcuni numeri pubblicati meno di un mese fa nel rapporto annuale Inps 2012, il primo redatto dopo l'incorporazione di Inpdap ed Enpals. Secondo l'Istituto di previdenza, nonostante l'anno scorso la spesa per le pensioni sia cresciuta, arrivando a sfiorare il 16% del Pil, quasi la metà degli oltre 15 milioni di pensionati prende meno di mille euro al mese. In particolare, il 14% (2,2 milioni di persone) riceve un assegno inferiore a 500 euro, mentre il 31% (4,9 milioni) incassa tra i 500 e i mille euro. Un altro 25% (3,9 milioni) si colloca fra mille e 1.500 euro. Il reddito pensionistico medio mensile è di 1.269 euro: 1.518,57 euro per gli uomini e 1.053,35 euro per le donne.

Di fronte a una situazione generale di questo tipo, è evidente che i trattamenti riservati ai "pensionababbi" siano vergognosi. "I dati dimostrano quanto sia urgente un intervento sulle cosiddette pensioni d'oro", ha sentenziato la stessa Bergamini.

Perché allora non facciamo nulla per introdurre un minimo d'equità? E' la legge, baby. Per quanto sproporzionati, gli assegni dei 100 mila paperoni sono perfettamente legali. Certo, li hanno calcolati sulla base di privilegi assurdi e quando ancora il metodo era retributivo, ossia basato sull'ultimo stipendio percepito (e nel caso di uno come Santinelli anche su benefit e stock option) anziché sull'ammontare totale dei contributi versati. Ma a quanto pare non ci si può fare nulla, sono intoccabili.

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma che aveva istituito dal primo agosto 2011 al 31 dicembre 2014 un "contributo di perequazione" sulle pensioni sopra i 90 mila euro lordi annui. Il prelievo era del 5% sulla parte eccedente fino a 150 mila euro, del 10% da 150 a 200 mila e del 15% oltre questa soglia.

La Consulta, però, lo ha giudicato in contrasto con gli articoli 3 e 53 della Costituzione, relativi rispettivamente al principio di uguaglianza e al sistema tributario. I giudici avranno avuto certamente delle argomentazioni ferree, ma è innegabile che si trovassero in conflitto d'interessi, in quanto futuri pensionati d'oro. In ogni caso, dopo la sentenza, l'Inps ha interrotto i prelievi e con insolita rapidità ha iniziato a restituire il maltolto ai facoltosi pensionati.

Cosa si può fare a questo punto? Ben poco. Bergamini però - le va riconosciuto - ci prova: "Benché gli interventi in materia siano particolarmente delicati, anche sul fronte della costituzionalità - ha detto -, e avendo cura di evitare qualsiasi colpevolizzazione verso i beneficiari di questi trattamenti, che li hanno maturati secondo le regole vigenti, è evidente che il tema coinvolge una questione di equità e di coesione sociale non più trascurabile dalle istituzioni, specialmente in un momento di grave crisi economica e di pesanti sacrifici per tutti".

Pare invece ormai rassegnato il ministro Giovannini, che ha sottolineato come "misure volte in modo diretto ed immediato a ridurre l’ammontare delle pensioni in godimento" potrebbero incorrere nuovamente in "profili d’incostituzionalità".

I milioni di pensionati normali dovranno farsene una ragione. E faranno meglio a non ricordarsi dei "pensionababbi" quando alla fine dei soldi rimarrà ancora troppo mese.

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