La domanda crescente continua ad alimentare l’offerta. Di quelle migliaia di minorenni stranieri finiti, in Italia, nel circuito dello sfruttamento. Di un profitto a vari livelli. Giovani nigeriane e rumene a scopo sfruttamento sessuale e minori egiziani per quello lavorativo.

 

L’ingresso nel circuito della tratta ha tappe fisse e procedure criminali standardizzate: la prima, che, spesso, i trafficanti utilizzano i CAS come centri di reclutamento, operazione facilitata dalla mancata pronta identificazione - tramite l’accertamento dell’età - delle minori al momento dello sbarco.

 

Ma se, comunque, l’intercettazione della realtà delle giovani nigeriane è più facile, quella delle giovani vittime rumene è scarsa ed episodica. Nonostante il fenomeno rimanga sommerso per la soggiogazione fisica e psicologica a cui sono sottoposte le ragazze e le costanti minacce di morte che subiscono, i dati riportati nel dossier Piccoli schiavi invisibili 2018, redatto da Save the children e uscito qualche giorno fa, dicono che la presenza di giovani rumene sfruttate su strada abbia dimensioni enormi.

 

 

Tanto quanto la portata delle implicazioni emotive: esposte alla depressione, soggette a dipendenze da alcol, droghe e farmaci, non si accorgono dell’emersione di malattie sessualmente trasmesse e di gravidanze indesiderate, di cui prendono atto solo quando sono in stato avanzato, per risolvere il quale fanno ritorno in patria ad abortire in cliniche abusive.

 

Non solo di origine stranieri, gli adolescenti sfruttati sono anche italiani: nel 2017 sono stati duecento, per lo più nel settore terziario e particolarmente in Lombardia, Campania ed Emilia Romagna. Sebbene il numero di minorenni egiziani giunti nel Belpaese sia diminuito, nel 2018, 1266 adolescenti provenienti dall’Egitto si trovavano nelle strutture d’accoglienza italiane, viste come un inutile rallentamento verso l’autonomia economica.

 

Ma la precoce fuoriuscita si traduce in un’esposizione costante allo sfruttamento lavorativo, funzionale, per loro, alla necessità di lavorare sia per mantenere il permesso di soggiorno sia per inviare le rimesse. E in queste condizioni di sfruttamento è facile il passaggio al coinvolgimento forzato in attività illegali.

 

La mancanza di percorsi sicuri per gli adolescenti sta contribuendo ad alimentare lo smuggling, espandendoli a varie forme di abuso tra le quali il survival sex, ossia il prostituirsi per far fronte a un bisogno estremo di sopravvivenza.

 

Un valido argine al rischio di sfruttamento è (stato) costituito dal programma di relocation che ha sistemato diciannove ragazzi e quarantasette sono in attesa del ricollocamento. Peccato che l’Unione europea l’ha interrotto. Si spera solo in attesa di approvare un sistema di asilo con una specifica attenzione ai minori.

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