Il primo e più preoccupante indicatore dei percorsi scolastici degli studenti stranieri è il ritardo negli studi. E’ quanto emerge dal primo Rapporto Alunni con background migratorio in Italia. Emergenze e traguardi, redatto da ISMU per monitorare e comprendere le difficoltà e le disuguaglianze nei percorsi di studio dei minori stranieri.

 

Sebbene in fenomeno si sia ridotto nell’ultimo decennio, il ritardo scolastico rimane piuttosto consistente sia perché comprende, oltre ai ripetenti, anche coloro che sono stati inseriti in classi inferiori all’età anagrafica nel momento di ingresso nella scuola italiana.

 

 

C'è poi la cospicua popolazione di studenti frequentanti il secondo ciclo di istruzione, dove il 59 per cento di alunni con ritardo sono stranieri rispetto al 21 per cento degli italiani. Cosicché il ritardo rilevato fra gli stranieri è sette volte più alto che fra gli italiani nelle scuole elementari, cinque nelle scuole medie e in misura tripla alle superiori.

 

Legato all’insuccesso scolastico, il ritardo è, spesso, premessa dell’abbandono: già a partire dalla scuola secondaria di primo grado, la percentuale di alunni stranieri che lascia la scuola anzitempo si attesta al 3,3 per cento contro lo 0,6 per cento di coetanei italiani; nel passaggio, poi, dalla scuola di primo grado a quella di secondo, la percentuale sale ulteriormente ma è nelle scuole superiori che il fenomeno si aggrava, toccando punte percentuali dell’11,6 per cento contro il 3,8 per cento dei colleghi italiani.

 

Inoltre, all’Italia spetta il primato fra i paesi dell’Eurostat del maggior divario tra nativi e nati all’estero nella percentuale di dispersi. Nell’analisi del dato non si può certamente trascurare la particolare vulnerabilità dei minori stranieri non accompagnati per difficoltà legate non solo all’analfabetismo e alla scarsa conoscenza della lingua italiana ma anche a ostacoli di tipo burocratico e amministrativo e all’esaurimento dei banchi disponibili.

 

Oltre le dimensioni dello svantaggio, però, il Rapporto evidenzia anche i successi raggiunti dagli studenti stranieri, soprattutto, fra quelli delle seconde generazioni: cresce la loro presenza nei licei con un più 6 per cento, aumentano le competenze in italiano e matematica e gli ingressi all’università. Aumentano gli alunni che raggiungono risultati eccellenti, i cosiddetti top perfomer, e gli studenti resilienti ossia quelli che riescono a eccellere nell’apprendimento nonostante il background migratorio e il basso status socio-economico di provenienza, portando a casa risultati di resilienza superiori ai nativi.

 

Il sistema scolastico italiano fa ancora fatica a garantire livelli minimi di apprendimento indipendentemente dalla cittadinanza, accostandola all’altra grande difficoltà, ovvero quella di garantire pari opportunità di istruzione in accesso agli stranieri. Una difficoltà, quella del sistema scolastico italiano, percepita anche dagli studenti stranieri a cui sembrano rispondere con segnali di sfiducia nei confronti delle figure scolastiche, maturando una forma di distacco in età precoce.

 

Ma, fortunatamente, non fra tutti: spesso, la reazione è di corrispondenza con le figure di riferimento, riconoscendo loro un’utilità e una fonte di speranza per il futuro. Di sicuro, “gli studenti stranieri affrontano una serie di sfide legate al loro ingresso e alla loro partecipazione a scuola che, certamente, influiscono sul loro apprendimento e sviluppo, e di conseguenza, sulla loro integrazione nella società e nel mondo del lavoro”, scrive, nella premessa al Rapporto, la direttrice generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione del MIUR, Giovanna Boda.

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