La fine del “Russiagate”

di Michele Paris

La chiusura delle indagini del procuratore speciale Robert Mueller sul cosiddetto “Russiagate” rischia di diventare un’arma forse decisiva nelle mani del presidente americano Trump in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno. Infatti, com’era ampiamente prevedibile, quasi due anni di ricerche, interrogatori e analisi di documenti non hanno fatto emergere nulla di concreto...
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Acqua, lo spreco quotidiano

di Tania Careddu

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di Mario Braconi

Uno dei più celebri astrofisici al mondo, il professor Stephen Hawking, in occasione del lancio del suo ultimo libro “The Grand Design” (scritto a quattro mani con il fisico e giornalista americano Mlodinow), ha fatto sapere che, a suo modo di vedere, non è necessario ricorrere al concetto di intervento divino per spiegare le origini dell’Universo. Messa così, la questione non meriterebbe grande attenzione da parte dei media, qual è la notizia? Che un uomo di scienza tra i più famosi al mondo si dichiari materialista non dovrebbe stupire; diverso, e davvero degno di menzione e di analisi, sarebbe stato invece il caso opposto: se, cioè, un Hawking avesse organizzato una conferenza stampa per annunciare la sua conversione al cristianesimo (o altra religione a piacere).

A fare di questa non-notizia un caso (il blasonato Times di Londra del 2 settembre ha addirittura titolato in prima pagina: “Hawking: Dio non ha creato il mondo”) è con ogni probabilità l’imminente (ed assai impopolare) visita ufficiale di Ratzinger in Gran Bretagna. Come noto, nel Regno Unito il Papa non è esattamente atteso a braccia aperte: un’organizzazione, “Protest the Pope” (8.500 associati virtuali su Facebook) è addirittura intenzionata a rendere davvero indimenticabile il viaggio del papa in terra d’Albione a forza di contestazioni più o meno creative e divertenti.

Le ragioni degli oppositori britannici del Papa sono assai più condivisibili dei loro modi, non sempre raffinati: come moltissime altre persone al mondo (in primis tra i cattolici di buon senso) ad irritarli sono gli aspetti più scandalosi della politica della Chiesa di Roma, come la connivenza con i pedofili, la guerra ai condom, l’accanimento contro gli omosessuali, la riabilitazione del vescovo negazionista Williamson. Tutte faccende per le quali i Britannici (beati loro!) dimostrano di avere lo stomaco assai più delicato di quello dei nostri connazionali.

Eppure in Gran Bretagna c’è chi è interessato a difendere l’Indifendibile, in questo caso facendo passare il carnefice per vittima. In questo contesto, le esternazioni per nulla sconvolgenti né sconvenienti di Hawking sono interpretate in modo più o meno aperto come uno “sgarbo” al Papa: meglio, l’epifenomeno di una temperie culturale poco “tollerante” nei confronti dei “valori” cattolici di cui il papa è testimonial. Un pizzico di scandalo, comunque, non farà male nemmeno al professor Hawking, il quale, oltre ad essere un geniale scienziato, è generalmente abbastanza bravo ad autopromuoversi: le polemiche e la passerella gratuita sui giornali di tutto il mondo, ça va sans dire, finiranno infatti per giovare alle vendite del suo nuovo libro, destinato, come il precedente “Dal Big Bang ai buchi neri: breve storia del tempo”, a divenire un classico della divulgazione scientifica.

Secondo alcuni commentatori, non del tutto in buona fede o ingenui assai, quella dello scienziato di Oxford sarebbe un’inversione "ad U". Questo perché nella sua “Breve storia del tempo” Hawking ha incluso la seguente frase sibillina, che ha tanto fatto eccitare gli ultrà religiosi, convinti di rinvenirvi un barlume di fede: “Se fossimo in grado di trovare una teoria in grado di spiegare ogni cosa, si tratterebbe del trionfo assoluto della ragione, perché in questo modo conosceremmo la mente di Dio”.

Questa non è, in tutta evidenza, né una professione di fede, né una generica apertura di credito nei confronti della religione: il riferimento a Dio è senz’altro metaforico, vi ha ricorso a suo tempo un altro genio, Allbert Einstein, cui dobbiamo la meravigliosa immagine di Dio che (non) “gioca a dadi con l’universo”. Non si parla, nell’un caso come nell’altro, di un Dio-persona protagonista delle tre religioni monoteiste, ma di una Entità, come spiega lo stesso Hawking, “alla maniera di Spinoza, che cioè si manifesta nell’armonia ordinata di ciò che esiste, non certo un tale preoccupato del destino e delle azioni del genere umano”.

Roger Highfield, editorialista di The New Scientist, non ha dubbi sull’ateismo di Hawking: cita infatti una intervista del 2001 al Daily Telegraph nella quale il professore così si è espresse: “vi sono determinate leggi che devono essere sempre essere rispettate; se proprio volete, potete chiamarle un’emanazione di Dio. Ma, dal mio punto di vista, questa è più una definizione che una prova dell’esistenza di Dio.” Nel suo “The Grand Design”, Hawking abbraccia la cosiddetta M-Teoria, quella che un profano definirebbe la “portaerei di tutte le dimostrazioni scientifiche”, visto che, combinando matematicamente altre sei teorie, ha la l’ambizione di spiegare ogni cosa (è infatti conosciuta con l’ironico acronimo di TOE - Theory of Everything, ovvero Teoria del Tutto, ma toe in inglese vuol dire anche pollice del piede).

Come scrive Highfield, il fatto che noi tutti siamo in vita è l’effetto di una fortunata combinazione di circostanze, che ha prodotto anche la realtà che ci circonda: riconoscere la fortuna non significa postulare l’esistenza divina. E ciò è coerente con le professioni di ateismo di Hawking, reiterate negli anni: incredibilmente, però, in questi giorni che precedono la visita papale in Gran Bretagna qualcuno si balocca con la storiella dello scienziato credente che cambia idea... solo per far dispetto a Ratzinger!

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