Nicaragua, il dovere del Diritto

di Fabrizio Casari

Le recenti iniziative del Nicaragua nello scenario internazionale hanno scosso potenti e impotenti dal torpore dell’ovvio. La difesa coerente del Diritto Internazionale ha previsto, insieme all’atto d’accusa contro i suoi violatori, azioni di risposta che, dignitosamente, non hanno tenuto conto di dimensioni, peso, incidenza e alleanze, bensì tra ciò che è giusto e ciò che non lo è....
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Erdogan e il freno a Israele

di Michele Paris

Le ultime stragi commesse da Israele sembrano avere convinto alcuni governi, che continuano a intrattenere normali rapporti commerciali con lo stato ebraico, a ripensare le proprie politiche e a fare almeno qualche timido passo a favore della causa palestinese. Il governo turco, in particolare, ha deciso finalmente nella giornata di martedì di congelare le esportazioni di una serie di beni verso Israele, facendo registrare il primo provvedimento concreto in risposta al genocidio in atto. Erdogan ha usato in questi mesi toni molto duri nei confronti di Netanyahu, ma a convincerlo ad agire per infliggere un qualche costo al governo di quest’ultimo e all’economia israeliana è stata alla fine la pesante sconfitta della settimana scorsa...
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di Carlo Musilli

Ancora il Bilderberg? Sì, ancora. Da venerdì a domenica una pletora di potenti euro-nordamericani si è ritrovata nella ridente cittadina inglese di Watford per l’ormai consueto summit del lato oscuro. Erano in 138, provenienti da 21 nazioni diverse. Quello che  si è appena chiuso è stato il 61esimo incontro dalla fondazione del Club, che risale al 1954. La novità di quest’anno è stata una minima (e ipocrita) apertura nei confronti del mondo esterno.

Dopo decenni d’imboscamenti e segreti impronunciabili, gli organizzatori hanno provato ad allentare la tensione simulando qualche velleità di trasparenza. Era già nota la lista degli invitati e il programma dell’evento, almeno quello ufficiale (si è parlato - a quanto dicono - di temi come l’occupazione in Europa e negli Stati Uniti, i problemi dell'Africa, la crisi mediorientale e la politica estera americana). Ma non solo: per la prima volta è stato allestito anche un ufficio stampa per fornire "informazioni a giornalisti, cameraman, fotografi, blogger, ricercatori presenti" e "dettagli" sugli invitati.

Nel descrivere con malcelato compiacimento il "notevole passo avanti nelle relazioni fra la conferenza del Bilderberg e la stampa", il sito inglese dell'evento sottolinea il ruolo fondamentale svolto in questo senso del cancelliere George Osborne (uno di famiglia alle riunioni del Club) e del premier britannico David Cameron.

E' però alquanto difficile immaginare che tutto questo abbia a che fare con il diritto d’informazione dei comuni mortali. Da sempre fucina d’importanti accordi politici, economici e finanziari, il Bilderberg è una riunione in cui l'interesse pubblico viene trattato come merce privata. Ma è anche la massima fonte d’eccitazione per chi si nutre di complottismo. I membri della setta se ne rendono conto: per anni hanno tenuto segrete le loro riunioni, poi si sono adattati a veder costruire castelli di pura fantasia intorno ai vari appuntamenti. Ora però il loro anacronismo è più stridente che mai.

Nell’epoca dei social network e dei blog, di Wikileaks e di Anonymous, una vicenda medievale come il Bilderberg non è più minimamente accettabile. Ora che la guerra fredda si legge solo sui libri, l'idea dei poteri malvagi in doppiopetto e monocolo ha perso anche il fascino alla romanzo di Le Carré. E il loro opulento ritrovo fa solo rabbia.

Ecco perché, dopo lunga trattativa, la Polizia della zona di Watford ha accettato che un gruppo di giornalisti e attivisti vari si stabilisse nel cosiddetto Bilderberg Speakers Corner, una sorta di palco non lontano dal lussuoso albergo dove il gotha confabula. Qui si è svolto il Bilderberg Fringe Festival, una specie di contro-conferenza. Naturalmente a tenere separate le due fazioni c’era un plotone d’agenti.

Che sia stato un carrozzone o una protesta seria, è certo che i membri della setta globale non abbiano rivolto nemmeno un pensiero ai pur vicini contestatori. Anzi, probabilmente li hanno lascati sfogare solo per essere disturbati il meno possibile. E poi c’era sempre la possibilità che le foto e i video della contro-riunione pubblica ridimensionassero il fascino di chi per mestiere grida al complotto globale, pretendendo di sapere come funziona il governo occulto del pianeta.

Ma, intanto, chi partecipava al Bilderberg? In generale si trattava come sempre di politici, vertici della finanza e dell’industria, accademici di prestigio. Il nostro Paese vantava ben sette invitati e la breve lista ricorda il gioco della settimana enigmistica “Trova l’intruso”: il numero uno di Telecom Italia Franco Bernabè, l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Enrico Cucchiani, l’ex premier Mario Monti (gli daranno la pagella?), il Ceo di Mediobanca Alberto Nagel, il presidente del gruppo Techint Gianfelice Rocca, l’accademico Emanuele Ottolenghi e la giornalista Lilli Gruber. Misteri del Bilderberg.

Tra i partecipanti più influenti a livello universale figuravano gli amministratori delegati di Siemens, Alcoa, Amazon, Michelin, Shell, Heineken e Ab, oltre a personalità di spicco di Deutsche Bank, Barclays, Goldman Sachs, Novartis e Google. Presenti anche la numero uno del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, e l'ex capo della Cia, David Petraeus. Venerdì si è aggiunto al gruppo anche Mr. Cameron, provocando diverse polemiche a Londra per l’assenza di portavoce e funzionari al seguito.

Pare che invece abbiano disertato il Bilderberg gli alfieri di giganti finanziari come JP Morgan, Morgan Stanley, Credit Suisse, Citigroup, Ubs e Bank of America Merrill Lynch. Non c’era neppure Enrico Letta, che in passato si era aggregato alla gaudente comitiva. Quest’anno aveva altro da fare. Speriamo non i compiti a casa.







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