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di Michele Paris

Quando la star di Hollywood Arnold Schwarzenegger venne eletto per la prima volta governatore della California nell’ottobre del 2003, uno dei punti principali del suo programma era la lotta ai grandi interessi che controllavano la politica della Stato. Lo stesso motivo sarebbe riapparso anche tre anni più tardi, durante la trionfale campagna elettorale che lo portò alla conquista di un secondo mandato dopo aver travolto il candidato democratico. La sua battaglia contro le influenze negative sul governo californiano, in linea di principio, appariva meritevole a molti. Salvo poi constatare che i poteri forti presi di mira dall’ex culturista austriaco, stregato dalla retorica nixoniana al suo arrivo negli USA, quarant’anni fa, coincidevano e continuano a coincidere quasi sempre con le organizzazioni sindacali del pubblico impiego.

Da qualche tempo, le casse dello Stato della California navigano in pessime acque. Dopo estenuanti negoziazioni tra i due rami del Parlamento statale (dominato dai democratici) e il governatore repubblicano, lo scorso anno si era giunti ad approvare un bilancio che aveva permesso di mantenere in vita alcuni servizi pubblici fondamentali a costo di pesanti sacrifici. Nonostante gli sforzi, però, lo Stato americano più popoloso deve tuttora fronteggiare un deficit di oltre 26 miliardi di dollari per l’anno 2009-2010. Da qui il nuovo assalto di Schwarzenegger ai “privilegi” di una classe media di dipendenti pubblici che ha conquistato protezioni e benefici, peraltro erosi negli ultimi anni, solo grazie a dure battaglie sindacali.

Quella che uno stratega democratico californiano ha definito come una sorta di “jihad” contro il lavoro organizzato, secondo il programma che il governatore presenterà al Congresso statale di Sacramento, dovrebbe comprendere, tra l’altro, la privatizzazione di una parte dell’affollato sistema penitenziario e qualche sforbiciata al numero dei dipendenti pubblici e ai loro salari. Tagli consistenti alle pensioni di questi ultimi e l’abolizione di alcune protezioni degli impiegati statali sono ugualmente nel mirino di Schwarzenegger per far quadrare i conti del bilancio.

Il passaggio ad una serie di nuove prigioni gestite dai privati, fa parte del piano presentato dal governatore repubblicano per rispondere all’ingiunzione della Corte Suprema della California, che ha imposto la riduzione dell’affollamento penitenziario, pena la messa in libertà di un certo numero di detenuti. Oltre alle implicazioni circa l’opportunità di delegare alla mano privata questo settore, l’iniziativa di Schwarzenegger è mirata ad un drastico ridimensionamento - in termini economici e di influenza politica - del potente sindacato delle guardie carcerarie.

Nella nuova finanziaria è prevista poi una drastica limitazione dei benefici maturati con l’anzianità degli insegnanti delle scuole pubbliche e la promozione delle cosiddette “charter schools”, scuole private finanziate con denaro pubblico, nelle quali è prevalente la presenza di dipendenti non sindacalizzati. Una strategia dettata dalla necessità di migliorare la qualità dell’insegnamento, secondo il governatore; una mossa ispirata dal desiderio di trasformare un settore pubblico fortemente sindacalizzato in un settore dove i sindacati sono praticamente assenti, secondo la California Federation of Teachers.

A fare le spese dei tagli promessi da Sacramento potrebbero esserci anche moltissimi malati cronici, anziani e disabili che il sistema californiano tradizionalmente assiste tramite un generoso programma pubblico. Anche in questo settore, gli operatori che potrebbero perdere il lavoro in seguito alla riduzione degli stanziamenti dedicati all’assistenza risultano pressoché interamente iscritti al sindacato. Trattativa con i sindacati che verrebbe poi esclusa da un altro progetto di Schwarzenegger: rendere permanente il taglio temporaneo del 5% ai salari dei dipendenti pubblici che era stato concordato l’anno scorso per fronteggiare il buco di bilancio.

Se la crociata dell’ex Terminator non è nuova, già ampiamente testata è anche la risposta delle organizzazioni sindacali californiane e dei democratici locali. Questi ultimi, se non altro per essere i principali beneficiari dei contributi alla politica dei sindacati, hanno già annunciato battaglia al Congresso statale, dove detengono la maggioranza. Gli stessi vertici delle associazioni di categoria si preparano a loro volta ad orchestrare una nuova campagna contro le iniziative di Schwarzenegger.

Nel recente passato, infatti, le spese dei sindacati per frustrare le iniziative del governatore sono state nell’ordine di centinaia di milioni di dollari. Come nel 2005, quando quest’ultimo indisse un referendum per fare approvare quattro misure che avrebbero penalizzato le pensioni dei dipendenti pubblici e la facoltà dei sindacati di raccogliere contributi a loro favore tra i propri iscritti. Oltre 100 milioni di dollari investiti in vista della consultazione popolare portarono alla fine alla sconfitta delle proposte di legge.

Il tono più moderato assunto recentemente da Schwarzenegger - il quale sta cercando di giustificare i tagli alla spesa pubblica e la privatizzazione di molti servizi con la necessità di aggiustare le casse dello Stato - non ha in ogni caso ammorbidito le opposizioni. Né, d’altra parte, va dimenticata l’influenza sulle sue azioni dei veri poteri forti californiani. Il ricorso a strutture penitenziarie private, ad esempio, sarebbe un generoso riconoscimento alla più importante compagnia che opera in questo settore, quella Corrections Corporation of America che ha versato 100 mila dollari alla campagna per un altro referendum in materia fiscale voluto dal governatore l’anno scorso e bocciato dagli elettori.

Come in molti altri casi nel settore privato, principalmente in quello automobilistico, anche nel pubblico molti stati americani continuano dunque a prendere di mira le conquiste dei lavoratori dipendenti e dei loro sindacati, spesso con il pretesto della crisi economica. Un’offensiva che appare, al contrario, tutta politica e guidata dai grandi interessi economico-finanziari che lo stesso Schwarzenegger aveva illuso di voler combattere all’inizio del suo primo mandato e che rischia di assestare nuovi e durissimi colpi a quella middle-class sulla quale si era fondato un sogno americano ormai sempre più vacillante.

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