USA-Cina, sfida nel Pacifico

di Mario Lombardo

Il tentativo di rovesciare il governo centrale nelle isole Salomone e il durissimo scontro politico che continua ad attraversare il paese del Pacifico meridionale sono un riflesso della competizione sempre più accesa che sta mettendo di fronte la Cina agli Stati Uniti e ai loro alleati in questa remota area del globo. Per quanto periferica, la posizione dell’arcipelago a nord-est...
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Iran, l’accordo aspetta Washington

di Michele Paris

Il nodo dei negoziati sulla questione del nucleare iraniano, ripresi questa settimana a Vienna dopo cinque mesi di stallo, sembra a prima vista piuttosto semplice: il governo americano guidato dal presidente Biden dovrebbe semplicemente invertire la decisione presa da Trump nel 2018 e rientrare nell’accordo stipulato tre anni prima con Teheran e altri cinque paesi (Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna, Germania). In realtà, i colloqui in corso sono complicati da svariati fattori, principalmente di ordine strategico, che rischiano di far saltare le trattative e accelerare l’escalation dello scontro nella regione mediorientale. La lunga pausa nei negoziati è dovuta al passaggio di consegne ai vertici della Repubblica Islamica dopo le...
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di Carlo Benedetti

MOSCA. Per la sua diretta dipendenza dall’ex presidente della Russia Putin, è stato sempre definito (anche sulla base della sua statura) come “Liliputin”, il “piccolo Putin”... Ora però Dmitrij Anatol’evic Medvedev (classe 1965, al vertice della Russia dal maggio 2008) si libera dall’etichetta che gli è stata affibbiata. E lo fa in modo clamoroso (mostrando una orgogliosa autonomia) in un’intervista a reti unificate dei tre maggiori canali televisivi  della Russia e dopo che Putin aveva occupato la tv statale con una intervista fiume di oltre quattro ore densa di affermazioni autoritarie ed antidemocratiche.

Ed ora Medvedev si è preso il gusto della rivincita a tutto campo mettendo in luce tendenze e traiettorie nuove. Stanco, evidentemente, di essere un secondo, umiliato ed offeso. E così vuota il sacco. Lo fa dapprima mettendo in rilievo i più importanti eventi dell’anno uscente nella vita interna del paese (superamento della crisi, svolta nella politica nei confronti del mondo d’infanzia, caldo anomalo di questa estate, 65esimo anniversario della Vittoria sul nazismo, sicurezza e Start 2  in dirittura d’arrivo). Poi, in appena due ore, sferra l’attacco. Ed è - pur se con giri di parole - che affronta il rapporto con Putin.

Prende spunto dalle gravi affermazioni fatte ultimamente dal premier, in tv, a proposito del processo che vede imputato l’oligarca Michail Borisovic Chodorkovskij (classe 1963) arrestato nel 2003 per evasione fiscale e da allora in galera. Putin – con una battuta ripresa da un telefilm di successo e relativa al fatto che “i ladri devono stare in prigione” – ha in pratica dettato la sua linea alla magistratura, violando ogni regola di elementare diritto. E così Medvedev lo ha sconfessato, riportando l’intera questione sul piano giuridico e facendo notare che chi dirige il Paese non deve fornire risposte in grado di fare pressioni sulla Magistratura.

A questo proposito - respingendo piccoli giochi politici interni - ha voluto ricordare che in Russia la democrazia sta uscendo dall’ambito parlamentare, in quanto non è rappresentata soltanto dalle istituzioni e da norme procedurali, ma  è anche espressione diretta dell’opinione pubblica, pure attraverso Internet. Ha poi parlato di democrazia diretta e, quindi, un nuovo affondo su Putin.

Perchè ha voluto mettere in evidenza che ci sono, in Russia, anche altri esponenti del mondo politico e sociale che possono venire avanti sino ad arrivare alle più alte cariche del Paese. E non a caso ha fatto i nomi di una serie di nemici personali di Putin... “Voglio fare - ha detto Medvedev - una dichiarazione ufficiale. Per dire che vi sono personaggi nel mondo politico attuale ed anche persone che non sono nel giro del Parlamento - come Michail Kasjanov, Eduard Limonov, Boris Nemtsov e Garry Kasparov - che possono benissimo salire ai vertici del Paese…”.

Un avvertimento molto esplicito alla vasta schiera di laudatores del primo ministro. Tutto questo per non parlare di altri due goal messi a segno da questo presidente che si sta ritagliando un suo grande spazio politico. Sullo sfondo c’è la cacciata dell’oligarca Jurij Michailovic Luskov da sindaco di Mosca (e della sua banda dominata dalla moglie Elena Baturina, una palazzinara di livello mondiale...) e la nomina del nuovo capo della città l’ingegnere Serghiei Semionovic Sobianin, classe 1968, un siberiano pragmatico che potrebbe divenire il “castigatore” degli oligarchi che imperversano in una Mosca (sono parole sparate in diretta tv da Medvedev) “sempre più corrotta”. Si può dire - senza paura di essere smentiti visto l’imprimatur presidenziale - che comincia l’era di Medvedev. Prima covava sotto le ceneri. Ora no.

 

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