UE-Russia, i sanzionatori sanzionati

di Fabrizio Casari

L’Agenzia Internazionale per l’Energia, struttura facente capo all’OCSE, nel suo report mensile sul mercato petrolifero, informa che l’impatto delle sanzioni occidentali sull’export energetico russo è stato, fino ad ora, sostanzialmente nullo. L’OCSE – Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, non ha sede a Mosca. E’ una organizzazione che ha sede a Parigi e...
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Ue: in che lingua si scrive censura?

di Fabrizio Casari

Dal 3 Marzo di quest’anno, i media russi, come Russia Today e Sputnik, sono stati bloccati in tutto il territorio dell’Unione Europea oltre che negli USA. E’ stato il primo atto delle sanzioni contro Mosca stabilite dalla UE come risposta all’inizio dell’operazione militare speciale in Ucraina. Una evidente connessione sentimentale con il governo di Kiev, che anche senza guerra aveva chiuso 11 partiti, due televisioni e una radio per “sospette simpatie russe” e proibito l’uso del russo come lingua ufficiale (in un paese dove una buona quota della popolazione è russofona). I media russi, attraverso la sede di Russia Today in Francia, avevano deciso di ricorrere al Tribunale europeo contro la decisione che viola il principio...
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di Michele Paris

Quando Barack Obama vinse per la prima volta le elezioni presidenziali nel 2008 venne celebrato come il candidato del cambiamento, dopo otto anni di un amministrazione Bush dominata dai falchi “neo-con” e dai poteri forti americani. Oggi, una serie di e-mail rese pubbliche grazie a WikiLeaks rivelano come il nuovo gabinetto Democratico che si apprestava a insediarsi alla Casa Bianca fu quasi interamente selezionato ai vertici dell’industria finanziaria statunitense.

La rivelazione è scaturita da un messaggio inviato un mese prima del voto del novembre del 2008 dall’allora top manager di Citigroup, Michael Froman, a John Podesta, attualmente capo della campagna per la Casa Bianca di Hillary Clinton e in quel momento responsabile del processo di transizione alla presidenza degli Stati Uniti per il candidato Obama.

In questa e-mail, Froman sottopone a Podesta una lista di possibili candidati alla guida dei vari Dipartimenti (ministeri) in quella che sembrava una sempre più probabile amministrazione Obama. Ad un primo allegato con la lista dei “suggerimenti” per l’assegnazione degli incarichi da parte del futuro presidente, Froman aggiungeva altri due elenchi con i nomi di candidati di sesso femminile e appartenenti a minoranze etniche, anch’essi da nominare a posizioni nel nuovo governo, esaurendo in questo modo la portata “progressista” del primo presidente di colore della storia americana.

Dal 2013 Michael Froman è il Rappresentante per il Commercio dell’amministrazione Obama; presiede cioè alla politica commerciale di Washington e ha l’incarico di negoziare i trattati commerciali con gli altri paesi. Durante l’amministrazione Clinton, Froman aveva ricoperto varie posizioni al Dipartimento del Tesoro sotto la guida di Robert Rubin, il principale responsabile dell’ondata di provvedimenti che portarono alla deregolamentazione del settore finanziario.

Nel 2001, Froman seguì lo stesso Rubin a Citigroup per incassare i compensi per i servizi resi a Wall Street durante gli anni passati al governo. Secondo quanto riportato dalla stampa americana, Froman ricevette da Citigroup compensi per 4,7 milioni di dollari solo tra il gennaio 2008 e lo stesso mese dell’anno successivo, quando venne scelto da Obama come consigliere per gli “affari economici internazionali”.

Dei nomi fatti da Froman in base alle “raccomandazioni di varie fonti”, cioè dei vertici di Citigroup e probabilmente di altri colossi finanziari, una buona parte finì effettivamente per far parte dell’amministrazione Obama.

Tra i “nominati” nella lista di Froman avrebbero assunto incarichi di governo: Roberto Gates (Difesa), già capo del Pentagono con Bush, Eric Holder (Giustizia), Janet Napolitano (Sicurezza Interna), Rahm Emanuel (Capo di Gabinetto), Peter Orszag (Bilancio), Arne Duncan (Istruzione), Eric Shinseki (Reduci), Kathleen Sebelius (Sanità), Susan Rice (Ambasciatrice ONU) e Melody Barnes (Consiglio per la Politica Interna).

Altri ancora sarebbero subentrati negli anni successivi alle prime scelte di Obama, come John Kerry (Dipartimento di Stato), Penny Pritzker (Commercio), Austan Golsbee (Consigliere per l’Economia), oppure furono dirottati a dipartimenti diversi da quelli consigliati da Citigroup, come Ken Salazar (Interni).

Per il dicastero-chiave del Tesoro, Froman faceva tre nomi: Robert Rubin e due suoi discepoli, Lawrence Summers, già segretario al Tesoro con Clinton tra il 1999 e il 2001, e Timothy Geithner, governatore della Federal Reserve di New York. Com’è noto, fu quest’ultimo ad assumere l’incarico dopo che nei mesi precedenti l’insediamento aveva svolto un ruolo cruciale nel salvataggio di Wall Street assieme al segretario al Tesoro di Bush, Henry Paulson. Summers, da parte sua, sarebbe invece diventato il capo dei Consiglieri Economici di Obama.

Il documento pubblicato da WikiLeaks nell’ambito delle e-mail di John Podesta, che stanno mostrando il vero volto della candidata alla presidenza Hillary Clinton, ha portato nuove prove su quali sono gli effettivi centri del potere negli Stati Uniti dietro la facciata di un processo apparentemente democratico.

Se l’influenza dei grandi interessi finanziari sulla politica di Washington sorprende ben poco, è interessante ricordare come le raccomandazioni del dirigente di Citigroup fossero state fatte nel pieno della crisi del 2008, provocata proprio dalle stesse grandi banche di Wall Street contro cui si scagliava la retorica di entrambi i principali partiti americani.

Anzi, Citigroup fu il maggiore beneficiario dei fondi messi a disposizione dal Congresso USA tramite il cosiddetto “Troubled Asset Relief Program” (TARP). Degli oltre 700 miliardi di dollari stanziati per Wall Street, la banca di Froman ne ricevette 45, in aggiunta a 300 miliardi a garanzia dei propri titoli tossici legati ai mutui “subprime”.

Proprio Barack Obama svolse un ruolo determinante nel fare approvare il cosiddetto “bailout” delle banche americane, comprensibilmente avversato dalla popolazione e anche per questo inizialmente respinto dal Congresso. L’allora candidato Democratico alla Casa Bianca si assunse la responsabilità di sostenere pubblicamente il salvataggio pubblico dei giganti Wall Street, i cui rappresentanti stavano appunto manovrando per costruire la sua futura amministrazione.

Una futura amministrazione Obama che, infatti, avrebbe proseguito con l’implementazione del TARP, ma anche assicurato che nessuno dei grandi banchieri americani finisse incriminato né che venisse fissato un tetto ai compensi dei super-manager di quegli istituti salvati dal denaro dei contribuenti.

La rivelazione della mail di Michael Froman e del gabinetto creato grazie ai suggerimenti dei vertici di Citigroup è stata riportata solo da una manciata di testate negli Stati Uniti, mentre è stata ignorata dai principali giornali.

Il silenzio dei media che in larghissima misura sostengono Hillary Clinton è d’altra parte prevedibile, poiché le stesse manovre del 2008 sono con ogni probabilità in atto anche oggi dietro le quinte a favore della candidata preferita dai grandi interessi economici e finanziari americani.

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