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22 Ottobre 2017
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L’obiezione non prevista

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di Giovanni Cecini

In quest’Italia prenatalizia si rumoreggia a proposito delle magagne giudiziarie del premier e di alcuni suoi soci. Giornali, radio e tv gridano, chi a favore, chi contro quella serie continua e incessante di atti normativi rivolti a salvare in modo palese Silvio Berlusconi dai processi in cui è imputato. Questo immenso clamore però ha già soffocato le precedenti e numerose azioni governative e parlamentari, pessime sotto il lato prettamente morale e democratico, che hanno creato una simile e momentanea sommossa culturale e mediatica nel Paese.

Verrebbe da credere che l’attuale esecutivo riesca a smorzare le polemiche sulle sue cosiddette “riforme”, solo realizzandone altre di simile disinvoltura a breve giro di posta. Ecco quindi che nel frattempo il cosiddetto scudo fiscale ha iniziato sottotraccia ad operare, anche perché probabilmente mai sapremo quanti soldi siano realmente rientrati, vigendo l’anonimato nelle dichiarazioni e il segreto bancario per gli ex evasori “pentiti”.

Ma arriviamo al nocciolo della questione, che probabilmente ai più è sconosciuto, ma che tra cronaca e testimonianza mostra una situazione grottesca. In Italia l’aborto è legge dello Stato. In Italia la vendita di pillole e/o sistemi contraccettivi è lecita e largamente in uso. Tuttavia vige la possibile pratica da parte di medici e farmacisti di poter esprimere l’obiezione di coscienza nei confronti delle richieste dei pazienti. Si potrebbe argomentare questa scelta, volendo ribadire la libertà del singolo di astenersi nei confronti di un comportamento che, seppur regolato e permesso dalla legislazione operante, può offendere o essere contrario a convincimenti propri personali.

Sin qui nessuna palese contraddizione, tuttavia questa obiezione di coscienza non vale sempre. Infatti, ritornando al già citato scudo fiscale, in questi giorni escono allo scoperto come funghi nel bosco coloro che vogliono informazioni a proposito del rientro in Patria dei loro gruzzoletti, costituitisi all’insaputa del fisco nazionale. Le banche, sempre a caccia di profitti e di denaro nuovo, risultano ben contente di questa ghiotta opportunità. Non a caso appena qualche settimana fa Marco Travaglio aveva sbandierato durante una puntata di "Annozero" un paginone pubblicitario in cui Banca Mediolanum offriva un servizio facile e pratico per il solerte cliente, desideroso una volta per tutte di regolarizzare a prezzi stracciati le proprie passate malefatte tributarie. Come si suole dire in questi casi: pecunia non olent.

Tuttavia in questo variegato mondo esistono molti impiegati di banca, che non possono certo beneficiare dell’iniziativa, essendo comuni dipendenti e quindi incalliti contribuenti dell’erario, ma che trovano un certo fastidio nel vedere ingenti capitali tassati ex post solo del semplice 5%, in luogo di un normale circa 50% dovuto allo Stato per Iva, Irpev e simili nel frattempo elusi e quindi evasi. Ebbene, per i bancari l’obiezione di coscienza non vale, essi debbono espletare le pratiche e magari sentirsi pure dire da taluni clienti che questo 5% sembra un po’ eccessivo. In fondo, in tempo di crisi generale, non sono da buttar via i circa 300 miliardi che il ministro Giulio Tremonti pensa di poter regolarizzare nell’economia nazionale, con l’aggiunta anche del relativo (modestissimo) incasso da parte dello Stato della percentuale esatta dalle banche in favore del fisco.

C’è da dire che diversamente da altre richieste di obiezione di coscienza, l’Avvenire non si è espresso in questo modo per incitare i bancari, ma quanto meno ha definito l’operazione come un regalo ai più furbi. Questo vuole testimoniare che la stessa coscienza non è mai una cosa personale ed intima, ma un fenomeno collettivo - si potrebbe aggiungere politico - tanto da essere indirizzato e manipolato da chi detiene il potere, di qualsiasi specie esso sia.

In attesa delle probabili prescrizioni sui reati finanziari, in caso di approvazione del cosiddetto “Processo breve”, sarebbe troppo banale dire che in fondo in fondo le banche hanno portato alla crisi e ora hanno pure da guadagnarci. Oggi però non solo è ancora lecito pensarlo e affermarlo, ma se a dirlo sono anche gli stessi bancari, perché non ripeterlo ancora una volta?
     

 

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