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25 Giugno 2017
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La pillola padana

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di Mariavittoria Orsolato

Sarà pur stata messa in commercio il primo aprile, ma la RU486 non è uno scherzo, così come non lo è il motivo per cui la si somministra. A non averlo capito è la Lega Nord, che dopo l’ubriacatura delle Regionali inizia a fare la voce grossa sui temi cari a quell’elettorato cattolico, da molti dato per disperso. I minacciosi veti, che mercoledì e giovedì sono stati scagliati contro la pillola abortiva dai neogovernatori Roberto Cota e Luca Zaia, hanno fatto dimenticare a porporati e simpatizzanti i matrimoni celtici e i riti di purificazione con le acque del Po, ed hanno finalmente rivelato quello che da mesi i fautori della Padania stanno intavolando con il Vaticano.

Il plauso di monsignor Rino Fisichella, presidente della Ponteficia Accademia per la vita, espresso poche ore dopo la vittoria del Carroccio in Piemonte e Veneto, in nome di “una piena condivisione con il pensiero della Chiesa”, ha infatti il valore di un “via libera” all’assalto del bacino d’influenza di San Pietro. Dopo la defezione di Fini, ormai stabile su posizioni ben più laiche della sinistra, nel novero dei graditi alla Curia si è liberato un posto che Berlusconi - causa scandali di vario genere e natura - non può rivendicare solo per sé.

Proprio in questo vuoto si vuole piazzare Bossi, probabilmente conscio che il solo voto territoriale non può dare quel potere contrattuale necessario alle sue strampalate rivendicazioni, prima fra tutte quella che da anni vede la Lega impegnarsi in crociate anti-islamiche. Un appoggio della Chiesa in tal senso, significherebbe un ulteriore sdoganamento di quella filosofia razzista e decisamente medievale secondo cui gli “infedeli” vanno allontanati e repressi, ed in secondo luogo legittimerebbe la lotta senza esclusione di colpi a quell’immigrazione clandestina che i leghisti, nella loro sconfinata grettezza, associano alla pelle scura e al Corano.

Alla Chiesa poco importa che uno dei suoi propri pilastri fondanti sia l’ecumenicità, quella che la nuova Lega di Zaia e Cota sta offrendo è un’iniezione di popolarità cui, dopo le coperture e i silenzi sui preti pedofili, non è minimamente pensabile rinunciare. Tra una Miss Padania e un tricolore bruciato, nel Carroccio torna in auge la Vandea, quella della Lega della prima ora, al tempo interpretata dalla Pivetti, prima che si desse al lattex.

Insomma questo inedito connubio è il più classico dei matrimoni d’interesse: al Carroccio l’appoggio dei vescovi e dei cardinali serve a ricordare al Pdl quanto la sua posizione sia precaria rispetto a quella “Italia che produce”, al Vaticano la Lega è cara nella misura in cui è l’unica a sbilanciarsi sui quei temi etici ( aborto in primis) che la destra di ala berlusconiana ha abbandonato per concentrasi contro toghe rosse e giornalisti poco reticenti.

Fortunatamente, per ora la legge batte l’elucubrazione politico-ideologica e dall’Ordine dei Medici arriva l’ennesima conferma della bontà della Ru486: la pillola abortiva è compatibile con la legge 194 e “chi dice di non volere la Ru486, al di là delle legittime preoccupazioni etiche e morali, mette in discussione la stessa 194” ha detto il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Amedeo Bianco. Ed anche dalle fila del Governo s’ode una voce fuori dal coro.

La Ministra per le Pari Opportunità, Stefania Prestigiacomo, ha infatti dichiarato in un’intervista a La Repubblica le posizioni di Zaia e Cota sono state assunte “ancora sull'onda dell'euforia legittima per il risultato elettorale” e che “da donna e da madre, davanti a una figlia maggiorenne che volesse decidere per un'interruzione di gravidanza, credo che sarebbe ingiusto impedirle l'accesso ad un intervento non cruento - naturalmente in regime ospedaliero e sotto stretto controllo medico - come quello garantito dalla Ru486”. La Prestigiacomo non è però la sola a far muro contro le velleità dei due neogovernatori leghisti, anche il Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, si fa scudo della legge 194 e invita i due a leggersi la legge, ricordando che le leggi vanno sempre rispettate.

Se per ora Cota sembra aver fatto un passo indietro dichiarando di non essere mai stato in contrasto con la legge, Zaia - sicuramente sostenuto dal congenito bigottismo dei suoi elettori - afferma di contro: “Ribadisco che la mia coscienza è informata e ordinata nel pensiero della Chiesa”. A dar man forte alla causa i pensa poi quel Casini che dovrebbe stare all’opposizione ma che spesso e volentieri combatte (si fa per dire..) dalla parte opposta: in un’intervista del Tg1 ha auspicato una modifica della 194 in ragione del peso politico della Lega all’interno della coalizione di Governo. Per la modifica della legge sul divorzio, invece, dovremo attendere la terza moglie.

 

 

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