Nicaragua, il nuovo che avanza

di Fabrizio Casari

Managua. Conclusesi le celebrazioni per l’insediamento del nuovo quinquennio di governo guidato dal suo Comandante, Daniel Ortega, l’iniziativa politica sandinista si misura sulla scena interna ed internazionale. Il tutto in uno scenario in parte inedito ma certamente più favorevole di quello nel quale si era votato il 7 Novembre scorso. Il Paese vive un clima di straordinaria tranquillità...
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La guerra a casa degli emiri

di Mario Lombardo

Con il clamoroso attacco subito lunedì ad Abu Dhabi, gli Emirati Arabi Uniti (EAU) hanno improvvisamente scoperto che l’aggressione contro lo Yemen, condotta dal 2015 assieme all’Arabia Saudita, comporta un prezzo sempre più salato da pagare. L’incursione portata a termine per la prima volta con successo sul territorio emiratino dal governo di resistenza yemenita, guidato dal movimento sciita Ansarullah (“Houthis”), ha colpito una parte dell’aeroporto della capitale e un’installazione petrolifera nelle vicinanze, facendo tre vittime e alcuni feriti. Per il regime degli Emirati si tratta di un brusco avvertimento che mette fine alla tranquillità di cui aveva finora goduto, nonostante il coinvolgimento nel massacro in Yemen,...
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di Rosa Ana De Santis

L’isola di Lampedusa, questo minuscolo gioiello tra Mediteranneo e mondo antico, ha sostenuto per lunghissimo tempo e in solitudine la disperazione di migliaia uomini e donne in fuga, l’assedio dei barconi e lo spettacolo della disperazione umana inghiottita dalle latrine dei campi e da troppe sistemazioni di fortuna. Nei giorni della peggiore Odissea, mentre la gente dell’isola protestava senza liquidare il problema con tesi xenofobe o razziste, la maggioranza era impegnata a conquistarsi, peraltro vanamente, un posto nell’alleanza dei “volenterosi” contro la Libia e a discutere, com’è accaduto persino dopo la discesa trionfale di Berlusconi, della riforma Alfano e non del piano per Lampedusa. Sono 3.731 gli immigrati irregolari ancora da sistemare, mentre il governo corre dietro al processo breve.

Sono arrivate le tre navi, che assomigliano sempre di più alle Caravelle di Colombo, quasi in coda al Presidente del Consiglio, in una coreografia a metà tra una pubblicità televisiva e il ritratto di Mussolini con gli armamenti di cartone alle spalle. E’ iniziato così un nuovo Esodo che non promette di far altro che esportare il “modello Lampedusa” in tantissime tendopoli - perché di questo si tratta - sparse in tutta Italia. Come previsto monta la protesta delle Province e dei Comuni, mentre il Ministro La Russa indica a Maroni anche sette siti della Difesa a disposizione, tutti al Nord perché non si dica che il Sud viene dato in pasto ai migranti. Ma Bossi tutto questo lo sa?

Lo spot delle 48 ore di liberazione di Lampedusa assomiglia a quello di Napoli senza rifiuti, alla vacanze dei terremotati abruzzesi, alla ricostruzione dell’Aquila. Non si tratta di soluzioni politiche, ma di avventure mediatiche a termine, finalizzate a recuperare l’immagine di un capo del governo impresentabile che dopo esser stato un presidente operaio e abruzzese, non poteva non essere anche lampedusano. Ha già promesso fondi per “il piano colore” dell’isola, perché ora, come ha detto a reti unificate, con un semplice clik su internet in pochi minuti ha comprato casa nell’isola e quindi è anche suo interesse. Se l’avesse comprata qualche mese fa, verrebbe da domandare, avrebbe imbarcato prima i migranti per non avere disturbo dal terrazzo della villa?

Anche questa emergenza è stata tenuta in caldo il più possibile per diventare, al momento giusto, un’ utile occasione di  recupero dell’audience. Nessuno dice che non è pensabile che un problema di così grandi dimensioni sia affidato unicamente all’Italia per la colpa della sua geografia, nessuno dice che il nostro Paese, come Lampedusa mostra, non ha alcun peso in seno all’Europa, tantomeno credibilità.

Nessuno chiede al Ministro Frattini e al Ministro La Russa di argomentare questo squilibrio tra la disponibilità delle nostre basi e l’indisponibilità degli altri paesi europei (eccezion fatta forse per la Spagna) a intendere questa emergenza politica internazionale come problema di tutta l’Europa. La proposta delle tendopoli inoltre non fa che rimandare e frammentare, in perfetto populismo berlusconiano, il problema dei migranti, spalmando l’odissea su un paese intero ed esponendo gli stessi migranti a un’accoglienza che non sarà come quella dei lampedusani.

Nel frattempo lo stesso Maroni esprime qualche perplessità sulle 48 h di sgombero, mentre la Brambilla già dichiara salva la stagione turistica dell’isola e Berlusconi la candida al Nobel per la pace (che così si valorizza l’investimento). Iniziano le prime proteste, mentre il governo non da informazioni accurate sulla dislocazione dei migranti e Berlusconi alza i toni con la Tunisia per non aver fermato l’esodo, vanamente le opposizioni chiedono di risponderne in Parlamento.

Solo qualche giorno fa Bossi diceva di respingerli tutti (anche se non usava proprio questi termini) e lo stesso Frattini annunciava rimpatri di massa. Ma se un governo ignora le sue stessi leggi e non sa, o fa finta di non sapere, che i clandestini per essere rimpatriati, in virtù della legge 94 del 2009, devono essere raggiunti da un provvedimento di espulsione ricorribile al tribunale, c’è da preoccuparsi seriamente.

Che sia il popolino a invocare i cannoni sui barconi, non desta stupore. Ma che sia il governo a fare proclami irrealizzabili e a promettere piani che non esistono è non solo il segno tangibile di un paese allo sbando e di una evidente incompetenza, ma di una pericolosa perdita di credibilità internazionale per la quale servirebbe che le opposizioni facessero qualcosa in più che tirare fuori un distillato di buonismo e una retorica dell’accoglienza insopportabile all’esasperazione popolare e debolissima di fronte agli show del premier.

Con Lampedusa si è andati oltre. Oltre all’indecenza dei rifiuti nascosti sotto il tappeto, delle città fantasma controllate dalla polizia in Abruzzo. Oltre perché tutto questo era immaginabile, prevedibile, perché non ci stupisce più che un esodo venga trasformato in una crociera. Del resto, anche governare è diventato sinonimo di sbeffeggiare.

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