Serviva un miracolo, non è arrivato. L’Italia torna con le ossa rotte dal Santiago Bernabeu e ora la strada verso il mondiale di Russia 2018 si complica. La netta sconfitta per 3-0 contro la Spagna condanna gli azzurri – nel migliore dei casi – al secondo posto nel girone e quindi ai playoff per conquistare un posto in tabellone alla fase finale della Coppa del Mondo.



Del resto, la Spagna non sarà più l’armata invincibile del 2010, ma ad oggi è ancora superiore all’Italia in velocità, tecnica e palleggio. Per avere una speranza gli azzurri avrebbero dovuto fornire una prestazione granitica in difesa e poi cercare il contropiede. Serviva personalità, solidità, fiducia. È mancato tutto. La squadra scesa in campo a Madrid è apparsa spaventata, ansiosa, insicura e probabilmente consapevole della superiorità degli avversari.

I padroni di casa non ci danno nemmeno il tempo di prendere confidenza con il prato più famoso della storia del calcio. Dopo 13 minuti siamo già sotto: De Rossi commette fallo al limite dell’area e Isco segna su punizione. Il tiro, per quanto forte, non è particolarmente angolato, ma Buffon non ha la forza di spingere sulle gambe per intervenire.

Di lì in avanti, si fa ancora più dura. L’Italia inizia a commettere errori a ripetizione e i più gravi sono quelli in disimpegno difensivo. Contro il tiki-taka spagnolo è vitale tenere il pallone nelle poche occasioni in cui lo recuperi. Se sbagli in fase di uscita dalla tua tre quarti, non giochi mai. Purtroppo agli azzurri succede spesso.

L’assenza di Chiellini, che ha dato forfait alla vigilia per un infortunio al polpaccio, si fa sentire. La linea composta da Barzagli, Bonucci e Darmian non riesce a portare l’attacco spagnolo sulle fasce: si fa sorprendere più d’una volta al centro. Come al 40esimo del primo tempo, quando Isco – per distacco il migliora in campo – si smarca velocissimo al limite dell’area e con un sinistro chirurgico batte ancora Buffon.

Ancora più imperdonabile il terzo gol delle furie rosse: al 32esimo della ripresa, Sergio Ramos corre sulla destra e mette la palla in mezzo per un facile tap in da parte di Morata. Eravamo cinque contro due, ma siamo rimasti a guardare.

Dopo una prestazione così deludente da parte di tutti è sbagliato accanirsi contro qualcuno in particolare, ma è inevitabile sottolineare la serata da incubo di Marco Verratti. Forse condizionato da un’ammonizione rimediata dopo appena tre minuti, il fantasista del Psg sbaglia quasi tutto. Non recupera palloni, non coinvolge gli esterni, è impreciso nei lanci verso gli attaccanti. Purtroppo, il talento abruzzese non riesce proprio a dimostrare a pieno il proprio valore quando indossa la maglia della nazionale.

Quanto alla fase d’attacco, i risultati migliori – per quanto episodici e limitati a una ventina di minuti nel primo tempo – sono quelli ottenuti dalla coppia Darmian-Candreva sulla fascia destra. Il trio d’attacco a cui Ventura aveva affidato le proprie speranze – Immobile, Belotti, Insigne – è evanescente. In tutta la partita arriva solo un pallone giocabile, ma il Gallo lo spara di testa addosso a De Gea.

Con il senno di poi, è evidente che la spregiudicatezza del nostro ct non ha pagato. Giocare con il 4-2-4 contro la Spagna si è rivelato un suicidio, perché abbiamo consegnato in partenza il centrocampo ai centrocampisti più forti del mondo. Ora non resta che raccogliere i cocci e cercare di ripartire con rabbia. A cominciare dalla gara contro Israele, da vincere a tutti i costi per spegnere le speranze di rimonta dell’Albania, che ora è terza a quattro punti da noi. Ci vuole una reazione. Non saremo la Spagna, ma i Mondiali dobbiamo conquistarli.

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