S’avanza uno strano mercato, fatto di scambi, di idee più o meno fantasiose e di pianificazioni approssimative, dato che la pandemia ha seriamente alterato ogni pianificazione degna di tal nome. Non ci sono soldi, il valore dei calciatori è nettamente diminuito come conseguenza della riduzione del valore di tornei che non possono contare più sul pubblico pagante nelle diverse competizioni e persino nei ritiri e sugli abbonamenti, che erano una base importante del tesoretto da utilizzare nel calciomercato. Ciò determina un generale incertezza sui passi da muovere per chi deve comprare e vendere in quantità importanti, ovvero le prime cinque.

La Juventus ha deciso di scommettere su Pirlo, accettando il rischio di un incarico privo di esperienza sulla panchina, figurarsi su una così “pesante”. In fondo un ragionamento intelligente quello fatto da Andrea Agnelli: se va male abbiamo perso una scommessa ma anche l’eventualità di non vincere in Europa ha già riguardato tecnici più esperti e titolati, da Allegri a Sarri. Dunque non può andare peggio e anche qualora perdesse il campionato, dopo 9 vittorie di fila non sarebbe certo un dramma. Comunque Pirlo è uomo di sapienza calcistica, pur essendo tutto da dimostrare il carisma. Sul mercato ci si muove con cautela. Licenziato in diretta tv Higuain, sulle spine per le pretese di rinnovo di Dybala (vuole 20 milioni l’anno), decisa a liberarsi di Matuidi, Bernardeschi e Douglas Costa, la Juve cerca comunque di rafforzarsi, anche se gli innesti, al momento, sono solo sulla carta: Dzeko dalla Roma e magari Vidal, quest’ultimo vuoi per averlo in squadra, vuoi per toglierlo a Conte. Kulusevski è invece l’acquisto di prospettiva, pur essendo già fortissimo e lo statunitense MacKennie la vera scommessa.

L’Inter, risolta (?) la querelle con il suo allenatore, si trova di fronte ad un bivio: accontentare Conte o insistere sulle intenzioni dichiarate da Suning sin dal suo arrivo a Milano? Perché la società cinese aveva deciso di puntare su prospetti italiani e giovani, mentre invece Conte predilige giocatori affermati e di alto livello. Pare che sia quest’ultima la tendenza vincente, dato che la ricerca di Kolarov, Vidal, Emerson Palmieri e Kantè indica con nettezza l’intenzione di vincere subito e la preferenza nell’aumento del monte stipendi piuttosto che nei cartellini. Conte, in fondo, non ha torto: se si vuole vincere non si possono schierare giovani prospetti, al massimo tentare di inserirne uno o due a stagione. Ma è pur vero che Godin, Young e Vidal non sono certo investimenti per il futuro: servono a provare a vincere subito. Salutati Borja Valero, Moses e Biraghi, sono sul mercato Gagliardini, Candreva, Vecino, Joao Mario, Perisic, Dalbert e Naingollan (gli ultimi quattro di ritorno dopo i prestiti). In caso di offerte interessanti via anche Brozovic e Skriniar e Godin. Ad ora l’unico acquisto è Hakimi, un vero fenomeno della fascia destra. La rinuncia a Tonali, che era in pugno (come già avvenne con Kulusevski) è appunto dettata dalla volontà di prendere giocatori decisi e decisivi. Tonali non ha dimostrato di essere un giocatore pronto per l’Inter e, come altri centrocampisti (vedi Verratti o Castrovilli) godono di stampa favorevole più che di risultati evidenti. Nessuno nega che con Barella e Verratti formerà il centrocampo azzurro, ma per ora all’Inter si ritiene servano profili più esperti. Insomma, i nerazzurri devono vendere per comprare. Kantè o N’Dombelè le soluzioni individuate, Messi è una operazione di marketing e d’immagine senza alcuna possibilità di concretizzarsi.

In casa Lazio, invece, si respira un’atmosfera d’incertezza. Dopo la delusione (e la brutta figura internazionale) sul caso David Silva, la società non è ancora riuscita a rilanciare un mercato adeguato alla stagione del ritorno in Champions League. Per ora, alla corte d’Inzaghi sono arrivati solo Escalante e Reina, mentre proseguono le trattative - estenuanti, in stile Lotito - per arrivare a Fares della Spal e a Muriqi del Fenerbache. Non proprio due nomi capaci di far sognare la piazza. Intanto, il capitolo più delicato è quello dei rinnovi: i prossimi nella lista sono Luiz Felipe e, soprattutto, Ciro Immobile, al quale sarà proposto un prolungamento dal 2023 al 2025. Anche se questi negoziati andassero in porto, non è detto che bastino a consolare Inzaghi, fin qui comprensibilmente amareggiato dal fatto che società non ha soddisfatto nessuna delle sue richieste (prima Fofana, Vertonghen e Kumbulla, poi De Paul).

Dal Napoli andranno via Koulibaly e Allan, oltre a Milik. L’arrivo di Osimhen, pagato a caro prezzo ma che sembra valerli tutti i denari investiti, si affianca a quelli di Diemme, Politano e Lobotka. Vi sono tutte le condizioni per dare a Gattuso lievito per un buon pane, ma il pacchetto arretrato dev’essere decisamente rinforzato se, come sembra, Koulibaly lascerà Napoli. Resta comunque una squadra incompleta ma capace di ogni risultato.

La Roma, che ha cambiato assetto proprietario, è quella maggiormente in difficoltà. I suoi punti di forza sono Zaniolo e Dzeko, con Kolarov e Diawarà a sostegno. Ma i secondi due sono già con le valigie in mano e lo stesso Dzeko approderà alla Juventus. D’altra èparte il patto di ferro tra Roma e Juve si era cementato proprio su Dzeko, quando i giallorossi rifiutarono di darlo all’Inter su richiesta della Juve. Dunque ora i bianconeri si accollano lo stipendio del 35enne bosniaco che non si muoverà senza un biennale, come minimo. La domanda è: atteso che i programmi giallorossi sono tarati sulla media-lunga distanza, con quale squadra pensa di competere nel prossimo campionato?

Il Milan, pur in preda ad una confusione societaria, vola su Tonali che l’Inter rifiuta e prova ad allestire un centrocampo con il ritorno di Bakayoko, ovvero un centrocampo statico. La situazione societaria non depone a favore di un grande mercato ma la sapienza calma di Pioli e l’abilità di Maldini potrebbero costruire una squadra competitiva.

L’Atalanta, ormai regolarmente piazzata tra le prime 5, ha messo le mani su un giocatore di valore, il russo 24enne Aleksey Miranchuk e arriva anche Cristian Romero. Sono due giocatori multiruolo, funzionali al gioco all’italiana di Gasperini. Il primo sarà perfetto anche per rimpiazzare Ilic.  Si dice che manchi la liquidità e che fino alla cessione di Koulibaly di contante se ne vedrà poco. Hai voglia quindi a prestiti con diritti o obblighi di riscatto, di ipervalutazioni e ammortamenti. La finanza calcistica è più creativa di quella dei governi. Un miliardo e 300 milioni l’anno all’erario resta l’unica cifra sicura.

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