di Sara Michelucci

“L’acqua del mare entra nella laguna e ne esce, ma non tutta. Una parte rimane dentro”, dice la compagna di stanza a Li. La libertà, l’immigrazione, la paura di non poter rivedere più i propri cari. Come l’acqua silenziosa della laguna, così questi temi scorrono lenti nel nuovo film di Andrea Segre, Io sono Li. La storia è quella di Shun Li, donna cinese immigrata in Italia e che lavora in un laboratorio tessile della periferia romana per ottenere il permesso di soggiorno e riuscire a far venire in Italia suo figlio di otto anni. All’improvviso viene trasferita a Chioggia, una piccola città-isola della laguna veneta per lavorare come barista in un’osteria. È qui che incontrerà Bepi, pescatore di origini slave, soprannominato dagli amici “il Poeta”, che da anni frequenta quella piccola osteria.

Una fuga poetica dalla solitudine, un dialogo silenzioso tra culture diverse, ma non più lontane. Bepi è veramente l’unico che riesce a togliere qualsiasi barriera culturale tra quel pezzo d’Italia e la lontana Cina. Il loro rapporto di pura amicizia si trasforma in un viaggio nel cuore profondo di una laguna, che sa essere madre e culla di identità mai immobili. Il “casone” in mezzo alla laguna di Bepi è la zona franca, il luogo dove si riesce a dar vita alla comunicazione tra due culture. Ovviamente questa amicizia non è vista bene né dalla comunità italiana né da quella cinese e i due saranno presto costretti ad allontanarsi.

La paura per la diversità continua a soffocare le coscienze, le rende cieche di fronte al fatto che siamo tutti uomini, apparteniamo alla stessa specie e abbiamo gli stessi sentimenti. Ma per i due protagonisti di questa storia l’allontanamento e la separazione sono l’unica soluzione.

“L’idea del film - afferma il regista - nasce da due esigenze: da una parte la necessità di trovare in una storia, allo stesso tempo realistica e metaforica, il modo per parlare del rapporto tra individuo e identità culturale, in un mondo che sempre più tende a creare occasioni di contaminazione e di crisi identitaria; dall’altra la voglia di raccontare due luoghi importanti per la mia vita e molto emblematici nell’Italia di oggi: le periferie multietniche di Roma e il Veneto, una regione che ha avuto una crescita economica rapidissima, passando in pochissimo tempo da terra di emigrazione a terra di immigrazione. In particolare, Chioggia, piccola città di laguna con una grande identità sociale e territoriale, è lo spazio perfetto per raccontare con ancora più evidenza questo processo. Ricordo ancora il mio incontro con una donna che potrebbe essere Shun Li. Era in una tipica osteria veneta, frequentata dai pescatori del luogo da generazioni. Il ricordo di questo volto di donna così estraneo e straniero a questi luoghi ricoperti dalla patina del tempo e dell’abitudine, non mi ha più lasciato. C’era qualcosa di onirico nella sua presenza. Il suo passato, la sua storia, gli spunti per il racconto nascevano guardandola. Quale genere di rapporti avrebbe potuto instaurare in una regione come la mia, così poco abituata ai cambiamenti? Sono partito da questa domanda per cercare di immaginare la sua vita”.

Le migrazioni verso l’Europa e il territorio sociale e geografico del Veneto sono da sempre state oggetto di studio di Segre, attraverso i suoi documentari, scoprendo una dimensione intima della realtà sociale, fatta di tante caselle che si incastrano e si completano. Anche tra Li e Bepi avviene questo, e il lieto fine per uno dei due lo sarà anche per l’altro, nonostante tutto e tutti.

Io sono Li (Italia 2011)
regia: Andrea Segre
sceneggiatura: Marco Pettenello, Andrea Segre
attori: Zhao Tao, Rade Sherbedgia, Marco Paolini, Roberto Citran, Giuseppe Battiston
fotografia: Luca Bigazzi
montaggio: Sara Zavarise
musiche: François Couturier
produzione: Jolefilm con Aeternam Films in collaborazione con Rai Cinema e Arte Cinema
distribuzione: Parthenos srl

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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