Europa, la nuova frontiera USA

di Fabrizio Casari

Tra propaganda e storytelling addomesticati, tra narrazioni improvvisate e verità negate, nell’ubriacatura di chi scambia nazisti per irredentisti e la resa con l’evacuazione, se c’è una cosa chiara in questa guerra per procura che gli Stati Uniti fanno combattere agli ucraini, è che Kiev è completamente asservita – e non da oggi - agli interessi statunitensi. Sono venuti alla luce le...
> Leggi tutto...

IMAGE
IMAGE

Resa di Azov e prospettive della guerra

di Fabio Marcelli

La decisione del  battaglione Azov di arrendersi è senza dubbio una buona notizia per vari motivi. Quelli più rilevanti per un osservatore imparziale sono essenzialmente due. Il primo è il risparmio di vite umane che la decisione in questione comporta, mentre parrebbe aprirsi anche la strada dello scambio di prigionieri tra le parti. Il secondo è che la resa di Azov, che segue di poco quello delle unità ucraine ancora presenti a Mariupol segna una tappa rilevante nel perseguimento  di due obiettivi fondamentali della guerra dal punto di vista russo e cioè il controllo del Donbass e la denazificazione. A meno di tre mesi dall’inizio della guerra, quindi, quello attuale potrebbe essere il momento opportuno per un rilancio...
> Leggi tutto...

di Rosa Ana de Santis

La notizia aveva fatto il giro di tutti i quotidiani suscitando sconcerto. Persino il Ministro della Giustizia era dovuto intervenire di fronte a tanto clamore. Oggi i quotidiani locali raccontano la fine di una vicenda giudiziaria impasticciata di omertà. Il caso è quello del carcere di Teramo e dell’accusa di pestaggi, lesioni e omissioni per tre agenti penitenziari e il loro Comandante Giuseppe Luzi. Quello che dava indicazioni su dove “massacrare” un detenuto. “Meglio al piano di sotto”, diceva lui. L’audio raccontava poi del testimone scomodo, del negro che aveva visto tutto. Una confessione impeccabile. Le violenze ai danni di un detenuto, l’ansia per la rivolta che sembrava bollire nelle celle e la sensazione che la pratica ordinaria di quel luogo di pena fosse fatta di ordinari riti di violenza.

Il testimone Uzoma Emeka, soltanto un mese dopo, era morto per un tumore al cervello mai diagnosticato. Un decesso un po’ troppo repentino, il segno dell’abbandono totale in cui versano le condizioni dei detenuti, e senza dubbio una morte comoda. Le indagini subito dopo sono andate avanti a singhiozzo, fino ad arrivare ad oggi in cui viene avanzata la richiesta di archiviazione. Il magistrato ha segnalato come principale impedimento il codice di omertà che lega i detenuti e che non consente di trarre prove ed elementi sul caso né di avere dichiarazioni su cosa accade nelle celle del carcere. Ma l’omertà andrebbe chiamata per nome. E si chiama terrore.

Quello del detenuto vittima delle violenze, l’unico indagato rimasto, che ora si affanna a negare tutto. Quello che forse deve aver avuto il testimone morto all’improvviso. Così gli agenti e il loro comandante potrebbero cavarsela non negando quelle conversazioni, inconfutabili del resto, ma ricorrendo alla tesi bizzarra del “contesto”. Sarebbero stati quei giorni di tensione nel carcere e il timore di una rivolta a causare quegli sfoghi verbali, ma nulla sarebbe accaduto davvero. O meglio: nulla può essere più dimostrato. Le accuse si sbriciolano, anche se emergono chiare le versioni contraddittorie degli indagati e ci sono agli atti le prime timide dichiarazioni. Ma tutto sarà archiviato, la giustizia bloccata. Sono proprio i detenuti a scagionare i loro carnefici. Per paura.

Il caso di Teramo ha lo stesso sapore di altre storie rimaste ancora senza colpevoli. Solo qualche giorno fa, il caso di Giuseppe Uva, condannato a morte in una caserma dei Carabinieri; o le indagini ancora in piedi per Stefano Cucchi, ucciso a metà dalle botte e a metà dalle omissioni dei medici. Per non dire della pena ridicola per i poliziotti responsabili della morte del giovanissimo Federico Aldovrandi. E chissà quanti altri insabbiati. Chissà quanti stranieri stipati nelle nostre carceri di cui nessuno sa ne ha memoria, per cui nessuno avrà strumenti mai per chiederne giustizia.

Teramo disegna un macabro ritratto delle nostre forze d’ordine e soprattutto la consapevolezza che dietro le sbarre ci sia la terra di nessuno. Luogo senza Stato, senza legge. Uno spazio vuoto dato in pasto alla forza. Proprio in occasione dei lavori del ventunesimo Consiglio nazionale del sindacato autonomo Polizia Penitenziaria si è parlato dei problemi serissimi in cui versa la popolazione carceraria nel nostro Paese e, soprattutto, della necessità di ristabilire una diversa e più efficace politica della pena che sia fatta il più possibile, e proporzionalmente ai reati commessi, di misure alternative e di reali proposte rieducative. Un aspetto della detenzione che non importa alla pancia di tanti italiani.

Se tutto questo ha solo qualche lontana occasione di essere credibile, si deve ripartire dall’elemento fondamentale. Riportare la legge dietro le sbarre. Ristabilire la giustizia e almeno i diritti inalienabili di ciascun individuo. Punire gli assassini anche quando sono poliziotti o carabinieri. Per raccontare se questa montagna di omertà è il nemico o il pane della nostra storia.  E se quello che accade dietro le sbarre non sia soltanto la replicazione più esasperata di una stessa diffusa democrazia di carta.

Pin It

Altrenotizie su Facebook

altrenotizie su facebook

 

 

ter2

Il terrorismo contro Cuba
a cura di:
Fabrizio Casari
Sommario articoli

 

Armi a Kiev, trappole in Parlamento

di Antonio Rei

Mentre con la bocca parliamo di soluzione diplomatica, di cessate il fuoco e di pace “credibile”, con le mani continuiamo a mandare armi in Ucraina. Venerdì è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il terzo decreto interministeriale per spedire a Kiev “materiale bellico”, che stavolta sarà anche più pesante di...
> Leggi tutto...

IMAGE

Altrenotizie.org - testata giornalistica registrata presso il Tribunale civile di Roma. Autorizzazione n.476 del 13/12/2006.
Direttore responsabile: Fabrizio Casari - f.casari@altrenotizie.org
Web Master Alessandro Iacuelli
Progetto e realizzazione testata Sergio Carravetta - chef@lagrille.net
Tutti gli articoli sono sotto licenza Creative Commons, pertanto posso essere riportati a condizione di citare l'autore e la fonte.
Privacy Policy | Cookie Policy