Barbari in Alabama

di Mario Lombardo

Lo stato americano dell’Alabama ha approvato questa settimana in via definitiva una legge contro l’interruzione di gravidanza che è a tutti gli effetti la più estrema, retrograda e crudele mai adottata nella storia degli Stati Uniti. Il provvedimento rende illegale l’aborto senza eccezioni, tranne nei casi in cui si renda necessario per salvare la vita della madre. La legge si offre anche...
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Siria, le menzogne e il terrore

di Michele Paris

Col pericolo concreto di un’imminente provocazione americana preparata a tavolino per scatenare un’aggressione militare contro l’Iran, nei giorni scorsi è apparsa un’opportuna rivelazione che conferma come nel 2018 l’amministrazione Trump utilizzò una chiarissima “false flag” come giustificazione per bombardare il...
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di Rosa Ana de Santis

Prima della guerriglia del gennaio 2010 sembrava che gli schiavi delle arance fossero sbucati dalla terra come spettri. All’improvviso. Braccati dai padroncini, rinchiusi nei capannoni della malavita, stipati come animali. Gli africani allora scesero nelle piazze denunciando il loro sfruttamento e le spietate regole del capolarato. Basta farsi un giro oggi a Rosarno per capire che nulla è cambiato. Si viene pagati a giornata o a cassetta per avere la schiena china sulla piana di Gioia Tauro. Si ottengono 20/25 euro al massimo per 10 ore di lavoro e più, senza alcun servizio di alloggio. Braccianti senza casa, senza servizi igienici, stritolati dalla malavita.

Nei giorni dei cortei di fuoco si era invocata la lotta alla clandestinità, nel cuore di una Rosarno esasperata dove era più facile per tutti colpire gli stranieri piuttosto che denunciare la malavita che sui lavoratori stranieri aveva costruito l’ennesimo affare, nel silenzio delle Istituzioni.

L’Ispettorato del Lavoro si è visto giusto nelle settimane della rivolta, poi niente. Cinque ispettori su tutto il territorio della provincia sono davvero pochi e le ispezioni non vanno avanti. I sindacati, CGIL compresa, non hanno saputo fare molto altro che non azioni di vertenze individuali, ma la responsabilità maggiore è delle Istituzioni che non hanno pensato a servizi di alcuna natura per questi lavoratori stranieri e che continuano ad ignorare la simbiosi ormai permanente tra clandestinità, malavita e territorio.

Era accaduta la stessa cosa dopo la strage di Castel Volturno del settembre 2008 e l’uccisione di sei africani e un italiano da parte della camorra. Anche lì l’intervento dello Stato, minimo e superficiale rispetto alla questione della malavita, manifestatosi con la repressione poliziesca del Viminale tutta estemporanea e scenografica, era servito a scaricare sui clandestini e gli stranieri la colpa del disagio, del degrado e dell’insicurezza ottenendo il solo di fine di esasperare la convivenza con gli italiani.

Il sindaco di Castelvolturno è il miglior rappresentante di questa strategia politica che preferisce parlare dell’invasione straniera piuttosto che della camorra. Il razzismo e la paura degli stranieri sono diventati sempre di più strumenti comodi e facili all’uso per un governo che nei fatti non sa come fare per scongiurare, in special modo in alcuni punti critici del territorio, il rischio banlieue.

Le “polveriere” a rischio sarebbero Foggia, Siracusa, Caserta e tutta la Piana di Gioia Tauro. La combinazione di clandestinità e lavoro nero, sfruttamento e malavita, il tutto unito ai mali endemici del nostro Mezzogiorno, sono la causa del disordine e dell’incertezza che va diffondendosi nel territorio e nella società.

Non c’entra la nazionalità, non c’entra l’afflusso di stranieri che invece a quelle economie serve e come. Ma serve così, a queste condizioni. Silenziosi, vessati, anonimi e invisibili. La clandestinità è la garanzia di un mercato prolifico per i mafiosi di casa nostra, un meccanismo efficiente che lo Stato non ha voglia di sbrogliare e che per ora pagano sulla pelle questi lavoratori. Tanto è nera, dirà qualche nostalgico.

Alla prima rivolta di rivendicazione e diritto rimane la scappatoia di chiamarli clandestini in tv e sui giornali, utilizzando le paure collettive e occultando la verità. Quel marcio che la parata di qualche volante mandata dal Viminale dopo i fatti di sangue non basta nemmeno a disturbare. E’ in questo modo che quelle immagini di cassonetti alle fiamme e di strade ridotte a trincee da barricate improvvisate non potranno mai diventare il simbolo di una denuncia sacrosanta contro la mafia e per i diritti, perché quei lavoratori non ne possiedono alcuno. Non sono cittadini, non esistono per nessuno se non per chi li usa come schiavi. Così quando la polveriera esplode, come a Rosarno, nemmeno muoiono, né spariscono. Perché morti lo sono già.

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USA-Iran: guerra e fake news

di Mario Lombardo

Pericolosi venti di guerra continuano a soffiare insistentemente sull’Iran a causa delle macchinazioni e delle ripetute provocazioni messe in atto dall’amministrazione Trump. In contemporanea con l’improvvisa visita a Bruxelles del segretario di Stato USA, Mike Pompeo, gli alleati americani nel Golfo Persico hanno sondato...
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Il terrorismo
contro Cuba
a cura di:
Fabrizio Casari
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