Orban, la colpa della pace

di Mario Lombardo

L’iniziativa del primo ministro ungherese, Viktor Orban, per trovare una soluzione diplomatica alla guerra in Ucraina ha fatto salire a livelli stratosferici l’isteria dei leader europei. La sola possibile identificazione dell’UE o di un suo rappresentante con una proposta o un piano di pace è di fatto inaccettabile, perché comporta la messa in discussione di tutto l’edificio...
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Washington: i cocci della NATO

di Michele Paris

Il vertice NATO di questa settimana a Washington ha fatto registrare i soliti proclami altisonanti e la retorica ambiziosa dei vari leader presenti, in contrasto con le condizioni di avanzata crisi dell’alleanza, sia per il complicarsi in maniera critica della guerra in Ucraina sia per i crescenti problemi politici interni in svariati paesi membri. Soprattutto la stampa americana si sta concentrando sulla “performance” di un presidente Biden a un passo dall’essere messo da parte come candidato democratico alle elezioni di novembre, mentre la preoccupazione principale dei partecipanti al summit è di proiettare sicurezza e unità d’intenti nel sostegno a oltranza all’agonizzante regime di Zelensky. I problemi cronici della NATO...
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di Mariavittoria Orsolato

Dopo due anni e mezzo di indegna guida del fu primo tg della tv di Stato, il direttorissimo Augusto Minzolini lascia su cortese richiesta della direzione generale gli studi di Saxa Rubra. La motivazione è il drastico calo di ascolti del Tg1, unito al naturale spoil-system che tocca la Rai ad ogni avvicendamento nell'esecutivo. A maggior ragione per colui che, come Emilio Fede, é stato il portavoce televisivo del cavaliere ormai (almeno in parte) disarcionato.

Il sito Dagospia, accreditano Minzolini come il nuovo direttore di Panorama in sostituzione coatta di Giorgio Mulè, che commesso il passo falso di attaccare la moglie di Bossi titolando un articolo del settimanale Mondadori “Lady B, imperatrice della Padania” e descrivendo la moglie del Senatur come “l'anima nera del movimento”. “Gestisce l'agenda del marito - si legge - stabilisce chi affiancargli, chi premiare.

E ora sta combattendo la lotta contro i maronian' ribelli e dissidenti che non le perdonano di trattare il partito come un bene di famiglia, da destinare al Trota”, vale a dire al figlio Renzo. Un sgarbo a quello che sulla carta non sarà più un alleato ma che in ogni caso Berlusconi si vuole imbonire in vista del dopo Monti, perchè si sa che Silvio senza Umberto non va da nessuna parte.

Dunque un ritorno all'ovile per lo spampanato del berlusconismo. Dopo aver difeso a spada tratta l'indifendibile del passato esecutivo, la giusta ricompensa per il paladino del cavaliere non può che essere la direzione del rotocalco di famiglia: una collocazione normale e naturale, un'isola felice in cui poter pontificare liberamente senza l'ansia di dover affossare ad ogni costo il servizio pubblico a favore dei tg Mediaset. Il danno d’immagine e conseguente credibilità per la prima testata Rai è stato indubbiamente consumato.

Come certifica anche l’ultima ricerca pubblicata dall’Osservatorio di Demos-Coop, secondo il quale la fiducia nel Tg1, presso il pubblico, oggi si ferma al 50,1%: ben 3,1 punti percentuali in meno di un anno fa e addirittura 18,9 rispetto al 2007, quando il notiziario della prima rete Rai, allora diretto da Gianni Riotta era considerato affidabile dal 69% degli intervistati.

Più o meno lo stesso livello del 2002: un crollo verticale insomma, che in meno di quattro anni ha trascinato nel baratro l'attendibilità di una redazione come quella di Saxa Rubra. Il Tg1 risulta meno credibile di entrambi i notiziari delle altre reti Rai (il Tg3 con il 62,1% è il più apprezzato tra i tre notiziari, mentre il Tg2 si attesta su un comunque risibile 51,5%) ed è stato superato anche dall’outsider Tg La7, cresciuto in maniera esponenziale nell’ultimo anno sotto la direzione di Enrico Mentana (più 5,9 punti dal 2010 e ben 17,4 dal 2007) Tallona il Tg1, il Tg5 quinto a quota 48,5. Il meno credibile dei notiziari nazionali è il Tg4 di Emilio Fede, fermo a 19,4 punti percentuali. Studio Aperto, ovviamente, non pervenuto.

A sostituire il direttorissimo e a sobbarcarsi i suddetti problemi arriverà Alberto Maccari, attuale direttore della Testata Giornalistica Regionale Rai. Una nomine che nelle intenzioni è “ad interim” fino al gennaio 2012 ed è motivata - sempre ufficialmente - dalla prossimità della pensione (manovra Monti permettendo) del sessantacinquenne giornalista umbro. Ufficiosamente invece manca il consenso in Cda: due dei consiglieri (Nino Rizzo Nervo per l'area Pd e Rodolfo de Laurentiis per l'Udc) hanno già affermato la loro contrarietà ad un incarico temporaneo e proprio per la mancanza di una maggioranza sicura in Consiglio in vista del voto di oggi, Garimberti ha deciso di far pesare sul tavolo Rai anche la sua stessa presenza a viale Mazzini.

 

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