La fine del “Russiagate”

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Acqua, lo spreco quotidiano

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di mazzetta

La giunta Alemanno ha sperimentato un sistema chiamato Luft (“aria” in tedesco) che montato sugli autobus serve a ripulire l'aria dalle polveri sottili. Detta così, la notizia suona positiva e più d'uno, in giro per la rete, ha vantato la sensibilità ecologica di Alemanno. Fatti un po' di conti, però, il sistema sembra del tutto inutile e c'è, forse, da discutere sull'uso delle risorse pubbliche per operazioni che sembrano più tentativi di greenwashing, che operazioni adatte a ridurre le emissioni in atmosfera. Il “lavaggio verde” è la modalità preferita dalla politica e dal commercio per darsi una patina di sensibilità ecologica. Una benzina appena meno inquinante diventa subito “verde”, un carburante può addirittura diventare “ecologico” se è raffinato dal grano invece che dal petrolio.

Anche se si presta a colpire l'immaginazione (“Il sindaco che pulisce l'aria), il principale problema del sistema “Luft" è concettuale. Il dispositivo è in pratica un aspirapolvere che dovrebbe trattenere in particolare le famigerate polveri sottili e anche le meno conosciute nano-polveri. Dove però la logica fa a pugni con la realtà è nell'idea che abbia senso spendere denaro ed energie per pulire l'aria invece che per cercare di non sporcarla. In questo senso, dotare gli autobus romani di enormi scatoloni con il sistema “Luft” sul tetto, ha lo stesso senso che avrebbe mettersi a raccogliere l'acqua con uno straccio mentre il rubinetto che allaga la casa continua a buttare acqua. Non dovrebbero esserci dubbi su quale sia la sequenza corretta, ma la politica trova sempre nuove strade per aggirare l'ovvio.

L'idea di filtrare l'aria sporca piace e trova finanziamenti. Li trova nelle pieghe dei provvedimenti contro l'inquinamento e trova anche accoglienza presso le amministrazioni, che possono dimostrare a poco prezzo e senza disturbare le abitudini dei motorizzati, il mercato dei carburanti, dando l'apparenza di curare la salute dei propri cittadini ed elettori. Così in alcune città sono spuntate delle edicole che in realtà sono “stazioni aspiranti” che filtrano l'aria e catturano le polveri. L'italico genio non conosce confini né ostacoli. Ma le emissioni inquinanti non si esauriscono con le polveri sottili, i filtri non catturano la CO2 e nemmeno la gran parte del minestrone di veleni che spediamo in atmosfera con la combustione e l'evaporazione di sostanze. Di sicuro non ripuliscono la vasta gamma di emissioni provocate dal traffico.

A stare ai dati forniti dal sito del comune di Roma, un “Luft” recupera “per ogni 100 autobus muniti di questo dospositivo (sic)... 824 grammi di polveri sottili al giorno, pari a tre quintali l'anno.” Che sono tre chili all'anno per ogni “Luft”. D'accordo che le polveri sottili sono pericolose e sospettate dei peggiori delitti, ma se per raccoglierne otto etti in un giorno si attrezzano cento autobus con un sistema che avrà bisogno di manutenzione, che pesa un centinaio di chili (e ne peggiora quindi i consumi) e che costa qualche migliaio di euro al pezzo (ventimila per la precisione), non sembra esattamente un'idea intelligente: il prezzo non sembra giusto nemmeno se le nano-polveri fossero pericolose quanto alcuni sostengono.

Sostituire un autobus a gasolio con uno a metano, tanto per stare nei dintorni, permette di risparmiare qualche tonnellata d’inquinanti in un anno. Restando al CO2, un'auto moderna e in regola con le ultime normative ne emette centoquaranta grammi a kilometro, che se quella stessa macchina fa 10.000 kilometri all'anno diventano millequattrocento kg. Quasi una tonnellata e mezzo. E questo solo per il CO2. Quanti milioni di tonnellate di inquinanti rilasciano in atmosfera i veicoli a Roma? Quanto pesano le nanoparticelle rilasciate in un anno nell'aria romana?

Un dettaglio non trascurabile sull'impatto che può avere un sistema del genere sull'insieme dell'aria romana, perché l'aria è un fluido e non è che il “Luft” si lasci dietro scie di aria pulita. Se un “Luft” tratta diecimila metri cubi di aria all'ora, c'è da dire che il volume dell'aria nel comune di Roma è di qualche miliardo di metri cubi solo a moltiplicare la superficie del comune per un'altezza di tre metri. Aria che continuerà ad essere sporcata dagli scarichi di milioni di veicoli quando mentre (nell'ipotesi più ottimistica) qualche centinaio di “Luft” girerà per Roma a caccia di farfalle.

A rendere il tutto più ridicolo c'è anche la questione del destino delle polveri raccolte dal sistema. Il Comune di Roma dice che ”Il funzionamento del dispositivo si basa sull'azione congiunta di elettrofiltri che isolano le microparticelle delle polveri dell'aria e degli altri inquinanti - segnatamente gli ossidi di azoto, di zolfo, gli Ipa e i pollini - e, successivamente, le abbattono tramite un sistema di ugelli, che spruzzano a pressione una soluzione salina a base acquosa, totalmente ecocompatibile.” C'è confusione, perché il signor Stefano Montanari, chiamato in qualità di esperto a consigliare la giunta capitolina dice invece sul suo sito: “...di acqua non ne va una goccia, essendo la pulizia eseguita con un sistema ad ultrasuoni. E le polveri? Dove finiscono le polveri catturate? Forse non ho gridato abbastanza forte: le polveri vengono compattate ad alta pressione e ci si fanno dei graziosi cubetti belli sodi da cui non esce nulla. E i filtri intasati? ... Inoltre, questi durano un anno, mentre gli elettrofiltri tengono le polveri appiccicate, e questo per non meno di sei mesi (ma probabilmente anche un anno), dopodiché il sistema viene lavato (niente acqua!). Nasce quindi il mistero della soluzione salina a base acquosa: era meglio se si spiegavano prima tra loro.

Stefano Montanari è un esperto delle polveri più fini che ci sono, è un “nanopatologo” e si occupa delle patologie provocate dalle “nanoparticelle”, sulle quali non è che ci sia una gran letteratura scientifica. La sua consorte è una scienziata che ha concluso una ricerca sul tema e Montanari ne era così entusiasta che ha convinto Beppe Grillo a indire una colletta e i suoi fan a sponsorizzare l'acquisto di un microscopio speciale da trecentomila euro per permetterle di andare avanti nelle ricerche. Poi il microscopio è finito ad un'università e sulla vicenda è calato il silenzio. Nel suo curriculum c'è anche la sua candidatura a premier alle ultime elezioni; se non ve ne siete accorti non è una colpa, era il candidato della lista “Per il Bene Comune”, creata proprio fidando sulla popolarità ottenuta attraverso il sito di Grillo. Ma non è riuscito a impensierire Berlusconi e Veltroni, lo 0.3% raccolto dalla sua formazione non ha portato in parlamento nemmeno un deputato. Ora Montanari riappare e forse il suo destino diventerà quello dell'ecologista-foglia-di-fico intruppato in un partito di destra.

Alemanno farebbe bene a cambiare consulenti e a chiedersi che senso abbiano gli orridi scatoloni sul tetto degli autobus, ma anche e se valga la pena di rischiare di passare alla storia dell'Urbe come il sindaco del “Luft”; forse non vale la pena di rischiare il ridicolo eterno ed universale per guadagnare qualche punto presso i romani  sensibili all'inquinamento. Sicuramente non vale la pena di impegnare centinaia di migliaia di Euro per questo genere di esperimenti: il bilancio capitolino è già abbastanza sgangherato per infliggergli anche questa umiliazione.

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