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Assange e l’uomo della CIA

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di Alessandro Iacuelli

Possiamo solo immaginare la sorpresa che ha attraversato la mente di una signora torinese di 76 anni, quando e tornata casa, dopo aver fatto la spesa in un discount, e nell'aprire la confezione di mozzarella appena comprata, l'ha vista diventare di un vivace colore blu al solo contatto con l'aria. Possiamo solo immaginarla, quella sorpresa, perché certe esperienze per essere comprese vanno purtroppo fatte dal vivo, anche in campo alimentare. La signora non si è fatta mettere al tappeto da quella sorpresa, magari gettando nei rifiuti quel prodotto, ma ha preferito chiamare i nipoti adolescenti, che con i loro cellulari hanno filmato la strana mozzarella blu. Poi, cellulari alla mano, ha contattato i carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni.

Così, i Nas di Torino hanno effettuato un primo maxi-sequestro di 70 mila confezioni di mozzarella a lunga conservazione, mentre il pm Raffaele Guariniello, della procura torinese, ha aperto un’inchiesta. Contemporaneamente, anche a Trento un'altra donna, al ritorno dalla spesa, ha trovato la stessa amara sorpresa nel colore della mozzarella. Un ampio campione del sequestro si trova ora presso l'Istituto Zooprofilattico di Torino, per essere analizzato, ma nel frattempo l'analogo istituto veneto, che ha ricevuto la mozzarella sequestrata a Trento, ha già avanzato un'ipotesi: la presenza di un batterio, all'interno del prodotto, che al contatto con l'aria provoca la colorazione della mozzarella.

Le mozzarelle, prodotte in Germania, erano destinate ai banconi di una nota catena di supermercati discount, che le distribuiva a costi compresi fra 1,75 e 2 euro, classificate come "a lunga conservazione". La società, hanno spiegato gli inquirenti, si è comportata bene, collaborando con i carabinieri e dandosi da fare per ritirare tutti i pezzi entrati in circolazione. Guariniello, intanto, sta valutando l'attivazione di una rogatoria internazionale per individuare i responsabili dell’azienda tedesca e iscriverli nel registro degli indagati. Il reato ipotizzato, per ora a carico d’ignoti, è la violazione dell’articolo 5 della legge del 1962 sugli alimenti.

Parallelamente, il ministro della salute, Ferruccio Fazio, ha comunicato che è già stato attivato il sistema di allerta rapido comunitario con la segnalazione alla Commissione europea e alle autorità tedesche della contaminazione delle mozzarelle. E dopo l’intervento dei Nas non dovrebbero più esserci esemplari nei banchi frigo della piccola e grande distribuzione.

Cosa potrebbe essere successo? A fare delle ipotesi sensate, e a dare anche degli utili spunti di riflessione, è la dottoressa Maria Caramelli, direttore sanitario dell’Istituto zooprofilattico, che racconta come in effetti "la presenza di un batterio è l’ipotesi più accreditata: quando prolifera tende a virare proprio verso il blu", e individua anche, con le dovute cautele, di quale batterio si tratta e del come può aver preso dimora nelle confezioni. Si potrebbe trattare infatti "degli pseudomones, di cui esistono diverse varianti", batteri che si sviluppano e si riproducono a velocità elevate quanto "esistono carenze igieniche nell’acqua", ma anche "limiti nei sistemi di refrigerazione possono essere la causa scatenante. Ed è probabile che in situazioni dove il risparmio economico è alla base di tutto, si faccia attenzione a non spendere troppo in refrigerazione. Ma questa, ovviamente, è soltanto un’ipotesi". Infine, verranno effettuati, per avere una completa informazione sull'incidente, anche dei test tossicologici, presso il Centro antidoping dell’ospedale San Luigi di Orbassano.

Fin qui la notizia. Ma non c'è solo quella, perché la notizia fa nascere una serie di considerazioni, magari più o meno condivisibili, però inevitabili. A farle, è prima di tutto Coldiretti. L'organizzazione di categoria fa osservare che "metà delle mozzarelle in vendita nel nostro Paese sono fatte con latte straniero o addirittura una su quattro con cagliate industriali (semilavorati) provenienti dall'estero.", quindi secondo Coldiretti "l'operazione dei Nas fa dunque luce su un fenomeno che inganna consumatori e allevatori italiani e mette a rischio la salute dei cittadini."

"Dalle frontiere italiane sono passati in un anno", sostiene Coldiretti, "ben 1,3 miliardi di litri di latte sterile, 86 milioni di chili di cagliate e 130 milioni di chili di polvere di latte di cui circa 15 milioni di chili di caseina utilizzati in latticini e formaggi all'insaputa dei consumatori e a danno degli allevatori. Il risultato è che tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri, mentre la metà delle mozzarelle in vendita sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall'estero: ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio indicarlo in etichetta."

Tutte considerazioni corrette e interessanti, sulle quali occorrerebbe un ampio dibattito, che però partono da un'ipotesi "di parte", cioè che tutto ciò che è in qualche modo "italiano" sia di migliore qualità rispetto a ciò che è in genere "straniero". Per raggiungere una migliore obiettività, può allora essere utile aggiungere le considerazioni fatte, sul caso delle mozzarelle blu, dall'ADUC, l'Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori, che fa notare tre punti salienti.

Il primo, probabilmente il più importante, è che la scoperta, quella della colorazione blu, è stata fatta da una consumatrice e non dalle strutture sanitarie e di controllo italiane od europee; il che lascia qualche dubbio sulla capacità delle autorità pubbliche di prevenire fenomeni di adulterazione alimentare. Insomma, cosa mangiamo ogni giorno che non dovremmo? E perché chi dovrebbe accorgersene non se ne accorge?

La seconda osservazione sarà già saltata all'occhio di chi ha letto fin qui: da nessuna parte si rileva né il nome della casa produttrice tedesca, né quello dell'importatore del prodotto, né quello della catena di discount o di supermercati dove è stata acquistata la mozzarella blu. Tale informazione dovrebbe essere prioritaria per chi acquista prodotti di consumo, soprattutto alimentari. Ma per carità, in Italia non si deve mai rovinare il buon nome di nessuno.

Infine, sempre secondo l'ADUC, c'è anche un terzo punto, che è quello che potrebbe scatenare le polemiche maggiori: si punta il dito contro prodotti "stranieri" come se quelli italiani fossero naturalmente "buoni ed esenti". L'Associazione dei consumatori conclude dicendo: "Non è così, anche i prodotti italiani possono essere adulterati o contraffatti (olio, vino, latticini, ecc.)".

A queste considerazioni, chi scrive ne aggiunge solo una, personalissima, ed è una domanda tanto banale quanto spontanea: come è possibile che un Paese come l'Italia, che di latte, di mucche e di caseifici ne ha in abbondanza, debba importare le mozzarelle dalla Germania?

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