di Alessandro Iacuelli

Non c'è stato bisogno di un terremoto o di uno tsunami, per fare tremare l'Europa, alle 11.45 di oggi. E' bastato l'annuncio dell'esplosione di un forno presso il sito nucleare di Marcoule, in Francia, a 30 Km da Avignone. Il bilancio è di un morto, trovato completamente carbonizzato, e quattro feriti. Più difficile sarà tracciare il bilancio dal punto di vista ambientale e della salute umana.

Per il momento, c'è la consueta corsa allo spegnimento di ogni allarmismo, come a Fukushima, come per i 30 ed oltre incidenti nucleari francesi degli scorsi anni e così via fino a Chernobyl, tornando indietro nel tempo. Così, anche in questo caso invece di un'adeguata e completa informazione alla popolazione, si è preferito correre ai soliti slogan: "Non c'è stata fuga radioattiva all'esterno", come fa sapere il Commissariato dell'energia atomica. I vigili del fuoco d'oltralpe, hanno comunque eretto un perimetro di sicurezza intorno alla centrale, a causa del rischio di fughe.

Di sicuro, per poter dire qualcosa di corretto, l'incidente non riguarda direttamente i reattori nucleari presenti: l'esplosione è avvenuta in un impianto per il ritrattamento del combustibile. Non è chiaro, al momento, se si tratti di un forno per estrarre l'umidità dal combustibile oppure di un impianto nel quale vengono fusi o vetrificati i metalli a bassa attività. In casi del genere si attende dall'autorità nucleare francese, un'immediata informazione, cosa che non sta avvenendo. Analogamente, anche la causa dell'incidente al momento non è nota, ma quando si ragiona di nucleare c'è poco da fare: è l'effetto prodotto da una cattiva gestione.

Anche il governo di Parigi si è affrettato a dire che "non c'è stata fuga radioattiva". Sul sito nucleare non è prevista nessuna evacuazione né isolamento di lavoratori della centrale dove è avvenuto l'incidente, annuncia il ministero dell'Interno. Le stesse parole già sentite il giorno dopo Fukushima. Naturalmente ci si augura che non si tratti di un incidente grave e che possa essere presto ricondotto ad un "incidente convenzionale", rispetto ad un "incidente nucleare", tuttavia è il caso di osservare che la chiarezza e l'onestà sono le prime cose da mettere davanti, in casi del genere. Per non fare la fine del Giappone, dove sei mesi dopo l'incidente si stanno ancora contando i danni provocati proprio dal non voler ammettere le cose come stanno. Nel settore nucleare, il tenere nascosta la realtà dei fatti, con la scusa del non volere allarmare la popolazione, non ha mai pagato e non paga, conduce anzi ad altre reazioni a catena, di errori politici e gestionali, che peggiorano le cose.

La centrale di Marcoule possiede 3 reattori UNGG da 79 MW totali. E' stata la prima centrale nucleare francese, nello stesso sito esiste anche un altro reattore (il N°1) costruito dal 1955 al 1956 da soli 2 MW e non utilizzato per la produzione elettrica. La centrale fa parte di un più ampio sito nucleare, un'installazione industriale gestita da AREVA e dal CEA. A Marcoule furono costruiti i reattori nucleari a uso militare per le ricerche destinate alla costruzione della bomba atomica francese.

Se dovesse davvero essere fuoriuscito del materiale radioattivo e se i venti ci metteranno lo zampino ci sarà poco da stare allegri: Marcoule si trova a 242 km da Ventimiglia, 257 da Torino, 342 da Genova. Stato di allerta, dunque, anche se al momento nessuno ammette la fuga radioattiva. Raggiunto telefonicamente, il capo della Protezione civile nazionale, Franco Gabrielli, ha precisato che "nella malaugurata circostanza per la quale si possano verificare fughe radioattive, sarebbero comunque ridotte perché non fuoriuscite dal reattore della centrale". Lo stato di allerta c'è comunque. Lo racconta l'assessore regionale all'Ambiente della Liguria, Renata Briamo: "Attendiamo novità dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, dove è già al lavoro l'unità di crisi con Ispra-Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale e Vigili del Fuoco".

Anche la Protezione Civile in Piemonte é in allerta. I tecnici dell'Arpa sono al lavoro con un monitoraggio costante, in grado di registrare anche la più piccola variazione di radioattività. Al momento non si segnala alcuno scostamento dai valori normali, ma in ogni caso non sarebbero possibili prima di 24-48 ore. Infatti i 257 chilometri di distanza da Torino al luogo dello scoppio sono abbastanza da rendere improbabile l'arrivo di una nube radiattiva prima della mezzanotte di oggi.

La situazione è del tutto analoga a quella che si creò con la nube di ceneri del vulcano Grimsvoth, in Islanda. Ogni 10 minuti le apparecchiature predisposte emetteranno le loro registrazioni e non è affatto detto che eventuali fughe radioattive si orientino verso il Piemonte o la Liguria e non in altre parti d'Italia o dell'Europa. Due i sistemi di monitoraggio in funzione: uno meteorologico, l'altro sul territorio. Il primo serve proprio per verificare se e come le correnti d'aria orienterebbero le eventuali particelle radioattive. Il secondo è capace di registrarne puntualmente la presenza in atmosfera o sul terreno. In pratica, se proprio si vuole spegnere ogni allarmismo, basta dire le cose come stanno realmente: in Italia, soprattutto nelle zone limitrofe il confine francese, siamo già pronti a fronteggiare un eventuale aumento di radioattività, stiamo monitorando attentamente e correttamente la situazione, senza attendere conferme, smentite, rimpalli politici, inchieste dell'AIEA.

Secondo le prime informazioni rese note dall'Agenzia per la Sicurezza Nucleare francese, che anche in questo caso non sta brillando per trasparenza, si tratta di un'esplosione di una fornace che non ha causato alcuna fuga raioattiva o chimica all'esterno dell'impianto. In seguito all'incidente, l'ASN ha attivato il suo centro di urgenza. Secondo un portavoce di EDF, la cui controllata Socodei gestisce il centro in cui è avvenuto l'incidente, "é un incidente industriale, non è un incidente nucleare". Forse ancora presto per dirlo.

Nonostante questo, alle 16.34 l'Autorità per la Sicurezza Nucleare ha dichiarato l'incidente "chiuso" ed ha sospeso la sua organizzazione di crisi. "L'incidente all'impianto di Centraco, nel Sud della Francia, che ha provocato un morto e quattro feriti, tra cui uno grave - si legge in una nota dell'Asn - si é concluso". Nessuna evacuazione per venti chilometri, come in Giappone, e tutti a casa. Probabilmente, in questo caso fa meglio la protezione civile italiana, che a 250 chilometri di distanza, continuerà per qualche giorno a monitorare i valori di radioattività. Forse stavolta sarà l'Italia a dare una piccola lezione di sicurezza ai vicini di casa, soprattutto nella malaugurata ipotesi che qualche valore dovesse mostrare un'improvvisa impennata. Se invece, come si spera, non succederà nulla, allora sarà stato soltanto l'ennesimo brivido di autentico e giustificato terrore. Per l'Europa intera.

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