Nel 79 d C, attraverso la lettera di Plinio il Giovane a Tacito, la cronaca dell’eruzione:
“…Si elevava una nube, ma chi guardava da lontano non riusciva a precisare da quale montagna (si seppe in seguito che era il Vesuvio): nessun'altra pianta meglio del pino n’è potrebbe riprodurre la figura e la forma. Infatti, slanciatasi in su come se si sorreggesse su di un altissimo tronco, si allargava poi in quelli che si potrebbero chiamare dei rami; credo che il motivo risiedesse nel fatto che, innalzata dal turbine subito dopo l'esplosione e poi privata del suo appoggio quando quello andò esaurendosi, o anche vinta dal suo stesso peso, si dissolveva allargandosi. Talora era bianchissima, talora sporca e macchiata, a seconda che aveva trascinato con sé terra o cenere…”.



E non la terra o la cenere sembrerebbero inghiottire di nuovo Pompei, sito tra i più famosi e visitati al mondo, ma il dissesto idrogeologico e il cambiamento climatico, o almeno (antecedenti al nuovo progetto di ripristino), queste le motivazioni ufficiali rifilate dalla Soprintendenza archeologica. Ciò nondimeno, fino a ieri, non tenevano le scusanti per l’incuria, le intrusioni notturne, i furti, il complessivo stato d’abbandono in cui versavano i reperti dell’intera città romana.

Dopo i crolli, lo scandalo, il monito internazionale, dopo il grido di dolore di Johannes Hahn, (commissario europeo alle Politiche regionali) e le sue dichiarazioni tipo “ogni crollo è per me un’enorme sconfitta”, si capisce con quanta solerzia si sia mosso il ministro della Cultura, Dario Franceschini, nel voler utilizzare immediatamente quei benedetti 105 milioni di euro messi a disposizione dall’Unione Europea (cui vanno aggiunti altri 34, reimpiegati per il restauro di 51 opere, per un totale di 127 milioni). Direttore del Grande Progetto Pompei, è il generale dell’Arma, Giovanni Nistri, cui è subentrato, causa altro incarico, il collega Luigi Curatoli, soprintendente è Massimo Osanna, riconfermato fino al 2018.

Con il contributo dell’Ue - la pressione della comunità internazionale, soprattutto per le annose polemiche legate a burocrazia e corruzione - i risultati, questa volta, non si sono fatti attendere. “Un lavoro serio, di squadra, realizzato in silenzio”, ha ripetuto lo stesso Franceschini all’inaugurazione delle sei Domus restaurate. Fondamentale nel progetto, l’attenzione all’impostazione originaria, con le dovute “correzioni” ottimizzando il restyling alle basilari regole della tutela archeologica, ma molto è stato fatto anche con la Regione e i Comuni interessati, affinando l’accoglienza e migliorando i trasporti nella zona degli scavi.

Nell’iter dei crolli, a iniziare è la Casa dei Gladiatori, praticamente rasa al suolo. Il primo e forse più doloroso degli episodi avviene il 6 novembre 2010, lungo la principale Via dell’Abbondanza. Colpa delle eccezionali piogge si dirà.

Il refrain si conferma inarrestabile: nello stesso anno, cede il muro perimetrale della Casa del Moralista, a soli venti metri dalla precedente; poi, è la volta di un reperto in “Opus Incertum” (parete realizzata con una particolare tecnica), collocata nei pressi di Porta Nola.

Ridotto in frantumi un pozzo interno all’edificio 41 di Via Consolare, e siamo al 27 ottobre del 2011; non è finita, il 22 dicembre si sbriciola uno dei pilastri che puntellava il pergolato esterno alla Casa di Loreio Tiburtino e, nel febbraio seguente, un intonaco su Via dell’Abbondanza: a essere colpita è la Domus della Venere in conchiglia, una pittura fra più belle e meglio conservate dell’intera urbem.

Tra aprile e settembre del 2012, crollano un muro interno di una Domus appartenente alla Regio V e parte del peristilio che chiude Villa dei Misteri. Ancora: l’anno successivo si regista il cedimento della Casa del Torello di Bronzo, franano il muro di una bottega in via Stabiana e parte dell’intonaco nella Casa della Fontana Piccola.

Nel 2014, si sbriciolano la spalletta del quarto arcone nel Tempio di Venere e il muro di una tomba nella necropoli di Porta Nocere. Crolla un’altra bottega lungo via Nola, mentre, nel 2014, di nuovo una porzione di muro in “opera incerta” per una Domus sconosciuta, nei pressi  della Regio V. E’ appena iniziato il 2015 e si verifica uno smottamento nel giardino della Casa di Severus, sovrapposto al banco lavico di un costone; anche in questo caso, la Sopraintendenza si discolpa appellandosi alle forti piogge.

Le forti piogge tormentano l’antica urbem di Pompei, ma, più concretamente, cedimenti e deterioramenti sono dovuti a un’endemica assenza di manutenzione, fino a quando, nel secondo trimestre del 2015, si dà inizio ai lavori che incalzano a ritmo tale da sostenere una spesa effettiva pari a ventotto milioni circa, in media, un milione di euro a settimana. Purtroppo, mentre i restauri procedono a scansione, un ultimo crollo qualche giorno fa: venuta giù una sezione in pietra lavica di una colonna, nei pressi di Porta Marina, sempre lungo Via dell’Abbondanza.

Intanto, però, nel dicembre scorso, dal giorno della “prima”, la bellezza mozzafiato delle sei Domus restaurate invade i visitatori (numerosissimi). Grazie agli affreschi, l’antico ordine ripristinato, le strutture portanti potenziate, si prevede un credibile riscatto per l’antica Pompei.

La Fullonica di Stephanus con le sue vasche per il trattamento delle stoffe (una vera e propria tintoria dell’epoca), dove si utilizzavano coloranti naturali misti all’acqua (pur senza disdegnare l’uso delle urine) si trova sulla centralissima Via dell’Abbondanza, la stessa, oggetto di tanti crolli, che oggi pullula non solo di turisti ma anche d’operai e puntelli.

I meravigliosi quattro ambienti termali della Domus del Criptoportico, sono stupefacenti per i dipinti rinvenuti e l’assoluta armonia architettonica (la luce entra e si perde nel lungo corridoio, negli affreschi in cui domina il Rosso Pompeiano, nel magnifico soffitto a volte).

Recuperate la Domus di Paquius Proculus e le sue diciture elettorali, la Domus di Sacerdos Amandus, con le pitture eroiche del triclinio e quella attigua di Fabius Amandio, meno sfarzosa, esempio di piccola casa del ceto medio; infine, una ricca dimora di mercanti, nell’opulenza ornamentale delle pareti e dei pavimenti, nella Casa dell’Efebo.


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