di Bianca Cerri

Mentre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite diceva basta con la pena capitale, negli Stati Uniti l’emittente RX annunciava che il procuratore generale del New Jersey intende ricorrere in appello contro la decisione di abolire le leggi capitali presa dal governatore solo 24 ore prima. Non è detto però che il ricorso sarà accolto: prima di tutto perché l’assemblea legislativa aveva già dato il suo assenso e in secondo luogo perché andrebbe provato che l’abolizione della pena capitale vìoli i diritti costituzionali dei cittadini del New Jersey. L’unico rischio è che venga messa in discussione la facoltà del governatore di commutare le condanne a morte già sancite in ergastoli senza condizionale, possibilità non ancora praticabile all’epoca in cui le condanne vennero inflitte. Intanto, gli avvocati del pubblico patrocinio attendono di sapere quale linea di difesa dovranno adottare per i diciannove imputati di reati capitali non ancora processati, ma sarebbe veramente un peccato se gli sforzi compiuti dal governatore per instaurare una giustizia più umana fossero vanificati da questioni burocratiche. I giornali gettano benzina sul fuoco pubblicando lettere di lettori che si dicono frustrati per non essere stati chiamati a dare il loro parere sulla questione della pena capitale. Il Ledger accusa anche il governatore di aver favorito le lobbies criminali ai diritti della gente e i parenti delle vittime intendono impegnarsi per far annullare la revoca decisa dal governatore. Insomma, pare che moltissime persone preferirebbero tornare a quella giustizia oscurantista che dal 1690 al 1963 imperò in New Jersey e portò alla morte di 361 esseri umani. Ai condannati spesso non venivano chieste neppure le generalità prima di procedere alle impiccagioni.

Nel 1873, il governatore del New Jersey rifiutò la grazia all’italiano Luigi Lusignani, accusato di aver ucciso la moglie, che fu impiccato il 15 maggio dello stesso anno.
Nel 1907, lo stato adottò la sedia elettrica, che i legislatori consideravano un metodo più “umano” di dare la morte rispetto al nodo scorsoio. Toccò ad un italiano, Saverio Digiovanni, immigrato in America dall’Abruzzo, diventare la prima vittima della nuova era. Digiovanni, che faceva parte di un gruppo di anarchici, passò un mese nel braccio della morte prima di essere giustiziato, molto probabilmente più per le sue idee politiche che per il reato per il quale era stato incriminato.

Conoscendo solo poche parole di inglese, non era riuscito neppure a rispondere alle domande che gli erano state poste dalla polizia. L’11 dicembre del 1907, alle sei del mattino, fu prelevato dalla sua cella nel carcere di Trenton e avviato lungo il breve corridoio che lo separava dalla sedia elettrica. Prima che venisse ucciso, una guardia gli bagnò il cranio, la fronte, le mani e le caviglie con una spugna imbevuta di acqua e sale per facilitare la conduzione dell’elettricità sul corpo. Dopo l’esecuzione, il corpo di Digiovanni fu sepolto in una tomba senza nome del cimitero di Nostra Signora di Lourdes. In oltre cento anni nessuno lo ha mai reclamato.

Negli Stati Uniti, la notizia di una moratoria sulla pena capitale non ha suscitato gli stessi entusiasmi con la quale era stata accolta in Europa. I giornali hanno dedicato molto più spazio ad articoli sulla gravidanza delle stelle del cinema e a saggi sull’’evoluzione delle balene. Indipendentemente da ciò che accadrà in New Jersey, non sarà facile disperdere le ombre che ancora aleggiano sulle leggi capitali e il futuro appare quanto mai preoccupante sia in termini politici che sotto l’aspetto culturale. “La Florida non è il New Jersey”, titolava il Tampa Bay a poche ore dall’approvazione della moratoria. Secondo l’articolista, ben venga la spesa di 150 dollari l’anno che ogni cittadino della Florida deve sostenere se questo serve a “proteggere i bambini dai lupi mannari”. Intanto, in California, Carolina del Nord, Ohio, Pennsylavania e Texas erano già state chieste cinque condanne a morte per altrettanti imputati e in Connecticut un giudice aveva già fissato al dieci marzo 2008 la data di morte per Russell Peeler Jr

La pena capitale è oggetto di discussione anche fra i candidati alla presidenza degli Stati Uniti e sarà certamente uno dei temi attorno ai quali si giocheranno la vittoria. Hillary Clinton è da lungo tempo una sostenitrice delle leggi capitali e fu una delle promotrici di della legge che prevede uno stanziamento di fondi per gli esami del DNA. Come first lady pare abbia fatto pressioni per far approvare la legge voluta dal marito che allargava la lista dei reati passibili di pena di morte.

Tra i repubblicani, Mike Huckabee, che tutti danno per favorito alle imminenti primarie in Iowa, ha più volte ribadito la sua fiducia nelle leggi capitali. Ex-governatore dell’Arkansas, Huckabee ha all’attivo sedici mandati di morte, compresi quelli di Christina Riggs, una madre affetta da una forma di grave depressione accusata di aver assassinato i propri figli e di Charles Singleton, malato di schizofrenia ed incapace di intendere e di volere nel momento in cui fu condannato a morte.

La Commissione Etica dell’Arkansas lo ha più volte richiamato per aver accettato soldi in cambio di favori, ma lui è riuscito ugualmente ad insinuarsi tra i favoriti alle prossime presidenziali. Al branco di giornalisti che lo segue come adolescenti che braccano una rockstar, ha detto di essere orgoglioso dei mandati di morte firmati. Del resto, ha aggiunto, che la pena capitale sia giusta lo dimostra il fatto che Gesù Cristo si avviò al patibolo senza invocare clemenza, come si addice ad un uomo che sa di dover espiare una colpa. Forse avrebbe dovuto ricordare anche che un governatore-carnefice se la cavò con una lavata di mani…

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