Nel pieno dei venti di guerra in Medio Oriente, il governo americano del presidente Trump starebbe studiando una nuova offensiva contro l’Iran, cercando di allineare le posizioni, finora divergenti, di Stati Uniti ed Europa sull’accordo relativo al programma nucleare della Repubblica Islamica sottoscritto a Vienna nel 2015.

 

 

L’iniziativa è stata rivelata questa settimana da un’esclusiva della Reuters e sembra essere il tentativo, da parte della Casa Bianca, di fare finalmente qualcosa di concreto per rispettare la promessa di Trump di boicottare la stessa intesa sul nucleare di Teheran nonostante l’opposizione della comunità internazionale.

 

Il dipartimento di Stato americano avrebbe cioè imposto un ultimatum agli alleati europei coinvolti nei negoziati di Vienna - Francia, Gran Bretagna e Germania - per convincerli a modificare il trattato con l’Iran secondo le richieste di Washington. Se ciò non verrà fatto, Trump abbandonerà l’accordo e, quanto meno, procederà unilateralmente con la reimposizione delle sanzioni economiche contro Teheran, sospese dall’intesa stessa.

 

Questa decisione potrebbe essere presa già in occasione della prossima scadenza, prevista da una legge del Congresso USA, per la certificazione del rispetto dei termini dell’intesa di Vienna da parte dell’Iran. Lo scorso ottobre Trump aveva già espresso parere negativo, ma il Congresso aveva deciso di non agire, confermando di fatto la sospensione delle sanzioni e rimandando la palla alla Casa Bianca.

 

Secondo l’amministrazione Trump, i tre paesi europei dovrebbero impegnarsi per includere in un nuovo accordo modificato provvedimenti che facciano fronte ad alcune questioni escluse dal documento firmato a Vienna. Esse riguardano lo stop allo sviluppo e all’esecuzione di test di missili balistici a lungo raggio, il rafforzamento delle ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), che avrebbe accesso virtualmente a qualsiasi sito civile e militare, e l’imposizione permanente delle restrizioni attualmente in vigore in maniera temporanea al programma nucleare civile iraniano.

 

Le richieste americane non hanno alcuna giustificazione legale né razionale e sono basate unicamente sul fatto che l’Iran è il principale rivale strategico di Washington in Medio Oriente. L’intesa di Vienna, che Teheran continua a rispettare integralmente, ha superato infatti anche le accuse, in gran parte artificiose, e le misure restrittive imposte alla Repubblica Islamica per le presunte violazioni di precedenti risoluzioni ONU, peraltro motivate politicamente e istigate da Washington.

 

Soprattutto, proprio perché del tutto immotivate, le condizioni che Trump vorrebbe aggiungere all’accordo di Vienna sono destinate a essere respinte dal governo iraniano, come gli USA ben sanno. Queste imposizioni servono d’altra parte al preciso scopo di giustificare l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo, attribuendone la responsabilità all’Iran, ma anche, in seconda battuta, a Francia, Gran Bretagna e Germania, se i governi di questi paesi non si adegueranno alle posizioni americane.

 

Le implicazioni dell’ultimatum all’Europa da parte dell’amministrazione Trump sono dunque tali da minacciare un nuovo aggravamento delle tensioni internazionali. Se Parigi, Londra e Berlino dovessero accettare le richieste americane, è evidente che si tornerebbe allo scontro totale tra l’Occidente e la Repubblica Islamica.

La rottura con Teheran rappresenterebbe un clamoroso autogol da parte dell’Europa, visto che i benefici economici ed energetici dell’accordo di Vienna, concretizzatisi per ora solo in minima parte, finirebbero per sparire precocemente. Inoltre, l’accettazione delle richieste americane aprirebbe un nuovo fronte di scontro tra l’Europa da una parte e Russia e Cina dall’altra, ovvero le altre due potenze coinvolte nei negoziati sul nucleare e quelle più vicine all’Iran.

 

Nel caso Francia, Gran Bretagna e Germania respingessero invece l’ultimatum di Washington, le distanze tra le due sponde dell’Atlantico si accentuerebbero, andando ad aggiungersi, tra l’altro, alle frizioni provocate dalle tendenze protezionistiche americane e dal lancio del progetto di difesa comune europea, potenzialmente alternativo alla NATO.

 

In questo quadro, ha poco senso il giudizio dato all’iniziativa di Trump dalla Reuters e da altri media americani, secondo i quali essa rappresenterebbe un ammorbidimento delle posizioni del governo USA sulla questione iraniana. Al contrario, l’ultimatum del dipartimento di Stato conferma la volontà degli Stati Uniti di proseguire sulla strada della guerra contro l’Iran, con o senza gli alleati europei, messi ora oltretutto in una posizione decisamente imbarazzante.

 

Dai governi di Parigi, Londra e Berlino non sono arrivate per il momento reazioni ufficiali alla rivelazione della Reuters. In una conferenza stampa, il ministero degli Esteri francese ha comunque toccato l’argomento del nucleare iraniano, ribadendo l’intenzione del presidente Macron di rispettare pienamente il trattato di Vienna. Nei mesi scorsi, d’altra parte, tutti i paesi intervenuti nei negoziati si erano sempre sganciati dalle posizioni della Casa Bianca, spesso in maniera netta anche tra gli alleati americani.

 

La fermezza con cui l’Europa ha finora difeso l’accordo sul nucleare potrebbe però anche venire meno nel prossimo futuro sotto le pressioni di Washington. Questa ipotesi non è da escludere, soprattutto alla luce del mancato materializzarsi, a causa principalmente del persistere di sanzioni americane, dei vantaggi economici prospettati dalla fine dell’isolamento internazionale dell’Iran.

 

Il clima attorno alla Repubblica Islamica lascia in ogni caso poco spazio all’ottimismo. L’iniziativa di Trump sull’accordo di Vienna giunge in un frangente segnato da un chiaro ritorno alla retorica anti-iraniana anche da parte di alcune voci che avevano abbracciato la distensione promossa dall’amministrazione Obama nel 2015.

 

L’Iran continua così a essere attaccato principalmente per il proprio ruolo in Siria, come ha mostrato la sceneggiata del premier israeliano Netanyahu nel fine settimana a Monaco di Baviera, e per quello presunto nello Yemen, denunciato assurdamente da un recente articolo scritto per il New York Times dall’ambasciatrice USA alle Nazioni Unite, Nikki Haley.

 

Proprio il giornale “liberal” americano ha pubblicato lunedì un minaccioso pezzo di aperta propaganda sull’Iran, basato su fonti legate a USA, Israele e Arabia Saudita, descrivendo le attività di questo paese in Siria per costruire una vasta rete di “infrastrutture” volte a minacciare la sicurezza israeliana. La conseguenza logica dell’indagine del Times sembra essere così l’inevitabilità di una nuova guerra regionale per sradicare l’influenza iraniana da uno spazio strategico cruciale per Washington e Tel Aviv.

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