Un ultimatum imposto dall’ONU al Regno Unito per riparare a uno dei più odiosi crimini del periodo coloniale è prevedibilmente scaduto qualche giorno fa senza che nessuna azione sia stata adottata dal governo di Londra. Il caso riguarda la sorte dell’arcipelago delle Chagos, nell’Oceano Indiano, dove negli ultimi cinque decenni si è consumata, per mano di Gran Bretagna e Stati Uniti, la distruzione di un intero popolo in aperta violazione del diritto internazionale.

 

Alla scadenza del 22 novembre, il Regno Unito avrebbe dovuto consentire il ricongiungimento delle isole Chagos con le Mauritius, a cui legittimamente appartengono, e il ritorno sull’arcipelago dei suoi abitanti originari e dei loro discendenti. Il termine della scorsa settimana era stato stabilito da un voto del mese di maggio all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In quell’occasione, una maggioranza schiacciante di 116 voti a favore e appena 6 contrari (GB, USA, Israele, Australia, Ungheria, Maldive) aveva dichiarato illegale la sovranità britannica sulle Chagos e invitato Londra a mettere in atto un processo di piena “decolonizzazione” entro i successivi sei mesi.

Il voto costituiva la ratifica di un verdetto emesso il 25 febbraio dalla Corte Internazionale di Giustizia. Entrambi, tuttavia, erano ritenuti non vincolanti, non esistendo meccanismi per costringere Londra ad adeguarsi. Anche per questo, il governo britannico aveva subito escluso la possibilità di abbandonare le isole e, ribadendo l’intenzione di continuare ad agire nella totale illegalità, ha negato il riconoscimento della sovranità mauriziana su quelle che identifica con la definizione coloniale di “Territorio Britannico nell’Oceano Indiano” (BIOT).

La posizione ufficiale britannica non cambierà evidentemente nel prossimo futuro, ma la fermezza di Londra e la sostanziale impossibilità di far rispettare la sentenza di un tribunale internazionale non possono a loro volta cambiare una situazione di oggettiva criminalità. Oltre allo spietato trattamento riservato alla popolazione delle Chagos, il Regno Unito ha violato una risoluzione ONU del 1960 che proibiva la separazione dei territori coloniali prima della loro indipendenza.

Londra fece cioè esattamente questo nella seconda metà degli anni Sessanta del secolo scorso, quando le Mauritius furono di fatto costrette a cedere l’arcipelago in cambio dell’indipendenza. Ufficialmente, lo scambio avvenne in maniera concordata e con un pagamento di oltre 4 milioni di sterline corrisposto dall’ex potenza coloniale. In realtà, come ha sempre sostenuto il governo delle Mauritius e riconosciuto la giustizia internazionale, il Regno Unito impose unilateralmente la propria decisione su un paese all’alba della propria indipendenza.

Attorno alle isole Chagos ci sono questioni di importanza strategica fondamentale per il Regno Unito, così come per gli Stati Uniti. Esse si trovano al centro di un crocevia di rotte commerciali marittime tra le più trafficate del pianeta, per il controllo delle quali si scontrano da tempo svariate potenze internazionali, a cominciare da USA, Cina e India. Inoltre, sull’isola principale dell’arcipelago – Diego Garcia – sorge un’importantissima base militare che Londra ha ceduto in concessione a Washington fino al 2036.

La base di Diego Garcia ospita alcune migliaia di soldati americani, in aggiunta a un contingente britannico, e da qui partono molte delle operazioni militari condotte in Medio Oriente e in Asia centrale. Nel recente passato era stata anche usata dalla CIA come una delle località clandestine dove venivano trasferiti, interrogati e torturati i sospettati di terrorismo sottoposti a “rendition” dopo gli attentati dell’11 settembre 2001.

Il trattamento riservato alle poche migliaia di abitanti originari delle Chagos da parte del governo di Londra include una lunga serie di crimini e crudeltà. Già prima della separazione del territorio dallo stato indipendente delle Mauritius, erano state messe in atto manovre volte a “ripulire”soprattutto l’isola di Diego Garcia dalla sua popolazione per fare spazio alla base americana.

L’accordo tra i governi di Washington e Londra, così come l’obbligo fatto alle Mauritius di non rivendicare l’arcipelago sottratto, furono tenuti nascosti anche al parlamento britannico e al Congresso USA. Dopo l’intesa per la costruzione della base militare, i governi e le forze armate delle due potenze iniziarono una feroce campagna dai toni marcatamente razzisti contro gli abitanti, pacifici discendenti di schiavi africani e indiani arrivati nel 18esimo secolo per lavorare nelle piantagioni di noci di cocco.

Tra privazioni di cibo e medicinali, minacce di bombardamenti e uccisione degli animali di proprietà dei circa duemila abitanti, a partire dal 1971 l’isola fu svuotata e i “chagossiani” trasferiti in stato di detenzione alle Seychelles prima di venire trasportati e abbandonati a loro stessi sulle Mauritius. A tutti fu poi proibito di tornare alle terre di origine e molti trascorsero il resto della vita in stato di privazione, malattia, depressione e tossicodipendenza. Anche i pochi a cui fu concesso di stabilirsi nel Regno Unito non vennero risparmiate discriminazioni e atti ostili da parte delle autorità britanniche.

Ugualmente umilianti sono state le esperienze degli esiliati delle Chagos nei tribunali di Sua Maestà. Una prima causa avviata nel 1975 si concluse con un accordo che prevedeva il pagamento da parte del governo britannico di una somma irrisoria a poco più di un migliaio di “chagossiani”, in cambio della firma su una dichiarazione di rinuncia al diritto a tornare sulle isole.

Nel 2009, poi, WikiLeaks pubblicò un documento segreto che documentava come il governo di Gordon Brown avesse trasformato le isole in un’area marina protetta al preciso scopo di rendere “difficile, se non impossibile” il ritorno della popolazione originaria. Il contribuito di WikiLeaks è in questo caso quanto mai significativo, visto che il Regno Unito continua a tenere ostaggio e in stato di tortura il suo fondatore, Julian Assange, ignorando allo stesso modo appelli, condanne e ingiunzioni delle Nazioni Unite.

Il riconoscimento definitivo delle responsabilità di Londra nella vicenda delle Chagos rischia ad ogni modo di restare puramente simbolico, a dimostrazione di come il retaggio del colonialismo rimanga talvolta una realtà ancora oggi immutata se s’intreccia con gli interessi delle grandi potenze. A ciò si deve oltretutto aggiunge il disprezzo deliberato nei confronti del diritto internazionale da parte di paesi, come Stati Uniti e Gran Bretagna, che questi stessi principi democratici ostentano quotidianamente per giustificare le proprie politiche predatorie e criminali su scala globale.

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