Invece di dedicare energia e attenzione alla micidiale pandemia da coronavirus che, al pari di altri irresponsabili leader dell’Occidente ha sottovalutato e che ora minaccia di devastare gli Stati Uniti, Donald Trump torna a riproporre piani di invasione e di ingerenza negli affari interni venezolani.

Si tratta evidentemente di un pretesto per deviare l’attenzione della propria opinione pubblica sempre più avvilita e preoccupata per gli effetti della pandemia, e di quella internazionale, che assiste incredula al dilagare del virus nelle metropoli statunitensi.

Il sistema sanitario degli Stati Uniti, debilitato al pari di altri del mondo occidentale dalle politiche neoliberiste e dove ancora non esiste un’assicurazione sanitaria degna di questo nome per l’insieme della popolazione, non è evidentemente in grado di proteggere i cittadini statunitensi dalla pandemia.

 

Di fronte alla catastrofe che si avvicina, l’amministrazione Trump, espressione di una Superpotenza ormai in declino, incapace di provvedere mascherine, dispositivi di protezione, posti letto, respiratori e quant’altro serve, come ormai sappiamo purtroppo bene anche in Italia, per difendersi dal virus, agita in modo scomposto il bastone della guerra.

Questa vera e propria stategia di distrazione di massa passa attraverso le accuse alla Cina, che secondo un rapporto della CIA tenuto ovviamente segreto avrebbe nascosto dolosamente i dati relativi alla pandemia, il rilancio della NATO come strumento di controllo degli alleati europei mediante esercitazioni in Europa che seppure ridimensionate sono state confermate nonostante la pandemia in atto, e la ripresa dell’intervento in America Latina contro i governi che non intendono piegarsi alle pretese imperiali di Washington.

I pretesti sono talmente frusti e screditati dal diventare ridicoli agli occhi di chiunque, ma l’attacco procede simultaneamente lungo tre direttrici convergenti.

Si torna ad accusare Maduro e il suo governo di attività legate al narcotraffico quando nessun elemento in questo senso  è dato acquisire dai rapporti degli organismi specializzati nella lotta al crimine organizzato e al commercio di stupefacenti, sia per quanto riguarda le Nazioni Unite che gli stessi Stati Uniti. Per incentivare il tradimento e il colpo di Stato viene messa un’ingente taglia sullo stesso Maduro. La risposta del governo venezolano è stata netta, proponendo anzi a quello statunitense una collaborazione contro il narcotraffico proveniente dalla Colombia, nel quale sono attivi com’è noto gruppi paramilitari collegati anche all’opposizione venezolana.

Al tempo stesso Trump scarica Guaidò, oramai totalmente privo di credibilità all’interno stesso dell’opposizione venezolana e che ha intascato personalmente gli ingenti fondi stanziati per finanziare la destabilizzazione del legittimo governo in carica. Lo fa con un goffo tentativo di ergersi super partes e proporre un governo che dovrebbe preparare le prossime elezioni e aprire la strada al rovesciamento di Maduro. All’instaurazione di un tale governo su propria proposta e con il proprio patrocinio Trump subordina la sospensione delle sanzioni che da tempo stanno provocando gravi danni e violazioni dei diritti umani in Venezuela. Evidentemente spera che la situazione d’emergenza derivante dalla pandemia si aggiunga all’impossibilità, determinata dalle sanzioni, di acquistare medicinali, cibo ed altri generi di prima necessità, provocando un peso insostenibile sul popolo venezolano per spingerlo alla resa.

Infine Trump spedisce la propria flotta di guerra davanti alle coste del Venezuela, imitato in ciò da taluni Paesi europei, come la Francia e il Regno Unito, che inviano anch’essi navi da guerra nei Caraibi con il pretesto della lotta al narcotraffico. Atteggiamento vergognoso, sia per il servilismo nei confronti di Trump, sia perché dimostra come gli Stati europei antepongano anch’essi i loro interessi e la loro immagine oramai pateticamente tramontata di potenze ai diritti dei propri popoli, cui si continuano a lesinare i mezzi e i fondi per sopravvivere e difendere la propria salute contro il coronavirus. L’Unione europea è più che mai un’inutile astrazione ma i singoli Stati, anche quelli più duramente colpiti dall’epidemia come la Francia, accorrono scodinzolanti al richiamo di Washington.

E’ davvero impressionante la protervia con la quale Trump e la sua amministrazione, nel momento in cui ogni energia dovrebbe essere dedicata a difendere l’Umanità contro una pandemia micidiale, torni a riproporre sfacciatamente i propri appetiti imperialistici.

Si tratta di una superpotenza oramai in visibile declino, di una belva ferita che tuttavia potrà fare anche molti danni e provocare molte vittime, calpestando il diritto internazionale in ogni suo aspetto, dal divieto di ingerenza e di aggressione militare alle violazioni dei diritti umani più elementari, quelli all’alimentazione e al cibo.

E la principale vittima della belva ferita appare oggi proprio il popolo statunitense abbandonato a se stessa di fronte all’incalzare del virus, mentre il suo leader irresponsabile continua a volere imporre il suo dominio al mondo. E trova udienza solo in altri leader sempre più screditati, come Macron, Boris Johnson e Bolsonaro.

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