di Giuseppe Zaccagni

Era il “numero due” dell’Iraq. Era il vice presidente del Paese e il più stretto collaboratore di Saddam. Per gli americani era il “dieci di quadri” nel mazzo di carte dei maggiori responsabili del regime iracheno. Ora anche per lui è finita. Taha Yassin Ramadan – un militare servile e con mentalità poliziesca - è stato impiccato a Baghdad oggi all’alba . Aveva 69 anni. Contro di lui – come per tutti i dirigenti del periodo di Saddam – si era scatenata, al culmine di una lunga sequenza di eventi, la macchina della repressione americana. Accusato di complicità nell'invasione del Kuwait (agosto 1990) e di avere partecipato alla repressione di curdi e di sciiti del 1991, con azioni violente e crudeli, era stato catturato a Mosul, sua città natale, da un gruppo di combattenti curdi dell’Upk e consegnato (il 19 agosto 2003) alle forze americane d’occupazione. Taha Yassin Ramadan era il penultimo alto dirigente del paese ancora in vita (l'ultimo è il primo ex vicepresidente Ezzat Ibrahim al Duri, latitante). Una carriera, la sua, tutta segnata da anni tumultuosi e senza alcun rispetto per le diverse realtà politiche, culturali e religiose. In pratica un uomo dall’aspetto freddo sempre disposto a risolvere le imbarazzanti situazioni diplomatiche con la pratica della repressione, senza appello. E così il dossier della sua vita lo aveva caratterizzato subito come un fedele servitore di Saddam. Nato in una famiglia di contadini lavorò prima in una banca e poi, in seguito alla iscrizione nel partito Baath, iniziò una rapida carriera e, quando nel 1968 fu attuato un primo golpe, divennne uno dei più fedeli collaboratori di Saddam. Nel 1970 è a capo di un tribunale rivoluzionario che condanna alla pena capitale 44 ufficiali accusati di aver complottato contro il regime. Spetta poi a lui costituire la milizia armata del Baath: l'Esercito Popolare. Secondo le accuse che gli sono state rivolte durante il processo, nel 1988 avrebbe partecipato agli attacchi nei quali 5.000 curdi furono sterminati a Halabja con gas velenosi. Nel 1991 è nominato vicepresidente dell'Iraq. Dopo la prima guerra del Golfo (gennaio-febbraio), secondo le accuse provenienti dagli iracheni in esilio, avrebbe commesso crimini contro l’umanità durante le operazioni per la repressione di una rivolta di sciiti nell'Iraq del sud.
Comincia, da questo momento, la sua vera e propria scalata politica. Nel gennaio 2002 afferma che "se c'é un solo terrorista al mondo, è l’America" e successivamente accusa il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, di essere un "criminale". Poi arriva l’invasione americana e comincia la resa dei conti.

Il 5 novembre 2006, a conclusione del processo sul massacro di 148 sciiti nel 1982 a Dujail, il Tribunale speciale iracheno (organizzato e diretto dagli americani) condanna Saddam ed altri alla pena capitale e Ramadan all'ergastolo, mentre uno dei suoi avvocati difensori - Adel Al Zubeidi - è trovato morto nella sua auto. Il 26 dicembre, a quattro giorni dall'impiccagione di Saddam (eseguita il 30 dicembre), l’Alta Corte presenta in appello una richiesta di condanna a morte per Ramadan. E il Tribunale – sotto la spinta di Bush - rivede, infatti, la precedente sentenza e il 15 marzo, la Corte d'Appello conferma la condanna all'impiccagione.

Di Taha Yassin Ramadan restano famose alcune sue dichiarazioni (del marzo 2003) mentre si stava registrando in tutto il paese un disastro di dimensioni globali. Fu in quei precisi momenti che comparve alla tv per annunciare che l'Iraq aveva fatto prigionieri alcuni americani e si impegnava, di conseguenza, a mostrarli in televisione: "Entro poche ore – disse - vedrete i prigionieri americani sugli schermi televisivi e vedrete filmati di carri armati bruciati". Gli americani, in quel momento, sapevano bene che la resistenza irachena si stava organizzando e cercarono di smentire le affermazioni della vecchia dirigenza di Baghdad. Ma Ramadan – sempre dall’emittente televisiva – aggiunse: "La nostra campagna di guerra sta andando bene, non è vero che gli americani hanno avuto successo. Dicono bugie e se ne dovrebbero vergognare. Del resto avete visto Saddam in televisione tutti i giorni, diverse volte. E anche io sono qui". Furono poi sempre più duri i suoi attacchi contro gli americani. E così dichiarò: “Le loro aggressioni diaboliche incontreranno resistenza in ogni città dell'Iraq. E ogni musulmano sarà un proiettile contro l'aggressore". Ramadan fu poi sempre polemico anche contro l’allora segretario generale dell'Onu Kofi Annan. Si rivolse a lui chiedendogli di intervenire per "il ritiro delle forze internazionali" dalla zona smilitarizzata al confine tra Iraq e Kuwait. E poi l’affondo: “Kofi Annan si è abbassato all'illegalità, ha agito come un dipendente del governo americano, e non ha rispettato la volontà della maggioranza del Consiglio di sicurezza”.

Ora la botola del patibolo si è chiusa su Ramadan, E si può ritenere che – come con Saddam – anche lui per molti iracheni finirà tra gli “eroi della resistenza antiamericana”. Tutto nel quadro di questa strategia del terrore che anima l’Iraq di oggi. Con una lotta che sarà ancora lunga e difficile.

Intanto a Baghdad le organizzazioni umanitarie forniscono questa tragica lista che contiene il numero dei morti in Iraq a partire dal giorno dell’intervento Usa (19 marzo 2003): al 18 marzo 2007 i militari Usa morti in Iraq sono 3204; i soldati americani feriti sono, ad oggi, 25.000; le perdite degli alleati degli Usa in Iraq sono, ad oggi, 281; l’Italia ha avuto in Iraq 32 morti; la Gran Bretagna ne ha avuti 134; il Canada 40; l’Ucraina 18; la Polonia 17; la Bulgaria 13; la Spagna 11; la Slovacchia, 3; la Danimarca 2; El Salvador 2; l’Estonia 2; l’Olanda 2; la Thailandia 2; l’Ungheria 1; il Kasachstan 1; la Lettonia 1.

Quanto agli iracheni i loro morti, in questa guerra scatenata dagli Usa, sono oltre 200.000. Ma non entrano nelle statistiche dei “buoni”. E’ questa la geopolitica di un massacro che continua.

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