di Rosa Ana De Santis

E’ in corso in questi giorni la seconda conferenza nazionale “Famiglia: storia e futuro di tutti”, organizzata dal Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, guidato dal Sottogretario Giovanardi. L’ouverture a questo importante appuntamento istituzionale sembrava esser iniziata già nei giorni scorsi, quando il Papa, dalla Basilica della Sagrada Familia, aveva ricordato la sacralità del legame matrimoniale uomo-donna come unica e immodificabile forma di famiglia naturale. Oggi da Milano è invece lui, Giovanardi, il padrone di casa, a rincarare il messaggio del conservatorismo, del rifiuto delle differenze e della chiusura culturale a ogni trasformazione apportata dal progresso della scienza e dall’evoluzione del costume.

Nel centro del mirino ci sono le biotecnologie, la tecnica della fecondazione in vitro in modo particolare, disciplinata in Italia da una legge incompleta e punitiva, la deriva delle separazioni e dei divorzi. Un minestrone di argomenti che ha come unico fine quello di creare un’opposizione tra la scienza e la relazione d’amore su cui deve essere fondata la famiglia. Gli interventi della scienza, secondo Giovanardi, nel modo di concepire e mettere al mondo figli, potrebbero danneggiare la comunità d’amore in cui i figli vengono a nascere.

Non è chiaro il legame secondo il quale due persone animate dal desiderio di diventare genitori, che ricorrono alla scienza per riparare o superare limiti o deficit naturali, dovrebbero, in questo modo, inficiare la relazione d’amore e di valore che li lega e li guida in questo progetto di genitorialità. E’ così, evidentemente, che si vuole instillare terrore e sospetto tra i comuni cittadini, nei riguardi dei progressi scientifici e dei cambiamenti. Sennò la Chiesa come campa? Ogni mercantilismo di geni, ogni rischio di eugenetica non ha a che vedere con la legge 40, basta leggerla per rendersene conto. E non è in ogni caso con il divieto che si preverranno certi scenari. Anche perché a pochi chilometri dai nostri confini, basta avere un po’ di soldi, per fare tutto.

Al Dipartimento della Famiglia dovrebbe interessare piuttosto il monitoraggio delle novità scientifiche, lo studio e le analisi dei rischi, la salute delle donne madri (così duramente danneggiate dai criteri d’impianto della legge 40), le strategie di educazione e sensibilizzazione al corretto modo di usare le tecniche e non il ricorso al divieto come unico strumento di educazione culturale. Ma ve lo immaginate Giovanardi alle prese con questi problemi?

Si è parlato anche di quoziente familiare per aiutare le famiglie più numerose, teorema del fisco, che da Parma a Roma, é di recente molto in voga, almeno nei buoni propositi dei tavoli regionali. Ma basterebbe non togliere di continuo soldi dalle casse del welfare e non svuotare i servizi e i diritti assistenziali per aiutare le famiglie. I figli non si fanno perchè costano troppo e la precarietà da condizione solo economica si è trasformata in una categoria di vita individuale e sociale. A fare il resto ci pensa la crisi economica dilagante e un governo inerte.

Questo lo scenario di paralisi che questa Conferenza non ha il coraggio di denunciare, preferendo i capri espiatori delle tecniche e delle derive immorali. Il generale per non parlare del particolare, o meglio l’ideologia reazionaria per non parlare del progresso. Quel quotidiano e sistematico insieme di ostacoli che impedisce a due giovani di metter su casa e famiglia.

Tornando ai massimi sistemi sociali e culturali sarà il caso che, prima o poi, siano le Istituzioni, come è loro dovere fare, a riconoscere le nuove famiglie. Non bisogna inventarsi una nuova idea o un modello fantasioso, surreale. Esistono già. Separati, genitori single, omosessuali, famiglie allargate, unione miste. Bisognerà attrezzarsi per il duro lavoro di tradurre in riconoscimento di diritti qualcosa che esiste già. Cioè la relazione di cura e di amore, la responsabilità di guidare i figli, la tutela del loro bene e la ricerca della loro felicità, a prescindere dal proprio stato di famiglia, dai propri gusti sessuali e dalla presenza o meno di un contratto di matrimonio. Ma bisognerà aspettare un nuovo governo e un uomo che non sia Giovanardi.

Quanto al tormentone delle biotecnologie, viene da chiedersi come si faccia a non capire che utilizzare le tecniche e la scienza per evitare che un figlio nasca con una malattia o con un deficit invalidante è lo stesso amore che durante tutta la vita una madre e un padre provano nel proteggere il figlio dai rischi e curandolo dalle malattie. Perché questo amore diventa sacro solo dopo la nascita? Perché questo dice la Chiesa e perché la famiglia della Presidenza del Consiglio è quella di Nazareth.

Perché allora, non vietare l’amniocentesi, questo “abuso” della scienza ormai diffuso tra le donne, che porta molte a decidere di non far nascere figli down o affetti da gravi patologie genetiche? Quale altro miglioramento della nostra vita finirà sotto processo nella prossima agenda di questa inquisizione delle relazioni e degli affetti?

Proponiamo a Giovanardi una visita ad Avetrana. Nel cuore della famiglia normale. Quella delle garanzie e degli affetti sicuri, benedetta dal Papa e dalle Istituzioni. Basta andare lì, nella galleria degli orrori, per vedere che non solo la famiglia non esiste, ma che non è mai esistita. Ad esistere sono i sentimenti e i valori. Le madri e i padri. I padri che fanno le madri. Le madri sole che fanno tutto. Le loro scelte e i loro gesti d’amore. Solo questo rende riconoscibili le famiglie reali e i buoni genitori. Non ci sono tabelle, né garanzie. Le relazioni autentiche sono per definizioni fatte di libertà.
Una benedizione l’assenza del presidente Berlusconi. Ha tolto almeno ai poveri Tettamanzi e Giovanardi l’imbarazzo di non poter usare lo stesso rigore morale con il papi nazionale. Che si sa, è caritatevole ed attento alle parentele.

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