Quella di sabato scorso a Roma è stata la più partecipata manifestazione contro la guerra che si è svolta in Europa in questi mesi. Enorme, ha mostrato la sinistra che c’è, non l’unica, ma la sua parte maggioritaria. Ha esibito il suo corpo marciante benché malato. Forse muta ma non silente, è ancora ostaggio della rappresentazione parlamentare di ciò che se la intesta, ma certo distinta e distante dai suoi becchini di via del Nazareno. In cerca di un’aggregazione politica, di un ragionamento complessivo e alto che ridisegni i confini della sinistra classicamente intesa e non delle varianti colorate ed imbecilli che hanno consegnato le migliori idee ai peggiori gruppi dirigenti, ha per ora nella CGIL e nell’ANPI i due unici aggregati organizzativi degni di rispetto.

 

Mai come ieri vi fu dimostrazione più plastica della totale distanza tra il popolo di sinistra e il PD, un estraneo che ormai rappresenta solo un grumo di potere diretto da ex-democristiani a vocazione ultraliberista e a trazione atlantista. Il tentativo di svuotare politicamente il corteo è stata la mossa della disperazione. Ridicola la presenza al corteo di Letta (insultato, è scappato dietro il palco con la coda tra le gambe).

Chi ha manifestato ieri sa cosa vuolwe e sa cosa non vuole. Vuole uno stop alla guerra, la fine della consegna delle armi a Kiev, l’apertura di un tavolo di trattativa, la fine della minaccia nucleare e non è affatto contento di essere nella NATO. Pensa che fermare le forniture di armi al governo ucraino sia l’unica strada per cominciare a parlare di pace. Chi era in piazza ieri vuole un’Italia che reciti un ruolo di primo piano nella diplomazia internazionale e farebbe volentieri a meno dell’arsenale nucleare stipato da Nord a Sud, perché preferirebbe di gran lunga essere un Paese e non un bersaglio. Vuole un’Italia fedele all’articolo 11 della sua Costituzione e non all’articolo 5 dello statuto della NATO.

Che stampa (tranne Il Fatto Quotidiano) e partiti, ovvero i due peggiori e più screditati arnesi dell’establishment atlantico, stravolgano numeri e ragioni del corteo è scontato. Fossimo stati pochi i giornali avrebbero ironizzato e disprezzato, avrebbero detto di un corteo degli ultimi bolscevichi, ma eravamo tantissimi e devono dire che siamo con l’Occidente, anche solo per non dire che non c'è nessuna connessione sentimentale tra il regime e la sinistra vera del Paese.

Fare iniziare la storia del conflitto in Ucraina dal 2022 e non dal 2014 e negare che Kiev abbia fatto carne di porco degli Accordi di Minsk serve a raccontare il più grosso imbroglio sulla sua storia. Sostenere viscidamente che il come e il quando della pace la decidono gli ucraini, pur comandando con armi e soldi il governo di Kiev, significa non voler aprire una trattativa. Non è un modo per sostenere Kiev, bensì l’unico modo per continuare la guerra che serve al ridisegno del comando statunitense sull’Europa. Non sono USA e UE che sostengono Zelenzky, ma è Zelensky che serve al progetto USA.

A Milano c’è stata un'altra manifestazione, la manifestazione nazionale per la guerra. La piazza è stata riempita dalla comunità ucraina: gli unici non ucraini erano gli oratori e i facchini del retropalco. Il racconto addomesticato ha presentato i carnefici del Donbass come vittime di Mosca. Le bandiere della NATO insieme a quelle ucraine hanno dimostrato che non c’era niente di bello. La presenza di Moratti, Cottarelli, Renzi e Calenda che non c’era niente di serio.

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