di Elena Ferrara


Questa volta scendono in piazza per chiedere solidarietà e per affermare il loro diritto all’esistenza. Stanchi ed esasperati per le ripetute aggressioni contro le loro famiglie e forti dell’appoggio ricevuto dal recente congresso mondiale svoltosi a Frisinga, in Germania, giocano la carta della manifestazione di massa. Sanno di essere 36 milioni sparsi in Europa, nelle Americhe e nell’Asia. E sanno, appunto, che nel vecchio continente arrivano già a 12 milioni. Ora presentano il conto. Sono gli zingari che tra pochi giorni - e precisamente il 20 settembre - si ritroveranno a Budapest dove il presidente del “Consiglio nazionale tzigano” - l’ungherese Orban Kolompar - ha invitato i rom magiari a protestare contro la Guardia ungherese che è l’organizzazione paramilitare estremista e razzista che si sta sempre più distinguendo con aggressioni contro gli zingari. Kolompar chiede, inoltre, di avviare una serie di azioni che tendano a bloccare la diffusione del razzismo. E così sarà la prima volta che gli “tzigani” scenderanno in campo in Ungheria in difesa dei loro diritti, contro il razzismo. La manifestazione servirà anche a ricordare all’opinione pubblica che quella rom è la più numerosa minoranza in terra magiara. Secondo calcoli approssimativi conta da 600 mila a 800 mila membri che sono stanziati soprattutto nelle regioni nordorientali, quelle più povere e depresse.

I rom, tra l’altro, collezionano una serie di dati negativi sulla disoccupazione, i livelli di scolarizzazione e l’aspettativa di vita alla nascita rispetto al resto della popolazione ungherese. Tutto questo mentre vengono “collocati” nell'area spregevole del "diverso", con ciò che ne consegue in termini di disprezzo, odio, violenza ed emarginazione. E così, precostituito il colpevole, è facile ricercarne le colpe seguendo un copione storicamente e sociologicamente sperimentato, scritto con il peggiore inchiostro degli istinti barbari e della ragione deviata. Arriva però il momento della riscossa e questo è quello che si augurano i dirigenti del movimento che prende le mosse dall’Ungheria.

E proprio a Budapest si ricorda che gli zingari hanno ispirato in ogni epoca l'immaginario collettivo e quello individuale artistico, ma non hanno quasi mai stimolato serie ricerche storiche e sociologiche. Essi subiscono così, oltre alla ben nota emarginazione di fatto, un’emarginazione culturale frutto di avversione intellettuale e di sostanziale ignoranza dei loro reali costumi di vita e dei valori che li sottendono.

Ora la decisione di invitare ad una rivolta pacifica di piazza (sarà la più grande manifestazione nella storia degli tzigani) è dovuta anche al fatto che proprio nelle ultime settimane si sono registrati attacchi contro case abitate da zingari ed è chiaro che la situazione ha superato i livelli di guardia. Tanto che in una conferenza sulla situazione dei rom, organizzata da “Lungo Drom” che è la principale associazione civica rom, il presidente Florian Farkas ha detto che in Ungheria la convivenza fra ungheresi e rom è arrivata a una situazione nuova.

''Gli argini si sono rotti da ambedue le parti - ha detto - e ci troviamo di fronte a un estremismo radicale razzista da una parte, e un radicalismo etnico rom dall'altra. La violenza avrà fra poco una risposta violenta''. Dal canto suo il garante dei diritti delle minoranze, Ernoe Kallai (rom) ha sottolineato l'insuccesso delle politiche attuate da Budapest per la minoranza tzigana. Ed ha poi ammonito che ''senza cambiamenti, l'esplosione del problema dei rom sarà inevitabile''.

Ora mentre le organizzazioni sociali e molti partiti ungheresi si preparano per l’appuntamento del 20 settembre si registra anche una precisa presa di posizione della chiesa cattolica ungherese che, come è noto, ha una forte influenza nella società locale. La Chiesa dice “no” alle discriminazioni nei confronti degli zingari e si rifà anche alle recenti decisioni prese dal Congresso mondiale della “Pastorale per gli zingari” che si è svolto nelle settimane scorse in Germania. E proprio in tale occasione un alto esponente del Vaticano - il segretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, arcivescovo Agostino Marchetto - in un’intervista alla Radio Vaticana ha denunciato la gravità della situazione delle comunità zingare. “Dai rapporti che ci pervengono dalle Chiese locali – ha fatto notare l’arcivescovo – constatiamo che un pò dappertutto gli zingari sono vittime di discriminazione, disuguaglianza, razzismo e xenofobia”.

Non si salva neanche l’Europa, dove “i Rom e Sinti, pur se cittadini di Stati membri dell’Unione europea e muniti di documenti validi, non possono godere degli stessi diritti dei comuni cittadini. “In alcuni Paesi – ha aggiunto Marchetto – i bambini zingari sono costretti a frequentare scuole speciali per disabili fisici o mentali, mentre non poche donne vengono sottoposte a sterilizzazione forzata. E la generale mancanza di fiducia fa sì che ai giovani, pur se ben preparati professionalmente, non è concesso l’ingresso al mondo del lavoro come agli altri”.

Di qui la decisione di affrontare le questioni degli zingari come una risorsa per la societ? e non come un problema. Non si tratta, avverte la Chiesa, di una “ingerenza politica” ma di un “dovere”, così come, appunto, è doveroso “difendere la dignità della persona in tutte le sue espressioni”. Forse si apre ora - grazie agli zingari ungheresi - una nuova pagina distensiva che potrebbe favorire il riconoscimento di distinte identità nazionali.

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