Non sono mai stati così tanti da un decennio a questa parte: cinquemila e trecentottantre bambini e adolescenti vittime di violenza, di cui mille e seicentodiciotto, pari al 30 per cento del totale, quelli soggetti a maltrattamenti in famiglia, registrando un incremento del 12 per cento rispetto all’anno precedente.



E a leggere la lista dei reati sui minori, riportata nel dossier La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo, redatto da Terres des hommes ed elaborato sui dati del Comando Interforze della Polizia di Stato, 956 hanno riguardato la violazione degli obblighi di assistenza famigliare, 386 l’abbandono di minore, 326 l’abuso dei mezzi di correzione o di disciplina, 124 la corruzione di un minorenne, 177 la pornografia minorile, 58 la detenzione di materiale pedopornografico, 109 la prostituzione minorile, 366 gli atti sessuali con minori, 594 gli atti di violenza sessuale e 359 la violenza sessuale aggravata.

E un quinto del totale dei reati sono perpetrati ai danni delle bambine sulle quali la violenza, inclusa quella sessuale, sta raggiungendo proporzioni da epidemia. E non è da meno quella che subiscono, da parte dei genitori o di chi si dovrebbe prendere cura di loro, per ottenere rispetto e disciplina: tanto per avere un’idea della dimensione, nel mondo, due bambine su tre, dai dieci ai quattordici anni, sono sottoposte regolarmente a punizioni corporali.

Nel mondo senza frontiere, nonostante qualche miglioramento che, però, non riesce a invertire il trend, i diritti delle bambine continuano a essere negati. Oltre di quello all’integrità fisica e psichica, devono fare a meno di quello allo studio e della libera scelta, anche di intraprendere progetti migratori non violenti e non di sfruttamento. La cultura (o meglio, la pratica) delle mutilazioni genitali femminili non pare essere stata estirpata nemmeno quando la famiglia migra e arriva nel vecchio continente, dove ci sono centinaia di migliaia di donne che convivono con questa piaga, circa cinquecentomila, e centottanta a rischio di subirla.

I matrimoni precoci hanno assunto proporzioni allarmanti: ogni anno, una bambina va in sposa ogni due secondi. E non solo nei paesi più fragili, coinvolti in guerre, instabilità politica e calamità naturali ma anche in stati dove sotto i diciotto anni il matrimonio sarebbe proibito: è il caso degli Stati Uniti, in cui tra il 2000 e il 2010, si sarebbero celebrati – nella totale legalità, sostenuta da escamotage di sorta – 167 mila matrimoni in cui uno dei due partner era minorenne nei trentotto paesi dove questa prassi è ancora lecita.

Baby spose che diventano baby mamme per incapacità di evitare una gravidanza: in Italia, la questione delle mamme giovanissime, più numerose in Lombardia, Campania e Sicilia, non fa i conti con la povertà o con la marginalità sociale; spesso, “alla base di tutto c’è una famiglia che fatica a rispettare le necessità di una ragazza di tredici o quattordici anni”, si legge nel report. Tanto che “i dati nazionali dicono che c’è un calo in tutte le fasce d’età, tranne che per le under quattordici”, passando da tre gravidanze nel 2007 a tredici nel 2015.

Aumenta il traffico dei bambini, dal 13 per cento del 2004 al 34 per cento del 2011, vittime di tratta – che in Italia sta coinvolgendo ragazze di età sempre più bassa – i quali oltre allo sfruttamento sessuale, incorrono in quello lavorativo, ultimamente esploso in Cina. Reclutati come soldati, si stimano fino a trecentomila bambini costretti a imbracciare un’arma. E bambine. E perciò se “il futuro del mondo sarà determinato dal destino delle ragazze di dieci anni”, secondo le considerazioni del Fondo delle Nazioni Unite per le popolazioni (UNPA), è indispensabile intervenire ora.

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