A ventisei anni dalla messa al bando dell’amianto, con la legge 257/1992, il quadro italiano è ancora allarmante. Dei 3,7 milioni di tonnellate di amianto grezzo prodotte nel Belpaese tra il 1945 e il 1992 e le quasi due milioni di tonnellate importate nello stesso periodo, ancora grosse quantità non sono state smaltite.

 

Per disomogeneità di conoscenze e informazioni a livello regionale, mancanza di bonifiche e ritardi nell’adempimento degli obblighi di legge. Di puntuale ci sono i ventunomila e quattrocentossessantatre casi di mesotelioma maligno, diagnosticati tra il 1993 e il 2012, e oltre seimila morti l’anno.

 

 

Il Piano Regionale Amianto non è stato ancora approvato in tutte le regioni: mancano all’appello, il Lazio e la Provincia Autonoma di Trento mentre restano non pervenuto l’Abruzzo, la Calabria e il Molise; la mappatura è stata conclusa in Liguria, in Lombardia, in Toscana e in Umbria.

 

A oggi, risultano censite trecentosettantamila strutture, di cui più di ventimila sono siti industriali, quasi sessantamila edifici pubblici, circa duecentoquindicimila edifici privati e oltre sessantacinquemila coperture in cemento amianto.

 

Ebbene, le attività di bonifica procedono a rilento: solo seimila e ottocento gli edifici pubblici e privati bonificati (più o meno gli stessi rispetto all’indagine del 2015) e gli impianti di smaltimento risultano insufficienti tanto che sono soltanto diciotto in tutta la Penisola, dislocati in sole otto regioni (undici fino a tre anni fa). E dire che tecnicamente sarebbero soddisfacenti ma il costo, certamente più elevato del collocamento in discarica, ne limita l’utilizzo.

 

E non sono bastate nemmeno le incentivazioni economiche: l’unica degna di nota per aver smosso qualcosa nel senso indicato), risalente a dieci anni fa, è stata la misura riconducibile alla sostituzione dell’eternit con i pannelli fotovoltaici che ha portato alla bonifica di centomila metri quadrati di coperture.

 

Ma poiché la carenza strutturale degli impianti genera un prezzo medio di smaltimento superiore alle altre realtà europee, il collocamento in discarica la fa ancora da padrone: delle trecentosettantamila tonnellate di rifiuti contenenti amianto, duecentoventisettemila sono state smaltite in discarica (le restanti centoquarantacinquemila spedite nelle miniere dismesse della Germania): principalmente in Lombardia, in Toscana e in Piemonte.

 

Regioni in cui le patologie legate alla fibra killer sono più diffuse: di fatto, secondo i dati del v Rapporto dell’INAIL, riportati nel dossier Liberi dall’amianto?, redatto da Legambiente, (tutta) “l’Italia è attualmente uno dei Paesi al mondo maggiormente colpito dall’epidemia di malattie amianto correlate”. Cancerogeno e ‘incorrutibile’.

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