Al primo gennaio 2019 risiedono in Italia 60milioni e 359mila persone. Dal 2018, la popolazione del Belpaese è diminuita di 124mila unità e dal 2015 si calcolano oltre 400mila residenti in meno, un numero superiore agli abitanti del settimo comune più popoloso d’Italia. A dirlo, il Bilancio demografico nazionale dell’Istat che specifica che a contenere la perdita complessiva di residenti è l’iscrizione in anagrafe di circa 5mila e 255 cittadini stranieri, i quali rispetto al 2017 sono aumentati di 111mila unità, arrivando a costituire l’8,7 per cento del totale della popolazione italiana.

Sono sempre meno gli iscritti in anagrafe dall’estero che si sono ridotti di 332mila anche se gli italiani che rientrano dopo un periodo di emigrazione all’estero sono in crescita rispetto al 2017, soprattutto gli uomini. Nel corso del 2018, poi, i trasferimenti di residenza interni hanno coinvolto più di un milione e 350mila persone, dalle regioni del Mezzogiorno verso quelle del Nord e del Centro; tali migrazioni sono dovute anche ai movimenti degli stranieri residenti nel nostro Paese che, rispetto agli italiani, presentano una maggiore propensione alla mobilità, contribuendo al movimento interno per il 18 per cento. In calo gli stranieri che acquisiscono la cittadinanza italiana: nel 2018, sono meno di 113mila, il 23 per cento in meno dell’anno precedente. Cinquanta le nazionalità presenti con almeno 10mila residenti che confermano il quadro multietnico del nostro Paese: le differenti cittadinanze presenti in Italia sono 196, le più numerose quelle rumena, albanese, marocchina, cinese e ucraina che da sole rappresentano quasi il 50 per cento del totale degli stranieri residenti.

Alla diminuzione costante in atto da ormai quattro anni, si associa un livello minimo di nascite: meno il 4 per cento, corrispondente a 18mila persone, e sono stati iscritti in anagrafe solo quasi 440mila neonati, toccando un nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia. La differenza tra nati e morti è negativa e pari a 193mila unità cosicché il saldo naturale è negativo ovunque tranne che nella Provincia di Bolzano e tra la popolazione straniera residente, conseguenza della più alta natalità e della bassissima mortalità per il profilo anagrafico di questa popolazione. In quella italiana che invecchia, invece, è naturale attendersi un tendenziale aumento dei decessi, incrementati, poi, dalle avverse condizioni climatiche e da più intense diffusioni di epidemie influenzali stagionali, cosi come accaduto nel 2015 e nel 2017, anno rispetto al quale c’è stato un calo di 15mila unità decedute.

La diminuzione delle nascite si deve principalmente a fattori strutturali: una progressiva riduzione delle potenziali madri dovuta all’uscita dall’età riproduttiva delle generazioni molto numerose nate all’epoca del baby boom osservate a partire dalla metà degli anni settanta. Di fatto, l’incremento delle nascite è da attribuirsi alla fertilità delle donne straniere anche se, negli ultimi anni, si sono ridotte progressivamente anche quelle per la ristrettezza dei loro arrivi, per il progressivo invecchiamento di quelle già presenti in Italia e per l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte di molte di esse. L’Emilia Romagna detiene la percentuale più alta di nascite straniere mentre la più bassa è registrata in Sardegna.

Complessivamente, le aree più popolate del Belpaese sono il Nord Ovest e il Sud; nel Nord Est si rileva un lieve aumento di abitanti mentre i maggiori decrementi si registrano nelle Isole; al Centro si riscontra un’incidenza della popolazione straniera superiore al 10 per cento e nel Mezzogiorno si contano 4,6 stranieri ogni cento abitanti.

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