USA-Cina, il bastone di Hong Kong

di Mario Lombardo

Le minacce della Casa Bianca e del dipartimento di Stato americano non sono alla fine servite a impedire l’approvazione nella giornata di giovedì della nuova legge sulla “sicurezza nazionale” per Hong Kong da parte dell’annuale assemblea legislativa cinese. La decisione presa dal Congresso Popolare era stata anticipata da un annuncio clamoroso a Washington, dove l’amministrazione Trump...
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Iran e Venezuela, sfida a Washington

di Mario Lombardo

Nel fine settimana è approdata indisturbata in un porto del Venezuela la prima delle cinque petroliere inviate dal governo iraniano per sopperire alla cronica carenza di carburante del paese latinoamericano sottoposto alle feroci sanzioni di Washington. Una seconda imbarcazione è già entrata nelle acque venezuelane e, per il...
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A raccogliere le sconvolgenti dichiarazioni Maurizio Torrealta, giornalista responsabile del settore inchieste per Rainews24 e autore di straordinari documentari tra i quali “Falluja, la strage nascosta” dove si denunciò, per primi, l'impiego da parte dell'esercito statunitense di armi chimiche ai danni della popolazione irachena. A parlare è Jim Brown, un veterano dell'esercito americano con dieci anni d'esperienza. Nato nel 1965, Brown entra nell'esercito a 22 anni dove diventa ingegnere meccanico. Partecipa a Desert Storm in Arabia Saudita dal 25 settembre del 1990 al 16 Febbraio 1991 salvo poi rientrare per problemi familiari e cominciare ad accusare strani disturbi. Come altri veterani iniziò una lunga battaglia perché la sua malattia venisse riconosciuta. Si ammalò – a suo dire – a causa di un vaccino contro l'antrace che gli fu somministrato sempre in Arabia Saudita durante il conflitto. Nel 1997 viene ripreso ufficialmente per alcuni contrasti e degradato da ingegnere di quarto livello ad ingegnere di terzo livello: in seguito a quella degradazione, non potendo più svolgere le sue mansioni, fu congedato dall’esercito, ma con onore.

La sua attività nell'organizzazione dei veterani dell'esercito americano lo ha già portato ad essere citato dalla grande stampa, come nel caso di un articolo del 2003 pubblicato sul New York Times, e ad essere ascoltato dal Comitato di Consulenza della Presidenza degli Stati Uniti sulle malattie dei Veterani della Guerra del Golfo. Nell’intervista rilasciata a Maurizio Torrealta lancia accuse pesantissime ma molto precise: durante la prima guerra del Golfo una piccola bomba nucleare di 5 Chilotoni, sarebbe stata fatta esplodere tra la città irachena di Basra ed il confine con l'Iran. Se cosi fosse stato, si sarebbe trattato della terza bomba nucleare sganciata dagli americani sulla testa di civili inermi, dopo quelle di Hiroshima e Nagasaki.

Interrogato dal giornalista sul tipo di arma, risponde sicuro: “L'Arma è essenzialmente una bomba a penetrazione ad alta efficienza: quando viene sganciata penetra all'interno dell'obiettivo, in questo caso è penetrata all'interno del terreno ed è esplosa là dentro. Viene anche utilizzata per rendere inaccessibili certe aree. Significa in pratica che l'intera area viene investita dalle radiazioni. E' anche un messaggio molto efficace se volete dire a qualcuno di stare lontano da quel posto. Viene chiamata Bunker Booster ”. Se, infatti, una bomba nucleare di 5 Chilotoni è una bomba relativamente piccola, più piccola sia di quella di Hiroscima, che era di 16 Chilotoni, sia di quella di Nakasakhi, che era di 22, gli effetti della radioattività, però, sono sempre ugualmente terribili.

Molte sono le prove indirette, di carattere empirico, che avvalorano le rivelazioni del veterano: in primo luogo la registrazione della terribile onda d’urto generata dalla deflagrazione dell’ordigno. Nella banca dati online del Centro Sismologico Internazionale è stato infatti registrato, esattamente nell’area intorno alla città di Basra, un evento sismico di Magnitudo di circa 4,2 nella scala Richter; esattamente quello che provoca la forza di 5 Chilotoni.

Dai dati contenuti nel database del Centro risulta poi che l'unico evento sismico avvenuto durante i 43 giorni di Desert Storm è stato proprio l’evento di magnitudo 4.2 della scala Richther registrato nella zona descritta da Jim Brown . E' catalogato con il numero 342793 ed è avvenuto il 27 di Febbraio del 1991 , proprio l'ultimo giorno del conflitto, alle ore 13:39. Il fenomeno è stato registrato da 9 centri sismici, 2 in Iran, 4 in Nepal , uno in Canada ,uno in Svezia ed uno in Norvegia . Si deve a questi ultimi due istituti la misurazione dell’intensità dell’esplosione. La sua profondità viene collocata nel primo livello superficiale che va da 0 a 33 km sotto il livello del suolo; dato questo che coincide con la descrizione data dal Brown di una bomba a penetrazione ad alta efficienza.

Contemporaneamente i casi di tumori, malformazioni e leucemie nella zona sarebbero cresciute esponenzialmente. Jawad Al Alì, responsabile del Reparto oncologico dell'ospedale di Bassora, intervistato da Torrealta, mostra durante il documentario i dati frutto delle ricerche: dai 34 casi di tumori del 1989 si è passati agli oltre 600 degli ultimi anni. Moltissimi all'interno delle stesse famiglie, un fenomeno assolutamente fuori dal comune. “Abbiamo assistito a una rarissima forma di slittamento dell'età legata a particolari tumori, bambini sotto i dieci anni affetti da malattie e malformazioni inspiegabili”. Tuttavia, se da una parte una straordinaria esposizione delle popolazioni indigene a forti radiazioni è stata dimostrata, non è però possibile, dall’altra, ricondurre il dato allo sganciamento di un ordigno nucleare. In quegli anni, infatti, faceva il suo debutto sul campo di battaglia un’altra terribile arma: l’uranio impoverito.

“L'uranio impoverito e l'uranio non impoverito – afferma sempre Jim Brown – mostrano entrambi una sorta di firma radioattiva che poteva permettere di confonderli uno con l'altro, di scambiarli l'uno con l'altro. Inoltre con l'uranio impoverito, gli effetti immediati che vengono provocati sugli individui, sui palazzi, sui veicoli, imitano in qualche modo gli effetti che vengono provocati da un’esplosione nucleare più grande come l'essicazione dei corpi, l'immediata distruzione delle strade, la perdita di sangue dagli occhi e dal naso. Le radiazioni rilasciate da piccoli proiettili all’uranio impoverito sono anch’esse sempre presenti, ma se questi proiettili vengono usati ripetutamente - come ad esempio nelle mitragliatrici dell’aereo A 10, un proiettile dopo l'altro, uno dopo l' altro - provocano un forte impatto di radiazioni, non solo nelle polveri che rilasciano, ma nelle radiazioni liberate dalle esplosione dei proiettili ”. Alla domanda sul se un massiccio utilizzo di questi proiettili sarebbe potuto servire ad occultare l’utilizzo di un vero e proprio ordigno nucleare, la risposta è secca: “Poteva coprire praticamente tutto quello che avveniva”.

Interrogato sul caso il dipartimento della Difesa ha così risposto: “Durante la guerra del Golfo del 1991 sono state usate solo armi convenzionali. Gli Stati Uniti hanno un certo numero di munizioni che hanno una capacità esplosiva di oltre 5000 pound (duemila tonnellate)… non è possibile per noi confermare il preciso incidente al quale vi riferite, ma se una bomba potente fosse stata sganciata in quel luogo è ragionevole supporre che la detonazione sarebbe stata registrata dalle attrezzature di rilevamento sismografico”. In una lettera successiva il Dipartimento della Difesa informò il caparbio giornalista italiano che si sarebbe potuto trattare della bomba BLU-82, che ha una capacità esplosiva di circa 7000 tonnellate, per poi tornare a ribadire che, durante la prima guerra del Golfo, furono utilizzate solo armi convenzionali. Tocca sottolineare, tuttavia, che la bomba BLU-82, detta anche “la madre di tutte le bombe” o “taglia margherite”, facendo reagire una miscela di ossigeno, idrogeno ed altri elementi nell' aria – e non sottoterra (!) – produce però una magnitudo 3 della scala Richter e non 4.2 come appare nei dati sismici.

Secondo l’ex veterano il medesimo ordigno nucleare sarebbe poi stato sganciato anche in Afghanistan tra l’1 e il 3 marzo del 2002. Uno scenario questo che, se confermato, segnerebbe la fine, una volta per tutte, di quella menzogna che vede gli USA come la più luminosa tra le democrazie occidentali. Facendo salvo, però, il beneficio del dubbio, non possiamo non unirci all’invito, rivolto dallo stesso Maurizio Torrealta, ai colleghi giornalisti di tutto il mondo: “Non possiamo da soli verificare definitivamente l'autenticità delle dichiarazioni, vista la complessità delle indagini – ha chiarito all'inizio della conferenza stampa svoltasi presso la sede nazionale dell'Fnsi, la Federazione nazionale dei giornalisti italiani – ma le ricerche, che auspichiamo vengano approfondite dagli organismi internazionali predisposti, si muovono in questa direzione” . Per ora, però, tutto tace.

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