Putin e Kim, patto contro l'Impero

di Mario Lombardo

La prima visita in 24 anni in Corea del Nord del presidente russo Putin ha scatenato una valanga di commenti altamente critici sulla stampa e tra i governi “democratici” occidentali. Dai pericoli legati al consolidamento dell’alleanza tra due potenze nucleari al rischio di un definitivo aggiramento delle sanzioni imposte a Pyongyang, le ragioni alla base di questa isteria collettiva sono...
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Sudafrica, il tramonto dell'ANC

di Michele Paris

Gli eventi seguiti alle elezioni generali di fine maggio in Sudafrica sono stati inevitabilmente influenzati dal peggiore risultato fatto segnare dall’African National Congress (ANC) dalla prima consultazione democratica del 1994 dopo la fine del regime di apartheid. Il partito che fu di Nelson Mandela era sceso per la prima volta sotto il 50% dei consensi ed è stato così costretto a entrare in un’inedita alleanza politica con altre formazioni, tra cui la principale è la propria nemesi dell’Alleanza Democratica (DA), tradizionale espressione delle élites bianche ed erede di fatto del Partito Nazionale al potere tra il 1948 e il 1994. Un accordo è stato trovato in tempi stretti per rispettare la norma costituzionale che prevede...
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di Mario Correnti per Nena News

Molti attori internazionali ormai lo avevano dimenticato ma il principe Bandar bin Sultan, responsabile per la sicurezza nazionale saudita, contro ogni previsione nefasta, sembra aver sconfitto o almeno messo sotto controllo la malattia (si sussurra il cancro) che lo ha costretto in questi ultimi due anni a sottoporsi a quattro interventi chirurgici e ad osservare una lunga convalescenza che lo ha tenuto lontano dalla politica e della diplomazia.

Poi è venuto il giorno del grande rientro dell’uomo considerato il “falco” della politica saudita nonché  principale contatto con i neocons e i conservatori statunitensi, a cominciare dall’ex presidente George W. Bush (Michael Moore gli ha dedicato ampio spazio nel suo Fahrenheit 9/11). E’ stato ambasciatore a Washington dal 1983 al 2005.

Le condizioni di salute di Bandar bin Sultan non sono chiare ma in ogni caso il suo ritorno a casa prelude ad un irrigidimento della politica saudita nella regione, nei confronti dell’Iran prima di tutto ma anche in Libano e Iraq, due paesi dove l’influenza saudita Arabia ha subito pesanti battute di arresto per mano dell’Iran e dei suoi alleati.

Ad accoglierlo il 14 ottobre al rientro a Riyadh, Bandar bin Sultan ha trovato il re Abdallah e un po’ tutti i pezzi da novanta della politica saudita ed un ricevimento che ha pochi precedenti almeno per gli standard sauditi. Cerimonie che smentiscono l’ordine che un anno fa re Abdallah avrebbe dato di escludere da ogni forma di attività politica Bandar bin Sultan sospettato di aver tramato contro di lui.

Secondo il solitamente ben informato giornale arabo online Elaph, quello di bin Sultan non sarà un ritorno di basso profilo alla politica. «Sarà l’artefice di una svolta di maggiore rigidità nelle dinamiche regionali contemporanea alla svolta conservatrice che avverrà nel Congresso americano dopo le elezioni di medio termine…alla luce anche della mancanza di qualsiasi speranza di successo del negoziato (israelo-palestinese», prevede Elaph. Ad aiutarlo, aggiunge il giornale online, sarà ancora una volta la sua spregiudicatezza, mostrata nelle tante missioni, legali e (soprattutto) illegali, nelle quali è stato impegnato nella sua carriera.

Bandar bin Sultan darà un impulso alla linea incerta seguita sino ad oggi dal ministro degli esteri Saud al Faisal, incapace di far valere il peso di Riyadh nel conflitto interno libanese come in quello iracheno e di contrapporre un argine alla crescente potenza iraniana nella regione. Magari ritentando di convincere il suo alleato libanese, il premier Saad Hariri, ad assassinare il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah, come aveva riferito lo scorso agosto il sito Tayyar.org, organo ufficiale della Corrente dei Liberi Patrioti libanesi.
L’ex ambasciatore negli Usa proverà a riattivare l’asse Cairo-Riyadh-Rabat, allargandola ad altre petromonarchie del Golfo. In vista di quella guerra tra Israele e Iran che evidentemente ritiene ormai sicura e che richiede una Arabia saudita più forte di quella attuale.

(foto dal sito www.msnbc.msn.com)

 

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