Nel pieno della battaglia dell’Occidente contro la disinformazione e le “fake news” attribuite alla Russia, un gruppo di hacker ha scoperto un programma di vasta portata del governo britannico, creato al preciso scopo di disseminare propaganda nell’interesse di Londra e dei suoi alleati.

 

Il progetto è noto con il nome orwelliano di “Integrity Initiative” (II) e può contare, oltre che su denaro e personale riconducibili agli ambienti militari, dell’intelligence e del business, su una rete capillare di giornalisti o presunti tali, politici e uomini di fiducia, pronti a intervenire sulla stampa e sul web per promuovere il punto di vista ufficiale e screditare qualsiasi opinione critica o alternativa.

 

 

La rivelazione è opera del gruppo Anonymous Europe, il quale sta diffondendo e pubblicando in maniera frazionata il materiale in questione. Il contenuto dei documenti è di estremo rilievo, soprattutto alla luce della campagna ossessiva condotta da governi e media ufficiali in Occidente contro la presunta propaganda di paesi e soggetti rivali o nemici. Malgrado ciò, in pochissimi al di fuori di siti di informazione alternativa e indipendente hanno finora indagato o anche solo parlato di “Integrity Initiative”. Se un piano di questo genere e così dettagliato fosse stato collegato a Russia, Cina o Iran, è facile immaginare lo spazio che gli avrebbero immediatamente garantito la stampa “mainstream” e i governi occidentali, così come i livelli di isteria che avrebbe fatto registrare.

 

Nella prima delle tre tranches di documenti finora pubblicati, è emerso che a supervisionare il programma “II” è un centro di ricerca registrato come ente benefico in Scozia e chiamato Institute for Statecraft. La sua sede scozzese risulta presso una vecchia fabbrica abbandonata, mentre quella londinese corrisponde al piano terra di un elegante palazzo neogotico in un quartiere dove hanno sede numerosi studi legali.

 

Un sopralluogo di un giornalista, che ha collaborato a un’indagine con il blogger americano Max Blumenthal, ha individuato vicino alla sede di Londra il palazzo che ospita il “think tank” International Institute for Strategic Studies (IISS), vero e proprio organo di propaganda delle tesi più aggressive e guerrafondaie che stanno alla base della politica estera dei governi occidentali. Fondatore dell’IISS è la Smith Richardson Foundation, sostenitrice delle cause “neocon” e inclusa puntualmente negli elenchi dei principali finanziatori di istituti di ricerca allineati a questa ideologia. La stessa Smith Richardson Foundation ha donato almeno 45 mila sterline al progetto “Integrity Initiative” e alle attività clandestine di propaganda che essa promuove.

 

Il finanziatore numero uno di questo programma è comunque il governo di Londra, tramite il ministero degli Esteri, quello della Difesa e le Forze Armate. Dei quasi due milioni di sterline ricevute nel 2018, 168 mila sono arrivate inoltre dalla NATO e 250 mila dal dipartimento di Stato americano. La “missione” ufficiale della “II” è quella di “difendere la democrazia dalla disinformazione”, soprattutto quella prodotta dalla Russia. In realtà, come spiega lo stesso Blumenthal, i manovratori del progetto lavorano “per ingigantire la minaccia russa”, in modo da “giustificare l’aumento dei bilanci militari e la preparazione alla guerra nel lungo periodo”.

 

A muovere i fili della “II” sono quasi certamente gli ambienti militari e dell’intelligence britannica, come conferma anche il fatto che alla guida dell’Institute for Statecraft c’è un alto ufficiale dei servizi segreti militari, Chris Donnelly. Vari documenti resi pubblici mostrano come quest’ultimo avesse preparato opinioni e proposte da diffondere tramite i media al fine di combattere la minaccia russa, come ad esempio l’ipotesi che il governo ucraino avrebbe dovuto posizionare delle mine nel Mar Nero nel pieno della crisi nella penisola di Crimea nel 2014. Sempre Donnelly, nel corso di una trasferta a Parigi, confermava in un altro documento di avere stilato un elenco di giornalisti che “vedono le cose come le vediamo noi” e i quali potevano essere dunque “coinvolti senza rischi” nel progetto di disinformazione.

 

Per garantire che il punto di vista del governo britannico e dei suoi alleati sia promosso costantemente sui media occidentali, gli uomini dietro alla “Integrity Initiative” possono contare appunto su un gruppo o “cluster” di uomini fidati tra giornalisti, accademici, politici e funzionari di governo, pronti a intervenire in caso di bisogno. Tra i paesi dove si estende questa squadra con compiti di diffondere pura propaganda ci sono l’Italia, la Francia, la Spagna, la Germania, la Grecia, l’Olanda e la Norvegia.

 

Per comprendere il funzionamento dei piani di disinformazione della “II” è utile ricostruire un paio di esempi concreti, uno dei quali ha rivelato un’altra attività non evidenziata dalla prima tranche di documenti hackerati, cioè la campagna di discredito contro gli oppositori interni al governo britannico. La prima operazione riguarda però la Spagna. Qui, il bersaglio dell’intelligence di Londra e dei suoi uomini era il colonnello dell’esercito Pedro Baños, considerato seriamente lo scorso mese di giugno per la posizione di “direttore della Sicurezza Nazionale” dal governo entrante del premier socialista Pedro Sanchez.

 

Alla diffusione di questa notizia si era scatenata una campagna furiosa contro Baños, fatta di attacchi giornalistici su testate come El Mundo e El País che denunciavano l’alto ufficiale spagnolo per le sue apparizioni sui network russi RT e Sputnik, nonché per un tweet che sottolineava il livello di popolarità in patria di Vladimir Putin. In generale, Baños sembrava auspicare una politica estera più equilibrata per la Spagna e, di conseguenza, il ritorno a relazioni improntate alla normalità con la Russia.

 

Una posizione simile era evidentemente contraria agli interessi di un governo britannico impegnato ad alimentare un’accesa campagna anti-russa, così che Baños è finito al centro di una polemica politica e mediatica che lo ha dipinto come un burattino di Putin. L’operazione di discredito era partita dopo che l’Institute for Statecraft aveva creato un piano d’azione, attuato dal “cluster” spagnolo, diretto dall’accademico Nicolas de Pedro e di cui fanno parte noti giornalisti del paese iberico.

 

Dai documenti pubblicati da Anonymous è possibile ricostruire anche i tempi estremamente rapidi nei quali è stata implementata l’operazione. In una manciata di ore, cioè, gli individui coinvolti avevano sollevato “parecchio rumore” su Twitter attorno alla nomina di Baños, tanto che svariati leader politici dell’opposizione avevano espresso le loro perplessità e, poco più tardi, il premier Sanchez avrebbe optato per un altro candidato.

 

L’altra vicenda riguarda invece il numero uno del Partito Laburista britannico, Jeremy Corbyn. L’account Twitter di “Integrity Initiative” è stato cioè utilizzato per diffondere notizie false su Corbyn e i suoi fedelissimi nel “Labour”, spesso ritwittando articoli di giornalisti facenti parte del “cluster” britannico del progetto, come quelli del Times di Londra, Edward Lucas e Mark Edmonds.

 

Tra i pezzi di propaganda rimbalzati su Twitter, la maggior parte dipingeva Corbyn come una sorta di strumento più o meno consapevolmente nelle mani del Cremlino, mentre in altre occasioni erano le sue presunte passate simpatie per i regimi stalinisti dell’Europa dell’est a essere sottolineate, così come la menzogna tuttora in circolazione del suo velato anti-semitismo. I giornalisti coinvolti in questa campagna lavorano per testate importanti come il Guardian o la BBC, anche se le più agguerrite nei confronti di Corbyn sembrano essere quelle del gruppo Murdoch, come appunto il Times e The Sun.

 

Come già ricordato, le notizie della campagna clandestina di disinformazione del governo di Londra hanno trovato poco spazio sui principali media occidentali. Alcuni nel Regno Unito hanno parlato marginalmente della vicenda e una piccolissima parte di essi ha condotto approfondimenti. Negli Stati Uniti, per lo più, non vi è invece traccia.

 

Questo silenzio è da collegare all’insistenza con cui giornali come New York Times e Washington Post stanno denunciando le fantomatiche interferenze russe nella società e nei processi politici americani. Mentre di queste ultime continuano a non esserci prove concrete, i documenti sulla “Integrity Initiative” dimostrano chiaramente come i primi veicolatori di “fake news” e responsabili di campagne di disinformazione siano quegli stessi governi occidentali che agitano lo spettro della minaccia russa sui sistemi democratici e la libertà di stampa.

 

Mentre gli ambienti dell’informazione alternativa discutevano della rete propagandistica messa in piedi da Londra, così, al centro dell’attenzione dei media “mainstream” vi era nei giorni scorsi la pubblicazione di due rapporti del Senato USA sulle interferenze russe nelle presidenziali americane del 2016. Questi due documenti sono infarciti di autentiche “fake news”, visto che non presentano una sola prova concreta contro Mosca e sono stati compilati, basandosi sui dati forniti da Facebook, Twitter e Google, da compagnie informatiche ufficialmente indipendenti ma fondate e composte da analisti quasi sempre con precedenti all’interno dell’apparato della sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

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