Stanno per concludersi le audizioni sul ddl Pillon sull’affido condiviso e sulla cosiddetta “bigenitorialità perfetta”: un testo infarcito di tesi sbagliate, pericolose, che non difendono in alcun modo l“interesse superiore del minore” ma sono una vera crociata contro le donne. Una follia misogina.

 

Professioniste del diritto e anche figure educative e sanitarie che conoscono i problemi dello sviluppo dei minori, hanno ampiamente criticato l’articolato che prevede: la mediazione obbligatoria  a pagamento, anche nei casi di violenza domestica (vietata dalla Convenzione di Istanbul in quanto la violenza non è un conflitto ma un reato); l’obbligatorietà dell’affido condiviso rigidamente normato con parameri standard, con l’obbligo per i genitori di sottoscrivere un “piano genitoriale”, con  tempi paritetici di frequentazione dei figli; il mantenimento diretto e la cancellazione dell’assegno di mantenimento (mentre i processi penali per mancato pagamento dell’assegno sono aumentati del 20 per cento negli ultimi cinque anni);  l’obbligo per chi mantiene la casa familiare di versare un canone d’affitto “di mercato”.

 

 

Il minore non è mai “soggetto”, come raccomandato dalla Convenzione Internazionale per i diritti del fanciullo, ma diviene oggetto dei diritti del genitore più forte, sballottato all’interno di regole standardizzate, rigide e assurde, che non distinguono né rispettano le specifiche esigenze e i desideri dei minori nelle diverse età. Sia un neonato o un adolescente, per Pillon non fa differenza; l’importante è garantire l’astratto “diritto del minore alla bigenitorialità”. In realtà Pillon si interessa di altri diritti.

 

Si dice che padri e madri devono essere concepiti con uguali diritti e uguali doveri, in quanto uguali nelle condizioni della separazione. Ma la “bigenitorialità perfetta” è un’astrazione tanto folle quanto pericolosa, perché rimuove le disuguaglianze di genere, contempla madri e padri astratti, entrambi benestanti, con lo stesso reddito, con lo stesso tempo occupato nell’attività lavorativa, con due case entrambe accoglienti, con la stessa disponibilità alle attività di cura. I diritti difesi da Pillon non sono i diritti dei figli ma della lobby dei padri separati, quelli benestanti, che non intendono perdere posizioni di potere, di ruolo, che intendono ripristinare “diritti proprietari”, sulla casa di famiglia, sul proprio redito. E’ una lettura bugiarda, misogina e fortemente di classe.

 

Ma è nell’articolo sull’Alienazione Parentale che Pillon dà il peggio di sé. Si tratta di una situazione di separazione in cui il minore dimostra rifiuto verso un genitore, determinato dalla manipolazione dell’altro genitore. Per dirla con Pillon: si tratta del rifiuto di un minore a frequentare il padre, da attribuire al “lavaggio del cervello” che opera la madre. Invece di appellarsi alla capacità di valutazione del giudice, si prevede che se un genitore dichiara che il figlio è affetto da “sindrome di alienazione parentale - PAS” il giudice deve procedere ad allontanare il figlio non dal genitore che il figlio rifiuta, ma dal genitore che lo avrebbe manipolato.

 

Pillon presume ex lege l’esistenza della PAS, nonostante la Corte Costituzionale abbia detto che la sindrome non esiste, perché mai stata riconosciuta dagli organismi scientifici, dal Ministero della Salute, mai classificata nell’ICD (Classificazione Internazionale delle Malattie), né nel Manuale delle malattie mentali.  L’unica bibliografia è  quella del tristemente noto Gardner, che ha giustificato e praticato la pedofilia.

 

Un paradosso quindi: una sindrome conosciuta nei tribunali, ma sconosciuta negli ospedali. E’ una bufala scientifica, sbagliata ma soprattutto pericolosa. Infatti le conseguenze sono pesanti, innanzitutto per il minore. Il minore non viene ascoltato, quindi non viene creduto e non viene aiutato. Soprattutto non viene aiutato. Invece di farsi carico della sofferenza, dei disturbi che si manifestano nelle separazioni dei genitori, invece di permettere al giudice di verificare il contesto e le eventuali cause del rifiuto verso un genitore attraverso l’intervento di specialisti, si prevede che il giudice proceda comunque a garantire il “diritto alla bi genitorialità del figlio” e cioè che il padre (si scrive genitore, ma si intende padre) possa veder ripristinata per legge la sua genitorialità. Il minore, se persistono atteggiamenti di rifiuto, viene addirittura assegnato ad una casa famiglia per un seguire un trattamento “riabilitativo alla bigenitorialità”. Mostruosità e ferocia, rispetto alla quale re Salomone era un naif.

 

Ma le conseguenza sono molto pesanti anche per la madre. Infatti il giudice non verifica e non interviene per sanzionare eventuali sue “condotte illecite”, manipolatorie verso il figlio, ma deve immediatamente procedere, riducendo fino anche ad eliminare la sua responsabilità genitoriale. Anche nelle situazioni di violenza familiare dichiarata dalla donna.

 

Si assume, anche qui ex lege, che le donne siano bugiarde. Dice Pillon: “l’80% delle denunce sono risultate false”. E allora si accanisce, prevedendo che “la violenza deve essere comprovata” (la PAS no, ma la violenza sì), cioè che non basta la testimonianza dei centri antiviolenza, i verbali dei Commissariati, neanche un decreto urgente del giudice. La donna dovrà aspettare la sentenza definitiva, tutti e tre i gradi di giudizio, cioè anni e anni.  E intanto è probabile che avvenga un femminicidio. 

 

E’ infatti  noto  che la separazione in situazioni di violenza domestica costituisce una condizione di rischio per l’incolumità della donna, ma Pillon vuole legiferare che  se la donna decide di fuggire in una casa rifugio, la Polizia dovrà andare a prendere il figlio per riportarlo a casa del padre violento. Se il  minore oppone resistenza, se rifiuta la vicinanza del padre, anche  qui è prevista la sua  riabilitazione coatta. Non importa se la madre implora di ascoltare il figlio, di credergli. La violenza domestica e la violenza assistita (quella subita dal minore presente alle violenze contro la madre) per Pillon non esiste. Sono le madri bugiarde e manipolatrici.

 

Sembra un film dell’orrore e invece è quello che Pillon ha promesso alla lobby dei padri separati benestanti e violenti: una legge per tutelare i loro diritti, per continuare a mantenere  il controllo sulla vita delle donne e dei loro figli anche dopo la separazione. E’ una crociata vendicativa contro le donne, colpevoli di averli lasciati.

 

Questo ddl è  inemendabile e deve essere ritirato. Ma Pillon si sente forte perché il “diritto del minore alla bigenitorialità” sta nell’accordo di governo; perché lo appoggiano i fondamentalisti del Family Day e i consiglieri leghisti e fascisti che fanno votare nei consigli comunali mozioni pro-life, contro la legge 194, contro i gay e le famiglie arcobaleno. Ed è forte perché nel paese ancora manca una opposizione adeguata.

 

Sta accadendo quello che era inimmaginabile. Si stanno cancellando storia, cultura, conquiste, diritti che sembravano inattaccabili. E’ una strategia politico-ideologica - ampiamente finanziata - che cammina da tempo, che purtroppo intercetta e costruisce senso comune. Una volta si diceva, di fronte ai rigurgiti oscurantisti della classe politica, che “comunque la società è più avanti”. Oggi non è più così. Siamo in presenza di una narrazione tossica che costruisce consenso attorno a bisogni identitari sempre più ristretti, che vedono nei muri, in tutti i muri, lo strumento per difendersi nel loro primario bisogno di sicurezza.

 

La complessità si semplifica per cercare illusorie certezze e rassicurazioni; dalla realtà si espungono le vite vere e le loro differenze. Si impongono binomi antitetici, che partono da quello prioritario “italiani e stranieri” ma per dilatarsi poi in “noi e loro”, intendendo con “loro” tutti quelli che non ci appartengono, che sono diversi da noi, che non capiamo, che ci fanno paura. Anche la Famiglia ha un “noi” e un “loro”, che esclude tutto quello che non è Famiglia tradizionale, dove la donna riconosce e accetta il ruolo patriarcale di madre e di moglie.

 

Alla fine l’obiettivo del ddl Pillon è impedire le separazioni, renderle difficili, costose, per mantenere comunque e a tutti i costi unita la Famiglia, difendendola da quelle che gli appaiono come sterili e superate velleità di libertà femminile. “Il maschilismo e il femminismo sono categorie che appartengono al passato”. La narrazione tossica è questa: il femminismo non c’è più e la libertà femminile deve far paura perché “uccide l’embrione, perché fa partorire in modo mostruoso usando le nuove tecniche riproduttive, perché - appunto - distrugge la Famiglia”. Il senso compiuto del medioevo di Pillon sta tutto qui.

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