Se sulla sponda sinistra dei Navigli in campionato l’Inter naviga a velocità incerta da ormai un mese, sull’altra sponda il Milan dall’inizio del campionato va a giri ridotti rispetto a quelli attesi. Nonostante l’ultima vittoria sul Crotone, il giro di boa del girone di andata consegna al popolo rossonero un piazzamento certo non entusiasmante.

 

 

Ad agosto, infatti, il nuovo Milan era stato annunciato con acquisti e capitali forti, seppur difficili da individuare  e oggi, per classifica e per prospettive societarie, vive una situazione ben peggiore di quella dei cugini interisti, che almeno sul mercato avevano operato al risparmio.

 

La crisi d’identità rossonera non è storia degli ultimi mesi. Già prima dell’uscita di Berlusconi dal club rossonero, la situazione economica precaria ne aveva rivisto profondamente al ribasso le ambizioni. Complici i capricci di Barbara Berlusconi improvvisatasi manager e l’allontanamento di Galliani, che di calcio sa come pochi, la situazione si è andata complicando. Non sono più arrivati i fuoriclasse che fecero grandi i rossoneri tra Capello e Sacchi e la panchina ha visto l’alternarsi di figure inadeguate alla caratura della squadra, anche solo per ciò che attiene al blasone del club.

 

Mentre da anni la propaganda racconta di improbabili ritorni (Ancelotti fra tutti) al momento si registra come dopo Allegri, ultimo vincente ma osteggiato, è toccato a Seedorf, a Brocchi, a Pippo Inzaghi, ora a Gattuso. Forse in preda ad una strana sindrome abbandonica, ad eccezione di Mijahilovic e Montella gli allenatori che si sono succeduti sono stati scelti tra gli ex, mentre il simbolo del Milan, Paolo Maldini, è stato messo da parte come una scarpa vecchia. Eppure, il suo ingresso in società avrebbe fatto bene, ma lo si è chiamato solo quando la barca faceva acqua da tutte le parti e lui, giustamente, si è ben guardato dal salirvi fuori tempo massimo.

 

Anche il parco giocatori ha visto acquisti di spessore insufficiente e poco funzionale. Negli ultimi anni della gestione Berlusconi sembrava che venissero scelti a partire dalla provenienza interista più che dall’utilità, come a voler proporre un dispetto, uno sberleffo ai cugini, nel tentativo di ricompattare una tifoseria delusa. Risultato penoso. Come se un caso Pirlo potesse essere riproposto all’infinito, sono arrivati i fantasmi di Ronaldo e Vieri, Brocchi, Favalli etc. Nemmeno la narrazione del cuore, nel più perfetto stile della casa, ebbe i riscontri attesi: i ritorni a casa di Shevchenko e Pato diventarono un feuilleton con poco senso calcistico.

 

Poi l’assurdo: Pirlo, fuoriclasse trasformato in esubero, è andato a vincere alla Juventus, ripetendo i casi Davids e Vieira degli anni precedenti. A questo si è aggiunto l’errore ciclopico di quest’anno, ovvero l’arrivo di Fassone e Mirabelli, provenienti dall’Inter, dove certo non avevano brillato. Soprattutto nel caso di Fassone, Suning aveva deciso di interrompere il rapporto causa manifesta incapacità manageriale, la stessa che l’aveva allontanato prima dal Napoli e poi anche dalla Juventus.

 

Come si poteva pensare a Milanello che chi ha fallito con tre grandi società potesse trionfare è un mistero. Infatti, è stata organizzata una campagna acquisti fallimentare e costosissima, operata da una società che nessuno conosce, con una proprietà quanto meno opaca che ha scommesso con la Uefa un all-in impossibile da centrare. Sono state le conseguenze di una managerialità dannosa e la portata di una stagione fallimentare peserà come un macigno sul destino complessivo del Milan.

 

Il gioco messo in campo da Montella, pure un buon allenatore, non ha potuto fare miracoli. Talmente mal assemblata la squadra, tali e tante le aspettative eccessive su giocatori pagati fior di milioni, che nemmeno le pur varie ipotesi tattiche sul campo hanno potuto risolvere. Quando si spendono carrettate di milioni per poi schierare al centro dell’attacco un giovane della Primavera; quando si acquista un giocatore come Bonucci, bravo nel far ripartire l’azione ma inutile se dedicato alla marcatura senza un vero e proprio mastino al suo fianco; quando si sceglie di andare su un terzino che l’Inter aveva rinunciato a prendere seppure a parametro zero e si ripropone Montolivo al centrocampo di una squadra che vorrebbe vincere, allora la confusione regna sovrana. Il pasticcio Annarumma, poi, è la conseguenza del cinismo mercantile di Raiola e dell’insufficienza manageriale di Fassone.

 

Lo spettro che s’intravede ora è l’impossibilità di arrivare in Champions e, per conseguenza, il mancato arrivo di quelle risorse economiche che potrebbero ridurre l’indebitamento. Infatti, come una manovra di governo Renzi-Gentiloni, la ricostruzione è stata fatta interamente a debito e difficilmente le banche intervenute a garanzia rinuncerebbero a rientrare da una operazione che si dimostrasse non conveniente. Il Milan, insomma, ha davvero da lavorare sodo per tentare l’impossibile. La classifica del torneo s’intreccerà inesorabilmente con quella della solvibilità e arrivare dopo la Champions, per un doloroso destino, vorrebbe dire arrivare ultimi.

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