di Roberta Folatti


Un riscatto possibile
Ci sono due donne ferite dalla vita che reagiscono in modo opposto alla sofferenza, la più vecchia tenendosi tutto dentro senza lasciare che si spenga il fuoco del proprio dolore, la più giovane dando sfogo all’aggressività, contro se stessa e contro il mondo. Siamo in un carcere tedesco e l’esordio non è dei più idilliaci: una detenuta si sveglia e trova la compagna di cella impiccata al letto a castello. La sua reazione, di totale indifferenza, fa intravedere i grossi problemi di questa donna, che all’interno del carcere è completamente isolata, guardata con sospetto da compagne e guardie.

Quattro minuti, insieme a “Le vite degli altri”, ridà smalto alla cinematografia tedesca e, in generale, alla piuttosto snobbata (dal pubblico) produzione europea, che quasi sempre risulta perdente nel confronto con i colossi americani. In Germania ha ottenuto grandi lodi dai critici ma ha anche riempito le sale e rischia di fare incetta di Oscar tedeschi.

Il film del 44enne Chris Kraus non è perfetto ma ha una sceneggiatura forte, a tratti dirompente, capace di suscitare vibrazioni. Anche la fotografia e la scelta delle inquadrature rispondono al bisogno di scuotere, di scompigliare le carte nel tentativo di affrontare il tema del carcere con uno sguardo non scontato.

La trama di “Quattro minuti” non è particolarmente originale – un’anziana insegnante di piano dà lezioni alle detenute più talentuose, con una di queste inizierà un rapporto drammatico, conflittuale ma proficuo – la forza del film sta nel crescendo di tensione che il rapporto tra la signora Kruger e la problematica Jenny sprigiona, un miscuglio di odio e amore, tenerezza e violenza che cresce parallelo al pathos creato dalla musica.

Entrambe le donne trattengono un’affettività che non ha potuto esprimersi nelle vicende dolorose che hanno attraversato e che spesso si traveste da cinismo o da scoppi insensati di violenza. Ma col tramite misteriosissimo e potente della musica due anime ferite riescono a mettersi in contatto, ad aprire canali emotivi che sembravano inariditi. Jenny ama l’hip hop e lo suona in modo “estremo”, ma la sua insegnante le impone Schuman: nei quattro minuti finali i due generi – così opposti – si fonderanno in un’esplosione di energia. Inaspettata, sorprendente, che sconvolge e affascina il pubblico.

Il film di Kraus è originale e sentito nonostante qualche imperfezione e malgrado la presenza di personaggi di contorno non sempre riusciti. Poco importa, perchè la cinepresa è focalizzata sulle due protagoniste e sono loro che infiammano lo schermo.

Quattro minuti (Germania, 2006)
Regia: Chris Kraus
Sceneggiatura: Chris Kraus
Fotografia: Judith Kaufmann
Cast: Monica Bleibtreu, Hannah Herzsprung, Sven Pippig, Richy Müller, Jasmin Tabatabai
Distribuzione: Lady Film




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