di Roberta Folatti

L’iran disegnato da Marjane Satrapi.

Marjane è una bambina sveglia e sensibile, che ascolta gli adulti e poi fantastica sulle cose che ha sentito. Vive in una famiglia di idee progressiste che non manda a dire a nessuno ciò che pensa, che si tratti degli sgherri dello Scia o i fanatici barbuti difensori della Rivoluzione kohmeinista.
Siamo in Iran ovviamente e Persepolis
è un film autobiografico che racconta il percorso di crescita di Marjane Satrapi
, disegnatrice di fumetti che si è conquistata una bella fama in Europa partendo dal suo paese d’adozione (o d’esilio), la Francia. Proprio per la Francia, la Satrapi, insieme al suo coregista Vincent Paronnaud, è stata candidata all’Oscar 2008 per il miglior film d’animazione.
“Persepolis” ha il tratto semplice e inconfondibile della sua autrice, che prima ha appassionato i lettori con le sue strisce a fumetti e poi ha deciso di trasporre su pellicola la sua autobiografia, descrivendo un Iran che ha rialzato la testa dopo la cacciata dello Scia ma non ha saputo evitare un altro – ancor più dilaniante – periodo di repressione. La piccola Marjane cresce col mito dello zio, eroe della resistenza allo Scia, rinchiuso in carcere per molti anni e torturato.

Quando in seguito alla Rivoluzione kohmeinista viene liberato, si accende in lui e nella sua famiglia la speranza di un futuro diverso, in cui la democrazia si affermi. Ma le cose vanno in modo tragicamente opposto, lo zio viene di nuovo imprigionato e poi giustiziato, fatto che per Marjane rappresenterà una ferita indelebile. L’Iran, attaccato dall’Iraq di Saddam, si imbarca in una guerra sanguinosa quanto assurda.

Generazioni di giovani sacrificati da entrambe le parti, per un conflitto che lascia le cose invariate seminando disperazione nelle famiglie di due paesi già molto provati.
“Persepolis” illustra tutto questo in parallelo alle vicende private, quotidiane, di Marjane, il cui carattere ribelle e curioso fa a pugni con la mancanza di libertà e con l’impossibilità di esprimersi almeno artisticamente. Così a 14 anni i genitori, preoccupati che la ragazzina si metta nei guai, la spediscono a Vienna, al “sicuro”, a studiare lontana dalle grinfie degli integralisti. Ma l’esilio, lo sradicamento dalla propria cultura non sono mai una soluzione, e infatti Marjane faticherà ad adattarsi in Europa e patirà più del normale le piccole delusioni dell’adolescenza.
Lontana dai suoi affetti, alle prese con abitudini molto diverse da quelle del suo paese, Marjane si sente emarginata, incompresa, quasi ridicolizzata. Sente che i ragazzi europei la guardano come qualcosa di esotico. Trascorso qualche anno la protagonista di “Persepolis” tornerà in Iran e, dopo aver attraversato un periodo di profonda depressione, sperimenterà la vita a due “strati” di un regime fondamentalista.

Tutti “puritani” all’occhio indagatore dei guardiani della Rivoluzione ma con una gran voglia di trasgredire e divertirsi appena quello sguardo si volge altrove. Il film della Satrapi è piuttosto cupo, drammatico ma ha deliziosi spunti poetici, che sanno coniugare alla perfezione semplicità e raffinatezza espressiva.



Persepolis
(Francia, 2007)
Regia: Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud
Scenografia: Marisa Musy
Musiche: Olivier Bernet
Distribuzione: Bim




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