di Sara Michelucci

La bandiera francese che svetta alta, simbolo dell’occupazione, della mancanza di libertà e della voglia di rivalsa che poco tempo dopo accompagnerà la storia del popolo algerino. Si apre con questa immagine Uomini senza legge, ultimo film del regista franco-algerino, Rachid Bouchareb. Una storia dura, di lotta armata e conquista di diritti. Sangue e lacrime, quelle che il popolo algerino in terra francese e in terra algerina ha dovuto versare per raggiungere la libertà della patria dalla conquista dei colonizzatori.

Il film ruota attorno alla storia di tre fratelli, che fin da piccoli vedono i propri genitori vessati dai coloni ed espropriati della terra dei padri. Saïd, Messaoud e Abdelkader saranno inizialmente separati, allontanati da destini diversi (carcere, guerra), per poi ricongiungersi a Parigi. Nelle banlieues nascerà il fuoco della rivoluzione. In Messaoud e Abdelkader matura subito la coscienza nazionale, la condivisione di un progetto politico nuovo, fatto di lotta armata. Perché un popolo senza libertà è destinato prima o poi a ribellarsi.

Abdelkader, che già in carcere aveva maturato queste convinzioni politiche, diventerà ben presto il leader del Fronte Popolare di Liberazione, trascinando nella causa i fratelli fino alla affrancazione del popolo algerino. Saïd, invece, non ha vocazioni politiche, a lui interessa la boxe e mira a far diventare un algerino il primo campione di Francia e del mondo. Ma gli eventi lo catapulteranno suo malgrado nella lotta per la liberazione del suo popolo.

La storia, allora, si mischia all’epopea, al genere gangster. Le immagini di repertorio, infatti, si mescolano alla messa in scena, con una coralità tale da stagliare i personaggi all’interno della Storia. L’ambiente asfittico, cupo, legato a una claustrofobia urbana snatura i personaggi, li costringe alla perdita della coscienza e di una moralità che solo la figura della madre potrà ancora custodire. Il ripetere poi la stessa frase “Se dio vorrà” induce ad un fatalismo che pervade la storia dei tre fratelli e della loro gente, nonostante l’azione poi diventi molto più importante di una mera attesa del cambiamento.

Il film è stato presentato in concorso alla 63ª edizione del Festival di Cannes, suscitando accese polemiche per via del suo contesto storico che contempla il massacro di Sétif e Guelma, riportando in luce e denunciando il colonialismo francese in Africa. Eppure la pellicola non prende una posizione così netta, perché mostra anche l’altra faccia della medaglia: la perdita di coscienza e, dunque, di una legge interiore, dei tre fratelli algerini, disposti anche ad uccidere un proprio connazionale pur di mantenere in piedi il partito fondato.

Tant’è che il titolo del film è la traduzione francese della parola araba fellagha (fuorilegge), riprendendo la definizione dei combattenti indipendentisti autoctoni durante la guerra d'indipendenza algerina. La bandiera algerina che sventola in chiusura del film testimonia il cambiamento attuato, il soffio di un nuovo corso che cambierà la storia di un popolo.

Uomini senza legge (Francia, Algeria, Belgio 2010)
Regia: Rachid Bouchareb
Sceneggiatura: Olivier Lorelle, Rachid Bouchareb
Distribuzione: Eagle Pictures
Cast: Sami Bouajila, Jamel Debbouze, Roschdy Zem, Samir Guesmi, Sabrina Seyvecou, Assaad Bouab, Bernard Blancan, Samir Guesmi, Jean-Pierre Lorit, Corentin Lobet, Régis Romele
Produzione: Studio Canal, France 2 (FR2), Tessalit Productions

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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