Iran: il terrorismo di Israele

di Mario Lombardo

Una gravissima esplosione avvenuta nella giornata di domenica ha causato danni molto estesi all’impianto nucleare civile iraniano situato nella località di Natanz. Anche se non ci sono rivendicazioni ufficiali per l’operazione, tutti gli indizi sembrano portare a Israele. L’attentato, di fatto di natura terroristica, dimostra ancora una volta come l’unica “democrazia” mediorientale...
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Le braccia degli esclusi

di Michelangelo Ingrassia

Si concentreranno sabato 10 aprile davanti alle Prefetture di tutta Italia. La manifestazione seguirà il presidio del 31 marzo indetto da Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uila-Uil dinanzi al Senato della Repubblica. Iniziative di lotta delle lavoratrici e dei lavoratori agricoli nell’Italia del Ventunesimo secolo, ancora una volta esclusi da ogni tipo di ristoro anche nel Decreto Sostegni. Una grave ingiustizia sociale storicamente definibile nell’ambito delle discriminazioni. Tale è stata la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori agricoli nella storia dell’Italia unita. Eppure, come scrive lo storico Aldino Monti, le lotte dei braccianti, prima ancora di quelle operaie, non solo fecero da laboratorio al nascente socialismo italiano e...
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di Tania Careddu

Nel mondo, settecentoquarantotto milioni di esseri umani, uno su otto, non hanno accesso all’acqua potabile e due miliardi e mezzo, un terzo della popolazione globale, vivono senza servizi igienico-sanitari di base. Con la seguente drammatica conseguenza: circa metà delle malattie che colpiscono la popolazione dei paesi più vulnerabili è dovuta proprio all’inadeguato accesso all’acqua.

Due le cause: il ripetersi sempre più frequente di catastrofi naturali e l’aumento esponenziale di conflitti. Sempre più legati all’impatto dei cambiamenti climatici, i disastri naturali, triplicati in trent’anni, per gli effetti a opera dell’uomo (meno vulnerabile) del riscaldamento globale, hanno generato inondazioni ma siccità in molte regioni povere del pianeta

E in quelle già fragili e politicamente instabili, l’escalation di conflitti coinvolge un terzo della popolazione più indigente, vittima di attacchi terroristici, della distruzione di infrastrutture di vitale importanza - principalmente idriche come pozzi sia a uso pubblico sia famigliare - e, perciò, priva di ogni accesso ai servizi di base.

Oltre alle crisi climatiche, però, sono soprattutto le guerre a determinare la sete. Secondo quanto si legge nel briefing #Savinglives: emergenza acqua, redatto da Oxfam, è il bacino del lago Ciad, dove oltre sei milioni di persone sono senza acqua né cibo a subire gli effetti più devastanti. In Iraq dieci milioni di individui, metà dei quali bambini, hanno un disperato bisogno di aiuti umanitari per ottenere la fornitura di acqua potabile e servizi igienici.

La Siria, paese al collasso con settemila esseri umani in fuga ogni giorno ha Aleppo priva di acqua e fortemente carente di strutture sanitarie. in Yemen vivono ventuno milioni di persone, di cui quattordici milioni in cerca di acqua, colpite da una guerra che, facendo cadere sotto i bombardamenti sauditi numerose infrastrutture idriche e fognarie, ha favorito l’impennata dei prezzi del carburante necessario ad alimentare i generatori che pompano acqua nei villaggi e per le coltivazioni.

In Sudan, più di quattro milioni e mezzo di uomini e donne sono afflitti dalla siccità a causa della riduzione delle piogge provocata dal ciclone El Nino che ha colpito duramente i raccolti e la disponibilità di fonti idriche sicure, e la popolazione ha accesso a soli tre litri di acqua al giorno pro capite, meno di un terzo della quantità minima raccomandata dagli standard internazionali. Ad Haiti, oltre ottocentomila persone sono rimaste senza acqua, in seguito alla violenza dell’uragano Matthew e in Sud Sudan, più di cinque milioni soffrono la scarsità di acqua in seguito alla crisi etnica e politica che ha ferito il paese nel 2013.

La scarsità d’acqua origina un circolo vizioso: una drastica riduzione di raccolti genera, per mancanza di foraggio, il deperimento e la morte del bestiame, fondamentale per il sostentamento di tutte queste comunità e inoltre le carcasse degli animali finiscono a inquinare le pochi fonti di acqua rimaste. Senza contare i rischi per la salute: si moltiplicano i casi di colera - solo a Haiti se ne sospettano duemila casi - e altre malattie infettive come il dengue. Principali vittime sono i bambini, tanto che ormai, ogni anno, ne muoiono ottocento mila.

Di questo passo, se non verranno messe a punto azioni volte a garantire la fornitura dell’acqua in un contesto globale efficace di regolamentazione politica, economica e giuridica, il suo possesso provocherà conflitti territoriali. E mondiali.

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Da almeno un paio di mesi a questa parte stanno arrivando segnali preoccupanti dalle regioni dell’Ucraina orientale che sembrano indicare un’imminente riesplosione del conflitto tra le forze di Kiev, appoggiate dall’Occidente, e i separatisti filo-russi del Donbass. Su entrambi i fronti sono in corso massicci spostamenti...
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