Trump: il golpe e la guerra sfiorata

di Mario Lombardo

È possibile che gli Stati Uniti siano andati vicini a lanciare un attacco militare contro la Cina nelle ultime settimane trascorse da Donald Trump alla Casa Bianca? L’ipotesi potrebbe sembrare inverosimile, ma le anticipazioni di un nuovo libro in uscita in America hanno rivelato che almeno due soggetti, con una prospettiva a dir poco privilegiata sugli eventi di Washington, ritenevano questa...
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L’11 settembre dell’Arabia Saudita

di Michele Paris

La pubblicazione da parte dell’amministrazione Biden del primo di una serie di documenti riservati sul possibile coinvolgimento dell’Arabia Saudita negli attentati dell’11 settembre 2001 è stata accolta in generale come un non evento che confermerebbe l’estraneità di Riyadh dai fatti che due decenni fa hanno inaugurato la “guerra al terrore”. In realtà, il quadro che ne esce, anche se per ora molto parziale, appare più sfumato e, in ogni caso, dell’iniziativa della Casa Bianca devono essere valutate anche le implicazioni geo-politiche, soprattutto per quel che riguarda l’evoluzione dei rapporti tra Washington e il regno wahhabita. Il documento di 16 pagine declassificato qualche giorno fa risale al 4 aprile del 2016 e...
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di Tania Careddu

Nel mondo, settecentoquarantotto milioni di esseri umani, uno su otto, non hanno accesso all’acqua potabile e due miliardi e mezzo, un terzo della popolazione globale, vivono senza servizi igienico-sanitari di base. Con la seguente drammatica conseguenza: circa metà delle malattie che colpiscono la popolazione dei paesi più vulnerabili è dovuta proprio all’inadeguato accesso all’acqua.

Due le cause: il ripetersi sempre più frequente di catastrofi naturali e l’aumento esponenziale di conflitti. Sempre più legati all’impatto dei cambiamenti climatici, i disastri naturali, triplicati in trent’anni, per gli effetti a opera dell’uomo (meno vulnerabile) del riscaldamento globale, hanno generato inondazioni ma siccità in molte regioni povere del pianeta

E in quelle già fragili e politicamente instabili, l’escalation di conflitti coinvolge un terzo della popolazione più indigente, vittima di attacchi terroristici, della distruzione di infrastrutture di vitale importanza - principalmente idriche come pozzi sia a uso pubblico sia famigliare - e, perciò, priva di ogni accesso ai servizi di base.

Oltre alle crisi climatiche, però, sono soprattutto le guerre a determinare la sete. Secondo quanto si legge nel briefing #Savinglives: emergenza acqua, redatto da Oxfam, è il bacino del lago Ciad, dove oltre sei milioni di persone sono senza acqua né cibo a subire gli effetti più devastanti. In Iraq dieci milioni di individui, metà dei quali bambini, hanno un disperato bisogno di aiuti umanitari per ottenere la fornitura di acqua potabile e servizi igienici.

La Siria, paese al collasso con settemila esseri umani in fuga ogni giorno ha Aleppo priva di acqua e fortemente carente di strutture sanitarie. in Yemen vivono ventuno milioni di persone, di cui quattordici milioni in cerca di acqua, colpite da una guerra che, facendo cadere sotto i bombardamenti sauditi numerose infrastrutture idriche e fognarie, ha favorito l’impennata dei prezzi del carburante necessario ad alimentare i generatori che pompano acqua nei villaggi e per le coltivazioni.

In Sudan, più di quattro milioni e mezzo di uomini e donne sono afflitti dalla siccità a causa della riduzione delle piogge provocata dal ciclone El Nino che ha colpito duramente i raccolti e la disponibilità di fonti idriche sicure, e la popolazione ha accesso a soli tre litri di acqua al giorno pro capite, meno di un terzo della quantità minima raccomandata dagli standard internazionali. Ad Haiti, oltre ottocentomila persone sono rimaste senza acqua, in seguito alla violenza dell’uragano Matthew e in Sud Sudan, più di cinque milioni soffrono la scarsità di acqua in seguito alla crisi etnica e politica che ha ferito il paese nel 2013.

La scarsità d’acqua origina un circolo vizioso: una drastica riduzione di raccolti genera, per mancanza di foraggio, il deperimento e la morte del bestiame, fondamentale per il sostentamento di tutte queste comunità e inoltre le carcasse degli animali finiscono a inquinare le pochi fonti di acqua rimaste. Senza contare i rischi per la salute: si moltiplicano i casi di colera - solo a Haiti se ne sospettano duemila casi - e altre malattie infettive come il dengue. Principali vittime sono i bambini, tanto che ormai, ogni anno, ne muoiono ottocento mila.

Di questo passo, se non verranno messe a punto azioni volte a garantire la fornitura dell’acqua in un contesto globale efficace di regolamentazione politica, economica e giuridica, il suo possesso provocherà conflitti territoriali. E mondiali.

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