di Fabrizio Casari

Tre, forse quattro, le indicazioni che vengono dalla giornata di campionato: la vittoria dei ragazzi di Reja a Bari, la conferma di una Juventus che a suon di gol ritrova fiducia, classifica e prospettive, la vittoria dell’Inter a Cagliari, nonostante ormai i giocatori in infermeria siano tanti quanto quelli che vanno in campo, la ricomparsa della Roma che, nell’anticipo, ha trovato un’importante vittoria contro il Genoa.

Comiciamo dalla vetta. La Lazio non si ferma: vince due a zero a Bari contro la squadra di Ventura per confermare di non essere una meteora. Resta prima in classifica seguita da Inter e Milan e dall’inevitabile plotoncino in pochi punti che, in questa fase, caratterizza da sempre i campionati. Ma con le vittorie di Inter, Milan, Juventus e Roma si cominciano a delineare i valori tecnici, rimettendo così nell’ordine delle normalità gli exploit d’inizio torneo da parte delle cosiddette squadre-rivelazione.

Il Milan ha ritrovato Pato ed ha avuto ragione del Chievo. E anche se Ibrahimovic segna nella porta sbagliata, il ritorno del fuoriclasse brasiliano, con Robinho in buona forma e Ronaldinho che gioca in un inedito ruolo da traquartista ma con classe da vendere, la squadra di Allegri aspetta il Real di Mourinho con qualche ansia in meno. Resta l'impressione di una squadra da registrare in difesa; serviranno test più impegnativi per avere un dato certo.

La Juventus ha asfaltato il Lecce, certo più uno sparring partner che un ostacolo duro da affrontare, ma se anche Felipe Melo ritrova fiducia e condizione, con Krazic straordinario, Quagliarella in spolvero e Aquilani con le chiavi del centrocampo saldamente in mano, la squadra di Del Neri può competere davvero per questo titolo, invece che chiedere indietro quelli rubati. Le vedovelle di Moggi gufano, ma questa squadra potrebbe riuscire a dimostrare che non servono né il faccendiere losco di Civitavecchia, né le combine organizzate a mo’ di rete tentacolare per uscire dai campionati con trionfi.

L’Inter ha ragione del Cagliari prima colpendolo e poi governando ( ma con qualche rischio) il tentativo dei sardi di agguantare il pareggio. Uno stratosferico Eto’o, che sebbene acciaccato gioca un solo pallone invitante e lo trasforma in un gol di rara bellezza, dimostra che, al momento, nessuno è più forte di lui davanti alla porta. Una media di un gol ogni 40 minuti dice tutto.

Buona gara di Maicon, Lucio, Snejider e Coutinho. Poi, grazie a Julio Cesar e ad un Chivu finalmente all’altezza della sua fama, la squadra di Benitez porta via tre punti da un campo dove nessuno passeggia. La nota meno lieta sono i “buuh” razzisti dei tifosi cagliaritani contro Eto’o: è proprio vero che la madre degli idioti è sempre incinta. Partita sospesa per due minuti da Tagliavento, ma c’è da augurarsi che una multa pesante vada a molestare il conto in banca di Cellino.

La Roma, con Totti in campo per novanta minuti, batte un Genoa che, fino ad ora, in trasferta aveva dato impressioni migliori. Il rientro di Cassetti e una buonissima gara di Perrotta e Juan, accompagnano una partita che potrebbe diventare una data da incorniciare per questa stagione giallorossa. Anche perché un’eventuale sconfitta della Roma avrebbe significato una vera e propria crisi devastante per l’ambiente giallorosso. Vedremo già dalla prossima domenica se il vento è definitivamente cambiato.

Il Palermo di Delio Rossi maltratta per 4 a 1 il Bologna, mentre il Napoli del loquace Mazzarri non va oltre il pareggio con il Catania. L’Udinese vince a Brescia e finisce in parità tra Cesena e Parma. Desta invece preoccupazione l’ennesima sconfitta della Fiorentina, che si trova ora ultima, solitaria, in classifica. Forse la squadra allenata da Mihajlovic non meritava di perdere, ma la Sampdoria non ha rubato niente. La crisi della Fiorentina non può essere spiegata solo con l’assenza di Jovetic, che pur grandissimo non rappresenta l’unico valore dei viola. Semmai sembra che l’addio di Prandelli abbia lasciato in eredità una crisi d’identità nei viola, che non riescono a trovare più il bandolo della matassa.

Mihajlovic appare fiducioso: “Io sono sereno, ho la coscienza pulita e penso che stiamo lavorando bene: se i risultati non arrivano, è normale che sia più facile cambiare il tecnico piuttosto che i giocatori, ma io non mollo. La ruota girerà, per forza, ma ci siamo messi noi in questa situazione e sta a noi tirarcene fuori". Sarà, ma cinque punti in sette gare raccontano meglio di qualunque analisi la crisi di Firenze. L’allenatore serbo non teme l’esonero e i fratelli Della Valle hanno fama di prudenti; ma certo è che se la Fiorentina non riuscirà a sollevarsi dalla crisi che l’attanaglia, un cambio di panchina - almeno come misura della disperazione - ha buone possibilità di diventare il tema all’ordine del giorno per i gigliati. E già il nome di Dunga, ex ct del Brasile, comicia a roteare come una fionda.

 

di Fabrizio Casari

La Lazio è prima in classifica. Da sola, con due punti di vantaggio su Inter, Milan e Napoli che inseguono. Il racconto della sesta giornata propone quindi di nuovo la squadra di Reja al primo posto, ma stavolta da sola. La partita di cartello era quella tra Inter e Juventus, giocato nel posticipo. Il derby d’Italia è finito zero a zero, ma è stata una partita avvincente. Tattica ma veloce, con Eto’o e Stankovic a brillare nell’Inter e Felipe Melo e Krazic nella Juve. Il risultato è giusto, avrebbero potuto vincere entrambe le squadre, anche se nel finale l’Inter ha preso possesso del campo.

Benitez ha assolutamente bisogno di recuperare Milito; così com’è, complica la vita ai nerazzurri, che sono costretti a tenere il camerunense sulla fascia invece che al centro dell'attacco. Non che sulla fascia Eto’o non metta paura comunque, bene lo sa la Juventus che ha assistito ad azioni del fuoriclasse africano spaventose. Ma tenerlo sulla fascia toglie comunque ai nerazzurri il finalizzatore. Ad ogni modo le attenuanti ci sono e non sono generiche: fare a meno di Samuel, Zanetti, Thiago Motta e Pandev, con Milito malconcio e Biabiany e Cordoba che escono per infortunio, non sarebbe facile per nessuno.

La Juventus continua ad avere bisogno di un’ulteriore registrazione degli schemi difensivi, ma soprattutto sugli esterni. Però il suo centrocampo è davvero all’altezza di ogni avversario. Del Piero non ha molto da dare, ma insieme a Sissoko e Pepe compone una panchina di grande valore. Tatticamente gioca con un 4-4-2 che richiederebbe ali all’altezza e, forse, non ne ha una coppia a disposizione; far giocare insieme Pepe e Krazic esporrebbe molto il centrocampo e la difesa. La squadra comunque è veloce e pericolosa, si vede la mano di Del Neri. Un dato sembra certo: l’Inter, pur fortissima, non è la schiacciasassi dell’anno scorso e la Juventus, pur ancora in fase di costruzione, già non è più la squadra sconclusionata dell’anno scorso. Saranno loro, con il Milan e la Lazio, a giocarsi le prime posizioni fino alla fine.

La Lazio, con un gol di Mauri, batte il Brescia, che pare aver esaurito la dose di fortuna nella gara discutibile contro la Roma. L’assist per Mauri è venuto dal solito Hernanes, che si conferma ogni domenica che passa come l’acquisto più felice dell’ultimo calciomercato. Se poi si pensa che anche Boateng è laziale (gioca nel Milan ma il suo cartellino è in comproprietà tra Lazio e Genoa e non é detto che non approdi presto a Roma), si capisce che il centrocampo biancoceleste è davvero all’altezza delle grandi. Dove potrà arrivare la Lazio è presto per dirlo, ma certo è che chiunque dovrà farci i conti. L'unico vantaggio che ha avuto, fino ad ora, é stato quello di un calendario tutto sommato agevole, poi arriveranno le grandi.

Finisce con la vittoria per uno a zero per i rossoneri la partita tra Parma e Milan nell'anticipo della giornata. La sancisce, al 35° del primo tempo, un gol capolavoro di Pirlo, un bolide sotto l’incrocio da 35 metri. Boccone troppo tenero il Parma per un buon Milan che, nel primo tempo, divora sei o sette palle gol con Ibrahimovic che non riesce a segnare in nessun modo nonostante i diversi assist. E se Mirante ha negato allo stesso Pirlo il possibile due a zero, è anche da sottolineare come un rigore evidente sia stato negato al Parma. Si sa: i rigori sono rigori, ma quando si tratta del Milan lo sono meno. Non a caso in quest’occasione Galliani non protesta, non pubblica regolamenti; capisce da solo quando è meglio tacere. E, davanti a un Milan che non vinceva in trasferta dall’aprile scorso, il silenzio è d’obbligo.

La Roma, attesa alla conferma delle ultime due partite, perde l’appuntamento con la riabilitazione. Dopo un primo tempo sostanzialmente equilibrato, nella ripresa il Napoli s’impone. La squadra di Totti non mostra mai segnali di qualità individuale e collettiva in grado di modificare l’andamento del match e ripropone una lettura delle due precedenti vittorie (Inter e Kluje) con occhio meno enfatico. Se, infatti, quella con i nerazzurri era stata ottenuta con una buona dose di fortuna, ma senza mai mostrare una supremazia nel corso della gara, quella con i modestissimi romeni in Champions era apparsa comunque venata da incertezze che, per fortuna, non avevano disegnato un risultato diverso.

Quello che stupisce è l’estrema perforabilità della difesa, che sulla carta avrebbe tre centrali di assoluto livello. Ranieri, osannato per il cambio con Vucinic che aveva permesso il gol in pieno recupero con l’Inter, è di nuovo messo in discussione a causa della sostituzione di Borriello con lo stesso montenegrino. Insomma, l’equilibrio nei giudizi non è proprio pane consueto per l’ambiente e questo, oltre che una carenza di forma da parte di quasi tutti i suoi giocatori, contribuisce negativamente. La penultima posizione in classifica avrebbe invece bisogno di essere affrontata con spirito combattivo e unità interna, due elementi che sembrano mancare ai giallorossi.

Straordinario Palermo quello che, guidato dal suo fuoriclasse Pastore e dal solito Ilic (che si conferma un giocatore con i fiocchi) espugna Firenze. La Viola incassa così la terza sconfitta in sei giornate di campionato e nemmeno il gol di Gilardino risulta sufficiente a riprendere il cammino verso il successo. Peraltro, un Sirigu in forma strepitosa fa gli straordinari e para persino un rigore, che serve a non farci sentire, almeno per qualche giorno, le strampalatezze di Zamparini.

Si rivede il Genoa, che batte il Bari in extremis con un gran gol di Palacio e un’incornata finale di Toni che rende inutile il gol di Barreto su rigore (indiscutibile). Per il resto soltanto pareggi; quello del Chievo con il Cagliari e quello della Sampdoria contro il Bologna. Un Cassano polemico, che esce ignorando la sua panchina e il suo allenatore, annuncia maretta nello spogliatoio dei blucerchiati. Ormai pare una gara: chi viene sostituito protesta, chi lo sostituisce non commenta. Niente di nuovo, il solito filmino.

 

di Fabrizio Casari

La Lazio di Reja si trova prima in classifica insieme all’Inter. Chievo e Brescia seguono a un punto, il Milan a due. Le due notizie sono queste: per la prima volta da moltissimi anni, tutte le squadre che partecipano al campionato hanno già subito una sconfitta e, da tempo immemore, la Lazio non si trovava in testa alla classifica. La vittoria esterna sul campo del Chievo con il gol di Zarate (che non segnava da Febbraio) propone una squadra che ha davanti a sé un campionato che sarà ricco di soddisfazioni. Centrocampo e attacco biancoazzurri sono di ottima fattura e la difesa, pure non brillantissima, ha comunque un ottimo portiere.

L’uscita anticipata di Pellissier dal campo ha bagnato le polveri al Chievo, ma la vittoria appare meritatissima, anche solo per le occasioni avute dallo stesso Zarate. Se recupera l’attaccante argentino e se le polemiche che normalmente animano l’ambiente laziale non ci mettono la coda, la Lazio può davvero arrivare nelle posizioni alte della classifica. Hernanes è un signor giocatore, le cui movenze ricordano Falcao e la corsa di Floccari e Mauri rappresenta imprevedibilità e sostanza nelle manovre d’attacco.

La sconfitta dell’Inter dice che non c’era la fuga ipotizzata e la vittoria della Roma dice che non c’era nessun complotto. Due verità che riportano le cose nell’alveo del raziocinio, giacchè dopo quattro giornate di campionato, con 36 partite mancanti, sembrava come minimo azzardato parlare di fuga. Dal canto romanista, nessun complotto dura solo una settimana. Il risultato dell’Olimpico è largo per i giallorossi e stretto per i nerazzurri; il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto. Il controllo della partita è stato a lungo dei campioni d’Italia, non a caso l’Inter ha tirato 15 volte in porta e la Roma due.

Ma la Roma di sabato sera è stata decisamente diversa da quella vista dall’inizio di stagione: con la squadra titolare in campo ha mostrato grinta, velocità, reparti ravvicinati e un portiere che, nonostante le paure delle ore precedenti la partita, ha fatto fino in fondo il suo dovere. L’Inter, dal canto suo, esce sconfitta ma non ridimensionata: ma l’idea di controllare la partita e, peggio ancora, ritenerla finita prima del fischio dell’arbitro, è da ingenui.

La differenza l’hanno comunque fatta i due allenatori: Ranieri ha inserito negli ultimi minuti Vucinic al posto di Totti, con il chiaro intento di provare a vincere; Benitez ha inserito Muntari al posto di Snejider, con l’intenzione di contenere. La notizia fastidiosa per la Roma è l’ennesima polemica di Totti sostituito; tutto chiarito, ma sarebbe bene evitare scene che non fanno il bene della Roma. Quella per l'Inter é il nervosismo di Chivu. Più seria per i nerazzurri è invece la notizia dell’infortunio di Milito, che difficilmente lo renderà convocabile per la partita di Champions con il Werder Brema. Thiago Motta, Zanetti e Milito assenti e Samuel, Santon e Lucio acciaccati: mercoledi da leoni obbligatorio per battere i tedeschi.

Il Milan, ancora una volta, non brilla. Vince perché Ibrahimovic mette il piedone sopra i due metri d’altezza e mette dentro uno dei pochi palloni interessanti. Senza Ibra, il Milan è poco meno che quello dell’anno scorso. E’ a due punti dalla testa, con Napoli e Catania, ma non da mai l’impressione di essere in grado di premere sull’accelleratore e dimostrarsi forte sul campo almeno la metà di quanto lo è sui media.

Il Napoli strapazza il Cesena, pur arrivando al pareggio grazie ad un rigore che è sembrato un regalo di natale anticipato: almeno per una sera De Laurentiis e Mazzarri non faranno polemiche. Ma proprio Mazzarri ha dovuto cambiare le sue scelte per cambiare il risultato: l’ingresso di Gargano e, soprattutto di Cavani (autore di una doppietta che lo porta insieme ad Eto’o in cima alla classifica dei cannonieri) hanno dato una vittoria ai partenopei che, comunque, è stata strameritata. Il Cesena, del resto, sembra aver lasciato a casa l’ispirazione delle prime giornate e, con il catenaccio, raccoglie solo sconfitte.

Un’altra notizia è rappresentata dalla vittoria della Fiorentina. Due a zero al Parma non sarà come espugnare Milano o Roma, però Mihajilovic aveva un disperato bisogno di tre punti che riportassero - oltre che una posizione in classifica migliore - un minimo di entusiasmo in una città che, forse, si è già rassegnata ad un campionato inferiore alle potenzialità che invece i viola hanno.

Il Palermo ormai azzecca una partita ogni due e viene fermato dal Lecce sul 2-2. La Sampdoria sembra aver dimenticato la strada della vittoria (non vince da un mese) ma almeno così l’Udinese conquista un punto. Il Catania spreca troppo e il Bologna agguanta un meritato pareggio. Il Bari, strapazzato dall’Inter sei giorni prima, stende il Brescia, che viaggiava al secondo posto in classifica, alla faccia della storia del calcio. Barreto sembra Ronaldo e, per sua fortuna, l’arbitro non è Ceccarini.

di Fabrizio Casari

Quando l’Inter gioca da Inter, la classifica conferma quanto già da anni racconta. I nerazzurri sono i primi. La notizia di questa giornata di campionato non è quindi che i campioni d’Italia e d’Europa siano in testa, solitari, semmai che il Brescia sia seconda con il Chievo dei miracoli e il Catania subito dietro. Brescia che supera la Roma grazie ad un arbitraggio scandaloso, che non concede due rigori grandi come una casa ai giallorossi e ne regala uno inventato al Brescia, per giunta espellendo Mexes. Non bastasse poi l’arbitro, ci si mette la sfortuna: Julio Sergio s’infortuna seriamente alla caviglia e rimane fermo in porta solo perché le tre sostituzioni erano già state fatte.

Ma torniamo alla golaeda interista al Meazza. Uno stratosferico Eto’o, padrone incontrastato della sua fascia, penetra nell’area barese come il coltello nel burro. Giocate di altissimo livello che consentono il ritorno al gol di Milito, a digiuno dall’inizio della stagione. La doppietta di Eto’o è realizzata tramite due rigori (il secondo più generoso, ma un altro certo non verrà fischiato più tardi) ma l’incidenza del camerunense sulla spinta dell’Inter è enorme per quantità e qualità. El Principe é tornato segnando due gol di ottima fattura, di testa e di piede, come da suo repertorio. Straordinaria partita anche di Snejder e Stankovic, buona la prova di Pandev, Lucio e Samuel (fino a quando è rimasto in campo) e buona anche quella di Chivu e Julio Cesar. Ciliegina sulla torta, il giovanissimo Coutinho, che in un quarto d’ora di gioco ha regalato sprazzi di classe pura. L’aspetto più importante, però, è che l’Inter ha giocato una partita eccellente sotto il profilo della grinta e della velocità. Pressing e difesa alta, gioco sulle fasce e controllo palla: questi gli ingredienti che Benitez è riuscito a mettere in campo. L’Inter sembra aver cambiato marcia.

Le seconda in classifica, il Brescia, come si diceva in avvio, può ringraziare un arbitraggio che non si vede nemmeno nelle partite tra scapoli e ammogliati. La Roma ha tutte le ragioni a protestare, ma aldilà degli errori arbitrali e della sfortuna, il problema di una squadra attrezzata per competere ai massimi livelli e che non riesce a vincere dall’inizio del torneo. Si può discutere di preparazione fisica, di assetto in campo, di quello che si preferisce; ma sotto il profilo tecnico i giallorossi non possono essere quelli che sono. Dunque c’è un aspetto psicologico che risulta predominante. La situazione societaria interna, confusa e incerta anche nelle sue prospettive, rischia di procurare maggiori danni di quelli già evidenti.

In particolare risulta strumentale - e prima ancora sbagliato - il tentativo di dare a Ranieri la colpa dei risultati. Meglio raccontare la verità: tira un’aria pesante per il tecnico romano e romanista e “i fantasmi che volano” - come lui stesso li ha definiti, sembrano essere il portato dell’ombra lunga di Marcello Lippi. La Roma, non la dottoressa Sensi o Pradè o Conti, tutti inseribili nella lista dei partenti futuri – deve dire parole chiare e consegnare stabilità all’ambiente. La Roma (cioè Unicredit) ha il dovere di rasserenare Ranieri (al quale ancora non è stato rinnovato il contratto, peraltro) sulla sua permanenza e il messaggio deve arrivare chiaro e forte dallo spogliatoio fino alla curva sud dell’Olimpico. O si parte dalle certezze o, nel mare aperto, la Roma rischia di affogare.

Sull’altra sponda della Capitale, la Lazio di Reja pareggia con il Milan. Floccari risponde al gol di piedone di Ibrahimovic e rimette così su binari più giusti una partita che la squadra di Allegri non ha mai meritato di vincere, pur mostrando qualche sensibile progresso. Parita giocata su un buon ritmo con Hernanes migliore in campo per la Lazio e Abbiati decisivo per salvare la porta milanista. Ai rossoneri, tutto sommato, per come sono messi è andata bene: l’Olimpico biancoceleste non è terra facile di conquista e un punto va portato a casa con soddisfazione. Ma non è certo la difesa della Lazio (anello debole dei biancocelesti) un test decisivo per il famoso quartetto delle meraviglie che, ad oggi, meraviglia solo per la sua inconsistenza. Vedere la classifica per averne un riscontro.

La corsa del Cesena si ferma in Sicilia. I romagnoli vengono battuti 2-0 da un ottimo Catania che sale in classifica e conquista i tre punti grazie al gol del bomber Maxi Lopez e alla rete di Silvestre. Una piccola che scende e una che sale.

Il Chievo dei miracoli batte il Napoli di Mazzarri rifilandogli un sonoro 3 a 1. Doppietta di Pellissier, uno che segna sempre anche se non se ne parla mai, e poi Fernanes, che rispondono al gol di Cannavaro Anche qui polemiche su alcune decisioni arbitrali, ma è il solito Mazzarri polemico e tarantolato. Le scelte di mercato dei partenopei sembrano, ad ora, pesare più degli arbitri sulla brutta classifica dei napoletani.

Due i punti per la Fiorentina che ritrova il gol di Gilardino ma viene raggiunto 1-1 dalla rete di Mesto per il Genoa. Senza uno strepitoso Frey, però, la viola sarebbe uscita dal campo con l’ennesima sconfitta. L'1-1 tra Lecce e Parma porta le firme di Jeda su rigore e di Crespo. A Cagliari la Samp senza Cassano non va oltre lo 0-0. Zero, invece, i punti dell'Udinese che passa in vantaggio con Di Natale contro il Bologna, ma subisce il pari di Gimenez e il gol-vittoria di Di Vaio al 91'. Almeno per una sera, sotto le Due Torri ci scappa un sorriso.

di Fabrizio Casari

Benitez e Del Neri festeggiano. Il primo, insieme allo straordinario Cesena, si trova già alla testa della classifica, come del resto ormai tradizione nerazzurra da cinque anni a questa parte. Il secondo vede forse la luce fuori dal tunnel. Che poi diventi ora una strada luminosa non è certo, ma i quattro gol con cui la Juventus ha battuto l’Udinese potrebbero segnare l’inizio di un altro campionato per i bianconeri. Intanto, la classifica racconta di una testa formata dai campioni d’Europa e della neo-promossa in serie A. Che ha nel suo monte stipendi un record di buona amministrazione e nel suo score ad oggi (3 partite, 2 vittorie, 1 pareggio, 3 gol fatti e la porta di Antonioli immacolata) un autentico miracolo.

L’Inter ha giocato una partita di notevole spessore a Palermo, battendo una squadra che da un anno e mezzo non perdeva in casa e che, come lo stesso tecnico spagnolo ha affermato, “difficilmente perderà ancora tra le mura di casa”. Grande controllo palla e, soprattutto un Eto’O straordinario (sei gol in sei partite ufficiali), che tiene il Biscione in alto in attesa che Milito (davvero irriconoscibile) ritrovi la via del gol. Intendiamoci: la vittoria dell’Inter si deve soprattutto ad alcune sue straordinarie individualità; Eto’o, certo, ma anche Julio Cesar, Lucio, Samuel e Stankovic (che ha sostituito al meglio Snejder), che hanno sopperito a carenze di gioco importanti ed alla scarsissima condizione di Chivu, Zanetti e Pandev.

Benitez deve lavorare ancora molto su se stesso, prima che sulla squadra e convincersi che cambiare tanto per cambiare non sempre è utile. L’Inter non pare adattarsi rapidamente alle idee del tecnico ex-Liverpool e la sofferenza nella linea dei centrocampisti - e quindi la fatica conseguente della difesa - fanno sì che la squadra non riesce a concludere una partita senza subire almeno un gol. Cosa alla quale l’Inter di Mourinho non aveva abituato. Ma comunque, miglioramenti si vedono e fino a che Eto’o segna, tutto va bene.

Esulta giustamente anche Del Neri, che ha espugnato Udine con ben quattro gol, impresa normalmente difficilissima per chiunque. La Juventus ha trovato gli acuti dei suoi migliori giocatori e l’Udinese è apparsa fin troppo molle per ostacolarla, soprattutto nella fase difensiva. La Juve di ieri a Udine è stata la migliore vista fino ad ora dall’inizio del campionato; magari non era difficile fare meglio, ma c’è comunque riuscita. Krasic e Quagliarella, oltre a Marchisio, sono sembrati gli interpreti migliori del gioco di Del Neri. Se sarà stata un’eccezione o, invece, il primo tratto del nuovo profilo juventino, lo vedremo già dal prossimo mercoledì. Ma intanto a Torino si respira e l’incubo di aver completamente sbagliato la campagna acquisti per qualche giorno viene ricacciato indietro.

La grande delusione, invece, è la Roma di Ranieri. Nessuna vittoria fino ad ora nelle gare ufficiali di campionato e coppe dall’inizio della stagione e, farsi raggiungere da un modesto Bologna dopo un doppio vantaggio, non è certo un segno di salute. Ranieri, invece di prendersela con i giornalisti (che si limitano a riportare quanto dicono i suoi giocatori, Totti per primo) dovrebbe intervenire con mano dura su alcuni giocatori, primo fra tutti Mexes, che appare assolutamente non in linea con la cifra tecnica di una squadra che ha, giustamente, ambizioni vincenti.

La situazione societaria, l’incertezza sui ruoli e le voci che si ascoltano sul futuro di alcuni dei suoi dirigenti tra i più in vista, non aumentano la serenità dell’ambiente. Ma dare la colpa a Ranieri per il ritardo di condizione in cui versano diversi giocatori (Mexes, Juan e Perrotta tra tutti) appare ingiusto. L’allenatore testaccino, professionista di valore indiscutibile, è semmai l’unico che, se supportato dalla società, può gradualmente imporre un livello di attenzione e di gioco che porti a risultati migliori.

Ancor più deludente é il Milan delle (ipotetiche) meraviglie. Il celebrato quartetto di fuoriclasse, sospinto dai media fin quasi a renderlo campione a tavolino, infatti, non riesce nemmeno a battere il Catania al Meazza riuscendo a pareggiare solo all’ultimo minuto della partita; se non fosse per il vecchio Inzaghi, tarantolato come sempre nonostante l’età non più verde, avrebbe subito un rovescio epocale. Puoi comprare Ibra, Robinho, divertirti con Ronaldinho, ma se non entra Inzaghi torni a Milanello con le ossa rotte. Si dice che il Milan di coppa e quello del campionato siano cosa completamente diversa, ma forse non è proprio così.

In Champions, infatti, il Milan ha trovato una squadra che non è certo all’apice del calcio europeo, ma che ha giocato a viso aperto; il Catania, invece, pur modesto, è squadra capace di rendere difficile giocare. Resta comunque il fatto che il chiacchierone Ibrahimovic non riesce ancora a fare la differenza. Il Milan è una squadra troppo sbilanciata: con il pallone tra i piedi, può colpire chiunque, ma quando la palla è sui piedi dei suoi avversari, i rossoneri ballano vistosamente. Il calcio, purtroppo per Allegri e Galliani, è fatto di due fasi: offensiva e difensiva. Eccellere in una e mostrare le lacune nell’altra, oltre a non produrre superiorità, spiega agli avversari come giocare.

Straordinario il successo della Lazio sulla Fiorentina nell'anticipo. Il Chievo si è fermato a Brescia. Un pari tra Parma e Genoa e tra Bari e Cagliari. La Samp, invece, nel posticipo, in due minuti alla fine della partita ha visto svanire il sogno della vetta della classifica. Hamsik e Cavani, i migliori talenti dei partenopei, sono quelli che hanno suonato la sveglia.

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