di Carlo Benedetti

I dossier che si trovano oggi sul tavolo di Putin sono lastricati d'imprevisti. In primo luogo quelli che si riferiscono al teatro mediorientale, dove la recente vittoria di Hamas in Palestina ha sconvolto (disegnando nuovi scenari) piani e rapporti di forza. Si può notare, in questo contesto, che il Cremlino - usando una terminologia d'ordine giuridico - sarebbe interessato a derubricare l'intera vicenda del conflitto Palestina-Israele, qualificandola sì come "reato" grave, ma cercando di rinviare tempi e modi di giudizio. Ma i ritmi della geopolitica impongono scelte immediate. E così Putin - immerso nelle acque stagnanti di una diplomazia mediorientale che non da segni di gran vitalità - si trova a dover fornire, nell'immediato, autonome proposte e soluzioni. Non tanto perché la Russia è pur sempre una potenza mondiale, quanto perché la situazione interna del suo Paese richiede precisi approcci. Risposte, quindi.
I "perché" sono chiari e vanno messi nel conto prima di aprire il dossier israelo-palestinese. Ricordiamo che è stato lo stesso Putin a sorprendere, in un certo senso, le diplomazie mondiali rendendo nota la decisione di portare la Russia nella Organizzazione della Conferenza Islamica e cioè in quel forum che dal 1969 comprende 75 stati con popolazione a maggioranza islamica.

di Maurizio Musolino

Le nuove immagini provenienti da Abu Ghraib e la richiesta delle Nazioni Unite di chiudere il lager di Guantanamo, riportano prepotentemente alla ribalta il tema del diritto, o meglio la violazione sistematica dei diritti da parte del Pentagono. Il risultato della commissione indipendente dell'Onu, consente al Palazzo di vetro di ritornare protagonista della scena internazionale; un fatto non scontato anche se dovuto, specie dopo le immagini trasmesse da una televisione australiana sulle torture nel carcere di Abu Ghraib e a pochi giorni dal video che ha fatto il giro delle televisioni del mondo, che riprende soldati britannici picchiare dei ragazzini iracheni. La richiesta dell'Onu agli Stati Uniti, di scarcerare o processare tutti i prigionieri detenuti a Guantanamo, è pertanto un atto coraggioso, aiutato da queste immagini, vergognose, che hanno di nuovo scosso le coscienze, spesso smemorate o addormentate, delle società occidentali che troppo velocemente si erano dimenticate, ad esempio, che il carcere di Abu Ghraib è a tutt'oggi sotto il diretto controllo degli americani.

di mazzetta

Mentre l'Amministrazione spinge il piede sull'acceleratore della guerra all'estero, in casa si appresta a portare a termine una devastazione non meno severa. Il nuovo bilancio presentato da Bush è stato definito con termini che spaziano da "fiction" a "osceno" fino a "oltraggioso" da numerosi commentatori, anche di fede repubblicana. Prevede altri - enormi - tagli sociali, sconti fiscali per i ricchi e un ulteriore innalzamento del budget militare, al quale gli USA destinano già una cifra superiore a quella di tutti gli altri paesi del mondo messi insieme.Le dichiarazioni di Bush nel discorso sullo stato dell'Unione sono state bollate come ipocrite, in particolare quelle che sembravano far intravedere una svolta "ecologica".
I provvedimenti immediatamente precedenti e successivi sono stati di segno esattamente contrario, visto che l'amministrazione ha demolito una legge che chiedeva la riduzione dei consumi per gli autoveicoli e si è battuta alla morte per trivellare le riserve naturali, mentre annuncia la costruzione di nuove centrali nucleari da vendere anche ai paesi "amici", per i quali non sono previste le accuse di voler concorrere alla proliferazione nucleare.

di Giusy Baioni

Secondo paese in Africa per dimensioni (è grande otto volte l'Italia), certamente primo quanto a ricchezza del sottosuolo e risorse strategiche, la Repubblica Democratica del Congo sta cercando la sua via per la pace.
Il Paese si sta faticosamente risollevando dopo anni di una guerra terribile e mal conosciuta, che ha fatto il maggior numero di morti al mondo dopo la seconda guerra mondiale. L'avevano ribattezzata la "prima guerra mondiale africana", per i tanti paesi coinvolti e dal '98 ad oggi si calcola abbia causato quattro milioni di vittime. Non tutti, certo, uccisi in maniera cruenta. La maggior parte sono morti di stenti, fame, malattie banalissime che la guerra aveva reso incurabili. Uno dei "danni collaterali" su cui non si riflette mai abbastanza. La guerra ha infiammato le regioni ad est del Congo, al confine con Rwanda e Uganda (nord e sud Kivu, Provincia Orientale). Oggi in queste zone permangono focolai di scontri e un'insicurezza diffusa, che ha minato la fiducia della gente ma non la sua voglia di cambiamento e ricostruzione.

di Carlo Benedetti

Gli obiettivi più "curati" dalla diplomazia russa si sono concentrati sino ad oggi, con una precisa scansione temporale, in sei grandi aree. Tutte in qualche modo riferite allo spazio ex sovietico: Europa, Cina-India, Usa, Giappone, Golfo (Iran-Iraq). Ma ora dal Cremlino è partito l'ordine di "curare" con estrema attenzione quel continente africano che, negli anni dell'Urss, era appunto al centro della diplomazia sovietica. Era l'Africa, infatti, il filo conduttore di gran parte della politica estera moscovita con una forte caratterizzazione sul piano dei rapporti stabiliti dal complesso militare-industriale.
La situazione sta cambiando poiché le presenze simultanee d'interessi russi non si limitano più a generici interventi, ma investono grandi realtà socio-economiche del continente dove una miriade d'imprese minori - nate nel clima della Russia post-sovietica - si stanno attivando, conquistando seri spazi economici. L'obiettivo è di cogliere al volo le nuove occasioni.


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