Dima Hasan è una ragazza siriana. Agronoma, interessata all’ecologia, internazionalista, lavora come educatrice. Il 5 marzo, Dima si recherà con altri coetanei all’ambasciata della Repubblica bolivariana del Venezuela a Damasco, per rendere omaggio a Hugo Chávez, che tanto lavorò contro le guerre imperialiste. Come quella che, per procura, continua a devastare la patria di Dima, dal 2011.

 

 

Dopo aver guidato il Venezuela dal 1999, Hugo Chávez morì il 5 marzo di 5 anni fa. Uno choc, per tanti nel mondo, non solo nel suo paese. Forse molti ricordano che cosa stavano facendo quando lo vennero a sapere.

 

E’ automatico accostare il presidente Chávez ad altri grandi leader che furono capi di Stato disinteressatamente utili al mondo.

 

Intanto Fidel Castro, il suo grande amico. Dai cervelli, dai cuori e dall’indicibile energia di quei due scaturì un’alleanza a prova di tutto, quella fra Cuba e Venezuela, e poco dopo un Asse pacifico che si spera torni ad allargarsi: l’Alba.

 

Poi Thomas Sankara. Non si incrociarono né poterono lavorare insieme, perché il presidente del Burkina Faso fu ucciso 38enne nel 1987, dopo soli quattro anni alla guida del paese saheliano. Ma non è un caso se, pochissimi giorni dopo la morte del presidente venezuelano, in Burkina Faso un gruppo di studenti dell’università di Ouagadougou ne lesse il messaggio indirizzato al vertice dell’Asa (America del Sud e Africa), un’altra alleanza in via di costruzione sulla quale Chávez aveva puntato. E un gruppo di burkinabè negli stessi giorni si recò sulla tomba di Sankara, ma con la bandiera venezuelana sulle spalle…

 

Che cosa dice, invece, il vivissimo Hugo Chávez all’Europa, questo continente un po’ morto, come già la definiva il peruviano Manuel Scorza ne La danza immobile?

In primo luogo, l’opera coraggiosa del presidente bolivariano contro le guerre di aggressione - il più diabolico di tutti i mali, il “crimine internazionale supremo”  - merita ricerche e approfondimenti perché potrebbe servire da modello per paesi che non siano indecenti come i nostri. Diciamo «potrebbe», e non «avrebbe potuto», perché la politica estera del Venezuela fortunatamente non è cambiata con la scomparsa del presidente invicto.

 

In secondo luogo, hanno portata universale le alleanze internazionali intessute da Hugo Chávez e la sua visione realizzata di un blocco autonomo di pace e sviluppo, per una liberazione congiunta; un modello altermondialista fondato sulla complementarietà e la solidarietà, anziché sulla competizione e sui conflitti. A quando un’Alba euromediterranea?

 

Infine, nel contesto di un capitalismo distruttivo come quello occidentale, la proposta del socialismo del XXI secolo suscita un appello: non imitate l’Occidente! E un invito: sul petrolio e sulle altre materie prime fossili, anche se finalmente diventate - grazie alla forza trainante del presidente bolivariano - carburante per un’opera di giustizia solidale, si dovrebbe fare affidamento solo por ahora, pena il caos climatico e un oceano di distruzioni.

 

La diversificazione dell’economia, del lavoro e dell’organizzazione sociale e politica, diversificazione sulla quale il  presidente Chávez  tanto insisteva, potranno costruire quell’ecosocialismo del XXI secolo in grado di offrirsi come modello a un mondo scriteriato.

 

In fondo, il mondo si divide fra chi fa le guerre e chi le contrasta. Fra chi sfrutta i popoli impoveriti e chi costruisce alleanze paritarie. Fra chi cerca di mantenere l'iniquo disordine mondiale e chi disegna i lineamenti di una nuova realtà.

 

Hugo Chávez è stato capace, insieme ai paesi dell'Alleanza Alba, di portare avanti iniziative per la prevenzione dei conflitti, costruire relazioni internazionali emancipatrici e pacifiche ben al di là del continente sudamericano, avviare la sperimentazione di un modello economico e culturale equo e sostenibile, di valenza planetaria. Studiare il suo operato è un esercizio non accademico ma di utilità operativa.

 

Come europea dissidente ritengo in particolare doveroso rendere omaggio a un politico che, pur a distanza, ho considerato il «vero presidente», soprattutto quando, invece, i leader nostrani bombardavano altri popoli, senza rischiare né missili né tribunali e in più con la fortuna di sentirsi buoni: perché quei popoli, li si uccideva per salvarli, in una moderna versione di Torquemada e dell’Inquisizione.

 

I cittadini dei paesi Nato/Golfo hanno l’enorme lusso della pace: vivono sotto un cielo fortunato dal quale piove solo acqua; i rombi sono solo quelli del tuono e i lampi sibilanti sono solo quelli dei fuochi d’artificio.

 

Chi non è mai stato circondato da morti bruciati, amputati, decapitati, senzatetto di guerra, esodi in massa, chi non ha perso un occhio o la pelle o la testa od ogni bene, chi non ha visto il suo paese sfaldarsi dovrebbe sentire tutta la responsabilità di opporsi in ogni modo alle azioni belliche  condotte all’Impero. Così fece Hugo Chávez.

 

 

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