Il probabile avvelenamento in una città inglese di un ex colonnello dei servizi segreti militari russi ha prevedibilmente inasprito questa settimana lo scontro diplomatico tra Londra e Mosca. Il 66enne Sergei Skripal e la figlia, Yulia, restano in condizioni critiche dopo essere entrati in contatto con una sostanza ancora non del tutto definita.

 

Media ufficiali e politici britannici, da parte loro, hanno già puntato il dito contro il Cremlino, nonostante non ci siano prove del coinvolgimento del governo di Putin né, tantomeno, un ragionevole motivo che abbia potuto spingere quest’ultimo ad autorizzare un’azione così clamorosa.

 

 

I due cittadini russi erano stati ritrovati privi di senso nel pomeriggio di domenica scorsa su una panchina in un parco di Salisbury, nel Wiltshire. La segnalazione del loro stato era arrivata alla polizia da una persona che conosceva entrambi. Skripal e la figlia avevano pranzato in un vicino ristorante, successivamente chiuso e sottoposto a dettagliati controlli per la ricerca di possibili tracce della sostanza in questione.

 

In un primo momento era circolata la notizia che i due russi avevano assunto fentanyl, un oppioide sintetico molto più forte dell’eroina, facendo pensare a un’overdose involontaria o a un tentativo di suicidio. Questa ipotesi era stata però smentita dal coinvolgimento nella vicenda di un agente di polizia intervenuto sul luogo dei fatti, anch’egli finito in ospedale in gravi condizioni. Mercoledì, poi, la polizia ha annunciato che la coppia è stata vittima di un attacco con un “gas nervino” e il caso è stato subito classificato come “tentato omicidio”. La sostanza sarebbe stata identificata con precisione dalle autorità, ma l’informazione non viene per il momento diffusa pubblicamente.

 

Nonostante le pochissime informazioni disponibili, soprattutto su ciò che ha provocato le condizioni in cui si trovano l’ex colonnello Skripal e la figlia, il governo di Londra ha fatto di tutto per trasformare la vicenda in poco meno che una crisi nazionale.

 

Skripal è un ex alto ufficiale della GRU, il servizio segreto militare russo, e nel 2006 era stato condannato in patria a 13 anni di carcere per avere passato informazioni segrete all’MI6, l’intelligence estera britannica. Nel 2010 era stato però rimesso in libertà nell’ambito di uno scambio di agenti segreti detenuti tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Russia. L’ex colonnello si era così trasferito in Gran Bretagna, dove ha vissuto fino ad ora.

 

Nella mattinata di mercoledì, Downing Street ha convocato una seduta straordinaria del cosiddetto “COBRA”, il comitato interministeriale che si riunisce per affrontare le emergenze nazionali. Il governo ha poi attivato le indagini dell’anti-terrorismo, anche se la polizia sembra essere tuttora alla guida del caso. Soprattutto, i ministri degli Esteri, della Difesa, degli Interni e, da ultimo, lo stesso primo ministro, Theresa May, hanno parlato pubblicamente della vicenda e quasi tutti hanno puntato il dito contro Mosca in maniera più o meno diretta.

 

Il titolare del “Foreign Office”, Boris Johnson, nel suo intervento in Parlamento ha prima assicurato che non era sua intenzione formulare accuse in assenza di prove, ma subito dopo ha tirato in ballo il governo russo, definito come una “forza maligna e distruttrice”. L’ex sindaco di Londra ha aggiunto che, se emergeranno elementi sulle responsabilità di Mosca, Londra adotterà “qualsiasi misura” sarà ritenuta necessaria. Johnson ha anche minacciato il boicottaggio inglese dei prossimi mondiali di calcio in Russia prima di essere smentito da una fonte interna al suo stesso ministero.

 

Relativamente più caute sono state le parole del ministro dell’Interno, Amber Rudd, la quale in un’intervista alla BBC non ha mai citato apertamente la Russia in relazione a quello che ha definito “un attacco molto molto serio”. L’insistenza sulla prontezza del governo a colpire i colpevoli dell’avvelenamento e l’utilizzo del termine “attività di stato” per definire il crimine commesso ai danni dei due cittadini russi ha comunque lasciato intendere una nuova escalation di minacce nei confronti di Mosca.

 

Molto più esplicito è apparso invece il ministro della Difesa, Gavin Williamson. Partendo dalla vicenda ancora quasi del tutto oscura di Skripal e della figlia, il politico conservatore si è lanciato in una tirata incoerente e assurda per dipingere la Russia coma una minaccia vitale alla Gran Bretagna. Williamson ha sostenuto che il Cremlino sta diventando “una minaccia sempre più grande”, vista la “crescente aggressività” mostrata. Per questa ragione e in seguito al recente “attacco disgustoso”, Londra dovrebbe cambiare il proprio modo di trattare con la Russia e il suo governo.

 

La stampa ufficiale, soprattutto quella allineata al governo conservatore, si è puntualmente adeguata al clima di isteria, producendo titoli sensazionalistici e tesi senza fondamento su quella che viene descritta come una sorta di campagna di assassinii lanciata da Mosca per le strade della Gran Bretagna.

 

In maniera poco sorprendente, il caso di questi giorni è stato accostato a quello che coinvolse nel 2006 l’ex agente segreto russo, Alexander Litvinenko. Residente in Gran Bretagna dal 2000, dopo che questo paese gli aveva concesso l’asilo politico, quest’ultimo era morto al termine di una lunga agonia causata da avvelenamento con polonio, una sostanza altamente radioattiva.

 

Anche la vicenda Litvinenko era stata sfruttata per creare una campagna sfrenata diretta contro il presidente russo Putin e la sua morte viene tuttora considerata dagli ambienti ufficiali britannici come responsabilità del Cremlino, nonostante un’indagine ufficiale non fosse stata in grado di individuare prove concrete del coinvolgimento di Mosca.

 

Oltre all’assenza di prove anche per quanto riguarda il caso dell’ex colonnello Skripal e della figlia, sono le possibili motivazioni dietro all’azione attribuita alla Russia e, ancor più, i possibili vantaggi o svantaggi che ne sarebbero derivati per il Cremlino a suscitare forti perplessità. Una qualche considerazione su questi aspetti è però difficile da trovare sui media e nelle dichiarazioni dei politici britannici, i quali preferiscono produrre propaganda a ciclo continuo per nascondere l’inconsistenza dei loro argomenti.

 

Già il fatto che la Russia si trovi al centro di una caccia alle streghe, messa in atto in molti paesi occidentali, compresa la Gran Bretagna, rende improbabile che Putin o membri della sua cerchia abbiano potuto fare un vero e proprio regalo ai propri rivali, autorizzando l’assassinio di due persone all’estero, in un luogo pubblico e con modalità che non sarebbero passate esattamente inosservate.

 

A meno di non attribuire al governo di Mosca un’ingenuità sconfinante nell’incompetenza, non si comprende come le reazioni che puntualmente si stanno registrando in Gran Bretagna potrebbero non essere state messe in preventivo. Oltretutto a poca distanza dalle elezioni presidenziali in Russia e alla luce dell’esperienza del caso Litvinenko.

 

Anche tralasciando queste premesse, sono svariati gli aspetti della vicenda che non hanno alcun senso. È difficile pensare, ad esempio, per quale ragione nel 2010 il governo russo avrebbe accettato di scarcerare il colonnello Skripal e scambiarlo con agenti segreti detenuti negli USA per poi assassinarlo quasi otto anni più tardi per le strade di Salisbury.

 

Alcuni commentatori hanno fatto notare come Skripal non fosse impegnato in alcuna attività politica o di propaganda in Gran Bretagna, così come, allo stesso modo, tutto quello che poteva conoscere riguardo agli ambienti dell’intelligence russi e britannici era stato con ogni probabilità da lui già rivelato ai governi di Mosca e Londra.

 

Anche il Guardian, spesso in prima linea nella campagna anti-russa, ha ammesso nei giorni scorsi che Skripal viveva in tutta tranquillità con la moglie nel Wiltshire, tenendosi lontano da Londra ed evitando apparizioni o interventi pubblici. Skripal non rappresentava cioè una minaccia per Putin, al contrario ad esempio dell’ex tecnico nucleare Igor Sutyagin. Quest’ultimo, oggi attivo oppositore di Putin in Gran Bretagna, era stato anch’egli arrestato per avere passato informazioni all’intelligence di Londra e poi graziato assieme a Skripal nel 2010.

 

La figlia dell’ex colonnello della GRU, inoltre, viveva e lavorava in Russia, da dove si recava regolarmente all’estero. Anche nel suo caso è quanto meno singolare che sia stata presa di mira mentre si trovava in un altro paese.

 

Se fosse reale e confermato l’utilizzo di un “gas nervino” per l’avvelenamento dei due cittadini russi, infine, è proprio questa modalità che suscita più di un dubbio. Uccidere in questo modo comporta infatti rivelare già di per sé un intento omicida e, vista la sostanza probabilmente non facile da reperire, anche l’appoggio o la direzione di un governo. Come se, in altre parole, i presunti killer russi avessero fatto di tutto per lasciare tracce che conducano al Cremlino.

 

Con uno scenario simile, è quindi comprensibile che da più parti in Russia si sia ipotizzata la mano proprio dei servizi segreti d’oltremanica dietro l’attacco di Salisbury. Tra gli altri, l’ex agente segreto russo Andrey Lugovoy, sospettato a Londra dell’assassinio di Litvinenko, in un’intervista a un giornale inglese ha affermato di “non potere escludere che [l’avvelenamento di Skripal e della figlia] sia un’altra provocazione dell’intelligence britannica”.

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